mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAULISSE

Dimagrire mangiando, un verme può

CelegansGoldsteinLabUNCCRONACA – Dimagrire mangiando: il sogno proibito di ogni donna diventa realtà nei nematodi. È nello specifico la specie Caenorhabditis elegans a vantare quest’invidiabile capacità, come hanno scoperto i ricercatori del The Scripps Research Institute (Tsri). Potrebbero esserci meccanismi simili anche negli esseri umani, o in altri mammiferi? Gli scienziati pensano di sì.

Come spiega lo studio pubblicato su Cell Metabolism, si tratta di un circuito di segnalazione che parte dal cervello, e permette ai nematodi di perdere peso indipendentemente dalla quantità di cibo che ingeriscono. Il merito va alla serotonina e all’octopamina, ovvero la particolare versione dell’adrenalina presente in questi animali: una scoperta che ha stupito i ricercatori, poiché i due neurotrasmettitori normalmente compromettono le reciproche funzioni.

Proprio intervenendo su questi meccanismi il team di ricerca ha potuto osservare la perdita di peso nei nematodi, che grazie all’aspettativa di vita breve e a un sistema nervoso ben caratterizzato sono specie molto adatte agli studi di laboratorio e alla manipolazione genetica: il team di Srinivasan ha infatti bloccato in questi animali l’attività di alcuni geni, per identificare gli elementi chiave coinvolti nel processo di perdita di peso. La rete neurale che manda il segnale al corpo include un set di neuroni serotonina-sensibili chiamati URX, che hanno accesso al sistema circolatorio del verme e rilasciano una particolare molecola segnale. A valle di questo segnale si ha un potenziamento nella produzione di un enzima chiave dell’intestino del verme, la lipasi ATGL-1. Questo enzima, presente anche nei mammiferi in una forma differente, taglia le molecole grasse in modo da portarle a decomporsi metabolicamente. In futuro, Srinivasan e i colleghi mirano a identificare il segnale molecolare che intensifica la produzione di ATGL-1, per comprendere meglio la rete serotonina-octopamina e mappare il processo di perdita di peso anche in organismi più vicini agli esseri umani, come i topi.

Gli effetti per così dire “dimagranti” che derivano dal potenziamento del circuito della serotonina non sono una novità, ma da questo nuovo studio è emerso come un risultato ancora più potente si abbia quando viene coinvolto anche il metabolismo dell’adrenalina. Come spiega Supriya Srinivasan, che ha guidato la ricerca, la segnalazione che coinvolge la serotonina può essere aumentata artificialmente, tramite modifiche mirate nella dieta e per effetto dei medicinali antidepressivi. Finora, infatti, gli scienziati pensavano che il dimagrimento fosse una conseguenza della perdita di appetito causata dalle medicine. Invece, conclude Srinivasan, l’aumento o la diminuzione del cibo che viene mangiato e il conseguente acquisto di peso sono dovuti a vie metaboliche del tutto indipendenti.

Crediti immagine: Bob Goldstein, UNC Chapel Hill, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

9 Commenti

  1. Il sogno proibito donna? perché cadere in un luogo comune tanto scontato quanto probabilmente infondato? e soprattutto indice di una cultura maschilista onnipresente!

  2. Voleva essere una considerazione simpatica, sono una sostenitrice del mens sana in corpore sano e penso non sia un luogo comune ma una grande verità il fatto che molte donne (come molti uomini) vorrebbero godersi i piaceri della tavola senza il pensiero delle conseguenze, non solo in termini di peso chiaramente. Credo che il miglior modo per fomentare questioni di genere e maschilismo sia proprio volerle vedere in ogni dove: usiamo talmente tanti luoghi comuni nella quotidianità che non vedo il motivo di renderli una problematica. Detto ciò, non voleva essere nulla d’offensivo, visto anche che sono una donna e il fatto di voler mangiare bene e mantenermi anche in forma non credo mi renda uno stereotipo negativo. Spero che ora sia più chiaro ciò che intendevo 🙂

