CRONACAULISSE

Controllare il tempo: un nuovo orologio biologico

IMG_3311CRONACA – Che cos’è che ci fa invecchiare? Invecchiamo tutti allo stesso modo? Le nostre cellule percepiscono il tempo in maniera uguale? È infine possibile fermare l’invecchiamento dei tessuti?

È a questa serie di domande che potrebbe, con il tempo, rispondere la nuova scoperta del gruppo di ricerca dell’Università della California UCLA guidato da Steve Horvath. I ricercatori sono riusciti a sviluppare un sistema in grado di predire l’età della maggior parte di tessuti e cellule umani sfruttando il processo della metilazione del DNA. Attraverso l’analisi di 121 banche dati ottenute da precedenti studi che si son occupati di metilazione del DNA sia in individui sani sia in persone affette da cancro. 
Per quanto riguarda i primi  i ricercatori della UCLA hanno lavorato su 8000 campioni che comprendevano 51 tessuti sani, trovando che l’età biologica di tessuti e cellule legata alla metilazione del DNA è prossima a zero sia per le cellule embrionali sia per le cellule pluripotenti indotte (ovvero quelle cellule adulte che sono state fatte regredire ad uno stato che rassomiglia quello staminale  embrionale). Le pluripotenti indotte quindi sono dal punto di vista dell’età biologica assolutamente equivalenti alle cellule embrionali; è quindi possibile per gli scienziati, in linea teorica, azzerare l’orologio cellulare portando le cellule ad uno stato di pluripotenti indotte.

Il gruppo di ricerca ha poi analizzato 6000 campioni di tessuti affetti da 20 tipi di cancro: mediamente il tessuto malato è 36 anni più vecchio. Per questo motivo, forse, l’età è un fattore primario di rischio per i tumori in entrambi i sessi. Fra i tumori un caso particolare si è rivelato essere quello al seno; i tessuti della mammella sani che si trovano attorno a quelli affetti da cancro sono in media 12 anni più vecchi del resto del corpo. Tuttavia anche negli individui sani il tessuto del seno è risultato essere di 2-3 anni più vecchio rispetto agli altri. È quindi chiaro che il tessuto del seno invecchia più velocemente del resto del corpo, spiegando forse perché questo tipo di tumore è il più frequente tra le donne.

Dallo studio dei campioni prelevati dai tessuti sani si è infine passati a selezionare 353 marker che sono presenti in tutto il corpo e cambiano con l’età; si tratta di siti CpG (regioni del DNA dove citosina e guanina sono separate da un gruppo fosfato), la cui metilazione può portare al silenziamento dei geni interessati, come ad esempio nel caso del silenziamento dei geni oncorepressori. Questi marker sono poi stati testati confrontando l’età biologica di un tessuto da loro predetta e l’età cronologica, risultando sempre accurati per tutti i tipi di tessuto.
Secondo Steve Horvath, che ha diretto il gruppo di ricerca, il prossimo passo sarà cercare di capire se la metilazione del DNA sia o meno la causa dell’invecchiamento di tessuti e cellule  per definire se  e come sia possibile azzerare o fermare questo “orologio biologico” e, chissà, forse anche smettere di invecchiare.

Crediti immagine: Lisa Zillio

Chiara Forin
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