CRONACA

Le molte origini dell’agricoltura

800px-Fertile_CrescentCRONACA – Da decenni gli archeologi cercano di scoprire le origini dell’agricoltura. I risultati ottenuti finora indicano che la domesticazione delle piante avrebbe avuto luogo per la prima volta nelle zone occidentale e settentrionale della Mezzaluna fertile. Da una ricerca pubblicata su Science, si è scoperto ora che l’area orientale (che comprende il sudest turco, il nordest iracheno e l’Iran occidentale) avrebbe avuto un’importanza almeno uguale alle prime due. Nel sito di Chogha Golan sono infatti stati trovati resti di un gran numero di piante (cereali e legumi) progenitrici delle varietà attualmente esistenti, e usate quotidianamente dall’uomo.

Il sudovest asiatico è stato spesso visto come un’area chiave per lo sviluppo dell’agricoltura, e i ricercatori si chiedono da tempo se l’agricoltura abbia avuto origine in una sola o in più regioni della Mezzaluna fertile. Finora, benché indizi archeologici e molecolari abbiano suggerito l’esistenza di diversi centri per il processo della domesticazione delle piante, la mancanza di dati e la quasi assenza di resti di piante non hanno permesso di arrivare a una conclusione definitiva.

Ora, ricercatori dell’Università e del Centro Senckeberg di evoluzione umana e paleoambiente di Tubinga, in Germania, e del Centro iraniano di ricerca archeologica, hanno dimostrato che, oltre alle zone già note, anche le pendici dei monti Zagros in Iran, nella regione orientale della Mezzaluna, sono state un luogo fondamentale per le origini dell’agricoltura.

Le specie domesticate si sono evolute grazie alla selezione delle loro progenitrici selvatiche: ecco perché identificare le coltivazioni non ancora domesticate, o anche la selezione delle specie selvatiche, è un procedimento essenziale per trovare l’anello di congiunzione tra la raccolta dei cereali selvatici e la coltivazione delle specie domesticate, e per capire come le comunità umane siano diventate, da raccoglitrici, coltivatrici. Fino a oggi, la pre-domesticazione è stata documentata soltanto per pochi siti del Neolitico preceramico – un’epoca, cioè, caratterizzata dall’assenza di manufatti in ceramica – nelle zone ovest e nord della Mezzaluna, mentre il ruolo della regione est è rimasto ambiguo.

Nel 2009 e nel 2010, gli archeologi Nicholas Conard e Mohsen Zeidi hanno condotto gli scavi nel sito di Chogha Golan. I due hanno documentato una successione di otto metri di spessore di depositi risalenti esclusivamente al Neolitico preceramico, e che coprono un intervallo di tempo compreso tra gli 11700 e i 9800 anni fa. Gli scavi hanno rivelato un quantità notevole di resti architettonici, oggetti in pietra e in osso, raffigurazioni di esseri umani e animali, e – probabilmente la scoperta di maggiore interesse – il più ricco deposito di resti di piante carbonizzate mai trovato per quest’epoca archeologica nel Vicino Oriente.

Simone Riehl, direttore del laboratorio di archeobotanica a Tubinga, ha analizzato oltre 30.000 resti di piante di 75 tipi diversi provenienti da Chogha Golan, e i risultati supportano la tesi di un’origine multipla origini dell’agricoltura nel Vicino Oriente, piuttosto che in una singola area. I resti trovati suggeriscono anche che gruppi sociali piuttosto grandi abbiano vissuto nel sito iraniano in condizioni economiche relativamente stabili e per molto tempo. Al confronto con l’arco di tempo durante il quale Chogha Golan è stato colonizzato da gruppi umani, i resti scoperti in altri siti preceramici coprono per periodi molto più brevi, il che rende il sito iraniano di valore particolarmente elevato per il tentativo di ricostruire lo sviluppo delle nuove modalità di sostentamento umane.

Le specie più numerose trovate a Chogha Golan sono orzo selvatico, erba delle capre e lenticchie, tutte antenate delle varietà contemporanee. Queste e molte altre specie sono presente in gran numero a partire dal più profondo dei depositi, risalente alla fine dell’ultima era glaciale, circa 11.700 anni fa. In un altro strato, risalente a 9.800 anni fa, è stato invece trovato del farro domesticato. Specie di grano selvatico sono presenti, nello strato più antico del sito, soltanto per il 10% del totale dei resti; tuttavia, nella zona risalente agli ultimi 300 anni, la percentuale sale a più del 20%, a testimonianza della diffusione e della diversificazione di questo cereale nel tempo.

In un periodo di due millenni, l’economia del sito si sarebbe diretta gradualmente verso le specie domesticate, che avrebbero formato la base economica della crescita della vita del villaggio e delle successive civiltà del Vicino Oriente. Le diverse specie di cereali e legumi trovate, insieme agli animali domestici, accompagnarono in seguito i coltivatori durante le loro migrazioni in Eurasia occidentale, sostituendo pian piano le società locali di cacciatori-raccoglitori.

Maggiori informazioni qui.

Crediti immagine: Sémhur, Wikimedia Commons

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