  3. Sono convinta della tua buona fede, Eleonora, ma anch’io penso che quella frase fosse molto infelice. Sono piuttosto certa che non avresti scritto “Fare sesso senza beccarsi l’AIDS: il sogno proibito di ogni gay diventa realtà”, né “Lavorare di meno con lo stesso stipendio, il desiderio nascosto di ogni meridionale”, né tanto meno “Fare un buon affare senza sborsare una lira? Finalmente si realizza il sogno di ogni ebreo!”. Eppure è una grande verità che molti omosessuali (come molti eterosessuali) vorrebbero godersi il sesso senza ammalarsi, e anche lavorare meno e risparmiare non sono certo brutte cose. Il problema, a mio avviso, è che nel momento in cui desideri e atteggiamenti comuni e innocui vengono attribuiti a una categoria precisa, si accetta in qualche modo lo stereotipo e si contribuisce a rafforzarlo. Non so, immagino che anche tu saresti inorridita se leggessi nell’incipit di un articolo di scienza che l’aspirazione segreta di ogni donna è di fare otto figli, pulire i vetri di casa e rendere contento il proprio marito… Questi commenti, forse, li lascerei ad altre sedi.
    In tutto ciò, non riuscirò mai a capire perché molte persone, che pur immagino sensibili al modo in cui si parla di altre categorie colpite da stereotipi, smettano di preoccuparsi della cosa quando si parla di donne. Oh, incredibile, non finirà mai di stupirmi questa cosa.

  4. Dunque, non sento calzanti i paragoni perché kg in più, stipendi più o meno dignitosi e Aids non li metterei esattamente nello stesso insieme. Detto ciò, con tutta l’umiltà possibile di certo hai ragione sul fatto che la mia possa essere interpretata come una mancanza di sensibilità da chi si sente più colpita dalle “questioni di genere”; tuttavia, come dicevo sopra, non sento mie molte delle polemiche al riguardo che spesso leggo, perché ho l’impressione che le si cerchi anche dove non ci sono (questo è il caso). Oltretutto, credo che la volontà di godersi i piaceri della vita, vedi cibo, e al contempo sentirsi in salute e a posto con il proprio corpo, accomuni la donna con otto figli a quella che pulisce i vetri di casa, come a quella che rende conto al marito e alla signora single e in carriera. E che non ci sia nulla di male, anzi, semplicemente di questi tempi la maggior parte delle donne si sente colpita nel vivo anche da banalità sulle quali un tempo avrebbe scherzato, condizionata dalla società. Ancora una volta, me ne dispiaccio e scuso se è stata colta come mancanza di sensibilità: non era intesa in questo modo, ovviamente, però penso che le problematiche di genere siano altre. Spero, nuovamente, d’essere stata chiara, perché non saprei come altro spiegarmi; tuttavia credo che il punto fosse proprio il fatto che, in qualsiasi modo io possa girare la faccenda, non mi ritrovo affatto in molte polemiche di genere, alcune delle quali diventano vittimismo e occasione per sfogare la frustrazione (giustificatissima) piuttosto che vere e proprie “lotte” per migliorare la condizione. E se la risposta sarà “è da queste piccole cose che si inizia”, beh, no, io non sono d’accordo. Il tutto nella massima tranquillità possibile, visto che chiaramente non volevo scatenare polemiche intorno ai nematodi 🙂

  5. Guarda Eleonora, gli stereotipi sono nascosti ovunque e usare la parole (come facciamo noi nel nostro mestiere) richiede un’attenzione continua per evitare di rafforzare proprio quelle cose (pensieri, abitudini, culture…) in cui noi non solo non crediamo ma cerchiamo di combattere. Io non uso mai la parola “battezzare” perché ha una connotazione religiosa che sicuramente non è condivisa da molti (me per prima), mai la parola “conquista” perché ha una connotazione bellica e diventa quantomai stupida se si affianca a “spazio”… la conquista dello spazio: ma quale conquista! Non uso mai la parola “verità”. Per quanto riguarda le questioni di genere, tutto ciò che sottointende che le donne debbano essere gradevoli, adeguarsi a un modello di bellezza stabilito da altri, che prevede delle categorie di cose da femmine e da maschi ecc. io lo evito. Non dico mai “uomo” per intendere “essere umano”, mai. Quindi il sogno proibito di ogni donna (dimagrire!) rappresenta l’immagine di una donna berlusconiana assoggettata al piacere (di dubbio gusto) di uomini arroganti. Io non ci sto. E lo voglio dire. Le parole sono lì per questo, per dire quello che pensiamo, crediamo, sentiamo…

