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La scienza amministrata

599px-CourtGavelPOLITICA – Il TAR del Lazio ha recentemente espresso una sentenza sulla vicenda Stamina cha ha fatto molto discutere tra la comunità scientifica e non solo: ha infatti annullato la nomina del Comitato Scientifico Ministeriale che era stato chiamato a esprimere un’opinione sul protocollo di Davide Vannoni.
Come ha scritto Marco Cattaneo in un intervento sul suo blog la sentenza è alquanto strana perchè “sembra che si riferisca al giudizio del Comitato come se questo avesse dovuto esprimersi su faccende giudiziarie, oppure politiche, non su questioni tecniche … Il Comitato ministeriale non era chiamato a dare un’opinione su una materia in qualche modo scivolosa. Era chiamato a esprimere un giudizio tecnico su una materia in cui le opinioni non hanno cittadinanza”.Possono esserci opinioni diverse nell’ambito scientifico? Si. Ma decisioni in ambito pubblico possono essere prese sulla base di opinioni non scientificamente confermate? No. Eppure è quello che è accaduto con la vicenda Stamina e le molte sentenze dei tribunali che hanno obbligato gli Spedali Civili di Brescia a somministrare il trattamento ai pazienti che avevano fatto ricorso. Tuttavia questo singolare procedere non è iniziato con Stamina  ma ha purtroppo numerosi precedenti.

Restando nell’ambito medico, il metodo Stamina ha un antenato tristemente molto noto: la terapia Di Bella.
Dichiarata nel 1996 “priva di validità scientifica” dalla Commissione Oncologica nazionale già nel dicembre ’97 un giudice ordina all’Azienda Sanitaria locale (siamo a Maglie, in Puglia) di fornire gratuitamente ad un paziente i farmaci per seguire la cura Di Bella.
Come per Stamina anche la cura Di Bella raggiunse la sperimentazione nel 1998, che fu fatta partire dal Ministero della Salute a causa “dell’allarme sociale che la vicenda stava causando” e non per motivazioni scientifiche. La sperimentazione si concluse con l’affermazione da parte del comitato di controllo che il metodo Di Bella non avesse “attività clinica sufficiente per giustificare ulteriori indagini”. Insomma, una seconda bocciatura. Nel frattempo, dopo la magistratura, la politica era ormai entrata a piede libero nella gestione del caso Di Bella, con uno dei suoi maggiori esponenti: l’allora Ministro della Sanità Storace.

Dopo il parere negativo della Commissione Oncologica, della sperimentazione e dell’Istituto Superiore di Sanità il Ministro Storace il 5 maggio 2005 chiede un parere al Consiglio Superiore di Sanità riguardo la sua proposta di portare in fascia A, ovvero quella dei farmaci rimborsabili, i medicinali utilizzati nel multitrattamento di Bella e di far partire una seconda sperimentazione. Fortunatamente queste proposte vennero bocciate.

Tuttavia c’è ancora qualche Tribunale che considera il metodo Di Bella al pari delle cure scientificamente riconosciute; anzi, secondo il Tribunale di Lecce, il metodo in questione potrebbe anche essere meglio delle cure note. Il primo febbraio di quest’anno, infatti, il Tribunale di Lecce ha imposto all’Azienda Sanitaria di rimborsare le spese sostenute, venticinquemila euro, per aver seguito la terapia Di Bella affermando come questa “oltre che notevoli benefici di tipo soggettivo, ha prodotto anche un miglioramento obiettivo e iconografico”. Oltre al danno per l’Azienda Ospedaliera, anche l’assurda situazione di dover rimborsare un trattamento che il Sistema Sanitario Nazionale ha considerato inesistente dal punto di vista medico. A questa decisione giuridica ha fatto seguito addirittura un disegno di legge della Regione Sicilia che tratta di “Misure a sostegno di pazienti oncologici e delle loro famiglie”; e fin qui niente di sbagliato. Ma poi, al suo interno, si legge che: “al fine di assicurare il sostegno economico ai pazienti oncologici in trattamento con il Metodo Di Bella residenti nel territorio della Regione e che versino in condizioni di disagio economico, tenuto conto anche del reddito dei familiari conviventi, è stanziata nel bilancio della Regione, esercizio finanziario 2013, la somma di euro 5 milioni”. Ma c’è chi cerca invece di mettere le cose in chiaro, come ha fatto la Commissione Regionale per il Prontuario terapeutico, che ha pubblicato un suo parere, decisamente contrario, sulla proposta di legge che di fatto l’ha scavalcata nelle sue mansioni di approvare l’introduzione e  il rimborso di nuove terapie farmacologiche nella Regione Sicilia.

Stamina e Di Bella sono due trattamenti che, secondo i loro promotori, sarebbero in grado di curare alcune tra le patologie più gravi; tuttavia non sono le uniche vicende che hanno visto un tribunale prendere decisioni in materia medica e scientifica. Nel 2012 il Tribunale di Rimini infatti ha fatto cadere dalle sedie dei propri uffici molti medici e ricercatori affermando per la prima volta l’esistenza di una correlazione causa-effetto tra il vaccino trivalente e l’autismo. La sentenza pare essersi basata sul rinomato, per ragioni sbagliate, articolo di Andrew Wakefield, ormai radiato anche dall’ordine dei medici proprio per “frode deliberata” portata avanti con la sua pubblicazione, ampiamente smentita. Nonostante questo il giudice del Tribunale romagnolo ha condannato il Ministero della Salute a risarcire la famiglia poiché il disturbo autistico del bambino è riconducibile con “ragionevole probabilità scientifica”, citando le parole della sentenza, alla somministrazione del vaccino.

Ma anche al di fuori dell’ambito della salute ci sono stati casi di decisioni alquanto singolari prese da organismi non scientifici su tematiche invece prettamente legate alla scienza. Una di queste è sicuramente quella legata agli OGM, gli organismi geneticamente modificati, e in particolare quelli prodotti in campo agroalimentare. Nel luglio del 2013 infatti la Camera dei Deputati italiana ha approvato con nessun voto contrario un decreto per vietare la coltivazione di OGM in Italia in modo che, come ha affermato il Ministro De Girolamo, le “nostre coltivazioni restino sane e pulite”. Più recentemente durante l’Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali è stato approvato un ordine del giorno contenente fra l’altro una proposta per “un’Italia libera da OGM” che, in concreto, si propone di vietare qualsiasi tipo di coltivazione di organismi geneticamente modificati utilizzando termini come emergenza OGM. La risposta della comunità scientifica è stata pronta, ma forse inascoltata. In una lettera inviata alle cariche politiche pertinenti e pubblicata anche su Le Scienze sono stati espressi i dubbi di ricercatori e scienziati sulla proposta della Conferenza dei Presidenti delle assemblee regionali. Quello che i firmatari chiedono è solamente di essere ascoltati e di dare la giusta attenzione ai numerosi documenti che già sono stati scritti sull’importanza degli OGM nell’agricoltura italiana e non, poichè è necessario “conoscere per legiferare”.

Crediti immagine: Jonathunder, Wikimedia Commons

Chiara Forin
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