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11 miliardi di persone

StampaCRONACA – Quanti saremo nel 2100? Quasi 11 miliardi di persone, secondo le ultime stime dell’Onu sulla crescita della popolazione mondiale. Dagli attuali 7,2 miliardi passeremo a 8,1 nel 2025, 9,6 nel 2050 e infine 10,9 nel 2100. Previsioni riviste al rialzo, rispetto a quelle del 2011, che si fermavano a 10,1 miliardi di persone.

A trainare la crescita della popolazione è soprattutto l’Africa che, in meno di 100 anni, vedrà quadruplicare la popolazione attuale che passerà da 1 a 4,2 miliardi. L’exploit maggiore sarà in Nigeria, dove gli abitanti aumenteranno dagli attuali 184 milioni a 914. Entro il 2100, anche altri Paesi africani (Tanzania, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Uganda, Nigeria) avranno una popolazione superiore ai 200 milioni di persone.

In Europa, invece, si assisterà a un lento declino della popolazione. Situazione simile anche nel nostro Paese, dove la crescita zero causerà la perdita, entro il 2100, di ben 6 milioni di abitanti. Un calo della popolazione è previsto anche in Cina, che dopo aver raggiunto 1,5 miliardi di abitanti nel 2030, scenderà a 1,1 nel 2100.

Come sottolinea Wu Hongbo, il sottosegretario generale Onu per gli Affari Economici e Sociali, questo nuovo rapporto “ci ricorda che alcuni Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa stanno crescendo rapidamente” nonostante, a livello globale, la crescita della popolazione abbia subito un rallentamento.

3 Commenti

  1. ma possibile che nessuno si accorge che siamo ormai nel tardo impero, siamo alla fine della civiltà occidentale.
    I dati dell’articolo dicono che nel 2100 ci saranno 6 mil. di italiani in meno. Ciò vuol dire che, visto che non ci saranno certo milioni di case abbandonate, ci saranno almeno 6 mil. di extracomunitari che, aggiunti ai 6 mil. attuali, faranno in totale circa 12 mil.
    Nella molto probabile ipotesi che questi 12 milioni di ospiti siano musulmani……. e visto che ormai l’islam radicale è quello che domina in quei paesi….. S.Pietro, molto probabilmente, farà la fine dei Buddha Afgani e così tutte le meraviglie che abbiamo costruito in 2000 anni e che invece per i Talebani sono opera del diavolo.
    E allora cosa dobbiamo fare?Assolutamente niente: le nostre donne sono state convinte dalla nostra decadente civiltà che fare un figlio è già troppo, mentre nei paesi arabi si assiste a una spietata campagna per convincere le donne a partorire quanto più possibile.
    Ora, ovviamente, ognuno è padrone di fare la politica che vuole nel proprio paese ma qui stiamo parlando dell’Italia e dell’Europa, il gioiello della cultura mondiale, la culla del sapere e della civiltà e possibile che per la cecità e la assoluta mancanza di lungimiranza di gente come la ns. presidente della camera ci si debba rassegnare a questa tragedia epocale?
    Io, per mia fortuna, non ci sarò ma ogni volta che vedo miei nipoti mi viene da piangere.
    E questi continuano con gli slogan….. sempre i soliti slogan pieni di ideologia e assolutamente vuoti di idee…..
    chiacchiere che fanno finta di non vedere i numeri che, invece, sono l’unica vera realtà dell’esistenza.
    che casino…
    Mauro Marchionni

  2. […] Un’infografica di OggiScienza ci mostra in maniera diretta le stime ONU sulla popolazione mondiale nel 2100: dagli attuali 7,2 miliardi passeremo a 10,9 miliardi. Normalmente la crescita della popolazione fa venire in mente le previsioni catastrofiche di Malthus, eppure se nel 1800 sulla Terra abitavano un miliardo di individui, oggi che siamo sette volte tanto non sembra ancora giunta l’apocalisse, anzi — sebbene con squilibri evidenti — il cibo disponibile sembra aumentare. Gran parte del merito lo dobbiamo alle migliorie tecnologiche e alle continue scoperte legate all’agricoltura, conservazione e trasformazione del cibo. In Italia tra il 1922 e il 1933 si passò da una produzione di 44 milioni di quintali di grano ad una di 80 milioni, a parità di superficie coltivata. Come è stato possibile? Grazie agli studi del marchigiano Nazareno Strampelli che con continui incroci migliorò la produttività del grano tenero, infatti a lui dobbiamo la nascita della celebre cultivar di frumento Senatore Cappelli, più resistente, produttiva e saporita. Oggi al nome Senatore Cappelli associamo idee di italianità, di “naturalezza”, Slow Food, senza pensare (forse) che tale grano è nato con studio, tecnica, esperimenti: insomma scienza. Ma questa è un’altra storia. Torniamo alla produzione di cibo. […]

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