  6. Ovviamente mi è chiaro quello che intendete entrambe, spero lo sia stata altrettanto la mia spiegazione. Per quanto affidato a una frase “scherzosa” il messaggio di forma fisica che intendevo non era quello del modello di bellezza prestabilito da altri, quanto un sentirsi bene con sé stesse senza doversi privare del buon cibo. Quello che sfugge a me, e onestamente trovo sia uno spunto di riflessione, sia il perché determinati argomenti siano stati categoricamente etichettati come appartenenti a stereotipo negativo: perché la donna che vuole tenersi in forma dev’essere automaticamente berlusconiana (non è forse questo un altro stereotipo?) e “assoggettata al piacere altrui”? Non è forse anche -principalmente- proprio il piacere di piacersi?

    Siamo diventate talmente ipersensibili alle questioni di genere che appena è una donna, nell’ambito della scienza ad esempio, a raggiungere un traguardo, subito viene dipinto dalle altre donne come una cosa straordinaria. E non perché lo sia in quanto tale, senza nulla togliere ai traguardi di nessuno, ma poiché è stato raggiunto da una donna. Non è forse questo tipo di atteggiamento a peggiorare le questioni di genere, il continuo calcare su “eh ma le donne”, come se ogni cosa fosse per noi più difficile, come se ogni attenzione fosse volta al farci apprezzare dagli uomini? Scriveva Oriana Fallaci “Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”. Insistendo su tutti gli aspetti di genere, a mia modesta opinione, non facciamo che rendere noi stesse sempre più una fauna speciale.

    Chiaramente accetto e faccio mia l’osservazione, più che corretta, considerata anche la mia scarsa esperienza. Certamente ho da riflettere maggiormente sulle parole, comprese piccole attenzioni che spontaneamente magari non avrei, quindi grazie! Un ultima cosa che, esplicativa secondo me, faccio notare, è proprio sulla pagina Facebook di OggiScienza: un articolo postato ottiene mediamente entro la decina di like. Il pezzo sull’ “Ada Lovelace day” dedicato a tutte le donne che hanno dato contributi significativi alla scienza, ne ha avuti 38. Ci pensavo stamattina, mi sembrava interessante perché oggettivamente è l’esempio di quello che ho scritto nel paragrafo precedente.

  7. Che splendida tempesta nel classico bicchiere d’acqua…e come sono permalosette le femminucce al riguardo al proprio peso e dintorni…magari le medesime che non lesinano delle grasse risate ad uno qualsiasi dei monologhi della Litizzetto dove i maschietti sono descritti come decerebrati, poco avvezzi all’igiene personale e preoccupati unicamente sia della propria squadra di calcio che delle dimensioni del proprio pene…e nonostante ciò (il florilegio di luoghi comuni dico) per fortuna la cara Litizzetto diverte tanto anche noi maschietti :-))))

  8. Tremate, le streghe son tornate.
    Non voglio essere trattata come un panda, le donne non sono una specie in via d’estinzione.
    Mi offende di più che venga sottolineato il fatto che sono una donna ogni volta che faccio qualcosa di positivo di una battuta “leggera” capace di ridere di quello che, non mi vergogno a dirlo, è un luogo comune che mi riguarda.
    Da qui a dire che mi connota come Berlusconiana (doppia connotazione, peraltro, perché detta pure in senso negativo) e assoggettata al piacere degli uomini (inutile giro di parole) ce ne passa parecchio.
    Facciamoci una risata e conserviamo l’indignazione per le cose serie.

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