domenica, Settembre 27, 2020
SCOPERTE

Audio-dimenticanze

Confucius_02SCOPERTE – Diceva Confucio: “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, e 2492 anni dopo l’Università dell’Iowa ha dimostrato scientificamente che Confucio aveva proprio ragione! La nostra mente processa e immagazzina memoria in maniera differente per quanto riguarda le esperienze sensoriali, visive e uditive e le ultime sono quelle più reticenti a fissarsi.

Un velo di esperienza comune in questo momento starà avvolgendo tutti noi che in silenzio proviamo uno strano sollievo al pensiero “ah, ecco perché quando qualcuno si presenta non ricordo mai il nome”. Ed è vero, secondo i ricercatori della Iowa University guidati da James Bigelow. L’esperimento, che ha portato alla pubblicazione dell’articolo su PLoS One, ha visto 100 studenti alle prese con differenti tipi di stimoli: visuali, tattili e uditivi. Alla richiesta di richiamarli alla memoria, quelli uditivi sono stati gli ultimi ad essere rintracciati. Questo dimostra che i percorsi seguiti dal cervello per archiviare memoria variano in funzione dello stimolo. Non solo, lo studio ha dimostrato inoltre che la nostra capacità di ricordare cose viste è simile a quella di ricordare cose toccate. Detta così niente che ci stupisca particolarmente, ma il fatto interessante invece è che esperimenti analoghi, effettuati su scimmie e scimpanzè, hanno portato alle stesse conclusioni e, simili a noi, anche loro dimenticano facilmente il sentito. Secondo i ricercatori quindi, la nostra difficoltà nella memorizzazione sonora potrebbe avere le sue radici nella storia evolutiva dei primati.

Sebbene non particolarmente nuovo – è una di quelle assunzioni che diamo per scontate anche senza giustificazioni – lo studio fornisce importanti basi di conferma per la strutturazione di percorsi educativi . Come l’esperienza informale insegna, se si vuole far breccia nella memoria degli studenti bisogna associare diversi tipi di stimoli; non basta infatti la voce, per quanto accattivante, del docente ma bisogna trovare il modo di associare a questa immagini o esperienze che permettano di “cementare” il ricordo trasformandolo in comprensione.

Crediti immagine: pubblico dominio, Wikimedia Commons

5 Comments

  1. Anche se non so quanto sia inerente, il «se vedo ricordo» richiama “Ricordo di Marie A.” di Goethe a cui il ricordo della visione di una nube «molto bianca» è funzionale a richiamare alla sua mente un bacio dato in settembre altrimenti scordato.
    Senza contare, poi, che per Galeano il ricordo è tanto importante da porre in esergo al suo “Il libro degli abbracci”: «Ricordare: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore».

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Anna Sustersic
Mi occupo di comunicazione scientifica legata principalmente a temi di conservazione della natura e attualmente collaboro in Tanzania con PAMS Foundation sviluppando un progetto dedicato all’uso della comunicazione per la promozione della coesistenza fra uomo a fauna selvatica. Dopo il dottorato in Scienze ambientali, ho ho conseguito un master in comunicazione della scienza presso la SISSA di Trieste con una tesi sulla sensibilizzazione dei giovani alle tematiche scientifiche. Ho lavorato come educatore ambientale presso diverse aree protette. Successivamente mi sono interessata alla scrittura come mezzo per la divulgazione scientifica legata a temi naturalistici/conservazionistici. In quest’ambito sono stata collaboratrice e consulente presso musei scientifici, testate giornalistiche nazionali e internazionali, aree protette, case editrici scolastiche e Istituzioni trattando temi legati alla natura e alla sua tutela. Ho scritto diversi libri e guide per sensibilizzare e divulgare temi legati all’ambiente e la sua tutela: "L’anima Perduta delle Montagne" (Idea Montagna – 2019) e, con Filippo Zibordi, "Sulla Via dell’orso. Un racconto Trentino di uomini e natura" (Idea Montagna, 2016) e "Parco Adamello Brenta – Geopark" (PNAB – 2018).
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