mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Due o tre cose che so di lei

EVENTI – Elizabeth Phelps, della New York City University, sarà alla Scuola estiva di neuroscienze sociali cognitive, organizzata dalla SISSA dal 15 al 28 luglio. Venerdì 19 alle 16, nell’aula magna di via Bonomea 265, farà una conferenza intitolata “Neuroscienze del razzismo”, aperta a tutti. Evviva.

Parteciperà anche la ministra per l’integrazione Cécile Kyenge. Per via del razzismo di certi politici, interviene in pubblico un giorno sì e l’altro pure, Liz Phelps no. Se siete dalle parti di Trieste, vale la pena salire fino alla SISSA per sentirla parlare delle proprie ricerche (e il panorama non è male). Dirige un laboratorio che studia i rapporti tra emozioni, memoria e decisioni, e che è stato il primo a condurre esperimenti sulla rappresentazione, in alcune aree del cervello, dei pregiudizi razziali, espliciti o meno.

In una disciplina spesso criticata per l’assenza di replicabilità, le correlazioni azzardate o le interpretazioni fantasiose del neuro-imaging, il Phelps Lab conserva un’ottima reputazione da quando, nel 2000, è uscito il famoso articolo che associa l’ostilità esplicita o meno a una paura preconcetta e all’amigdala,“Performance on Indirect Measures of Race Evaluation Predicts Amygdala Activation”.

Negli Stati Uniti, come altrove, i risultati sono spesso fraintesi dai media e utilizzati per rafforzare o legittimare – in modo esplicito o meno – pregiudizi sociali. Liz Phelps si occupa anche di divulgarli senza semplificarli, sorvolare sulle incertezze o cadere nel politically correct.  Un anno fa, un’altra sua pubblicazione ha fatto parecchio discutere. In un’intervista a Nature che ne riassume molte altre, diceva

la maggior parte dei bianchi americani che abbiamo studiato mostrano una preferenza implicita per il proprio gruppo. Non hanno cattive intenzioni, ma poiché hanno molte volte associato i neri con la delinquenza, per esempio, le loro decisioni sono intrise di queste associazioni, che le credano corrette o meno.

Nemmeno sapere che si tratta di generalizzazioni infondate cambia le decisioni. Si è visto la settimana scorsa quando una giuria composta da cinque donne bianche e una di origine latino-americana hanno assolto il vigilante George Zimmerman che aveva ucciso Travyon Martin:

 Il pregiudizio razziale involontario è evidente in ogni tappa dei procedimenti legali. Nonostante vogliano essere ugualmente giuste, le sentenze che riguardano gli afro-americani sono molto diverse.

Vorrei che i lettori si chiedessero cosa succede a un nero che uccide un bianco. Se Travyon Martin fosse stato bianco, sarebbe stato ucciso?

Liz Phelps è anche nota all’opinione pubblica americana per denunciare gli studi di neuroscienze più mediatici che accurati. Nel 2007, alcuni ricercatori descrivevano in un editoriale del New York Times una “ricerca” secondo la quale l’attività dell’amigdala di elettori indecisi che guardavano le foto dei candidati alla Casa Bianca, faceva capire per chi avrebbero votato. Le loro scelte politiche inconsce, insomma. Con altri colleghi rigorosi, Liz Phelps scrisse una critica, breve e profetica: un anno dopo, i risultati elettorali smentivano le previsioni dei presunti esperti di neuropolitica.

Credito immagine: Phelps Lab, NYU

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