mercoledì, Dicembre 19, 2018
WHAAAT?

Muggire in compagnia per imparare più in fretta

6777539961_e0b2f21980_o WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Benefici della socialità: se nella notte tutte le vacche sono nere, quelle allevate in piccoli gruppi invece imparano più in fretta. Si adattano meglio ai cambiamenti e vi rispondono in modo più efficace, subendo molto di meno lo stress dovuto alle nuove tecnologie tipiche delle fattorie moderne.

Un nuovo studio pubblicato su PloS ONE ha infatti dimostrato che la normale prassi che prevede di allevare i vitelli individualmente è associata a difficoltà di apprendimento. Crescere i vitelli insieme, piuttosto che isolarli come si è soliti fare per scongiurare il rischio di malattie, “sembra cambiare il modo in cui questi animali elaborano le informazioni”, spiega Dan Stanca della University of British Columbia. “Specialmente nel periodo di crescita, mentre gli viene somministrato il latte, è decisamente preferibile per gli allevatori crescere i vitelli in piccoli gruppi e non isolarli”.

Le aziende che si occupano dell’allevamento del bestiame diventano sempre più tecnologiche, e gli animali si trovano a dover interagire con sistemi di mungitura robotizzati, sistemi di alimentazione automatici e un sacco di novità che possono turbarli. L’adattamento per abituarsi alla nuova routine quotidiana può richiedere davvero molto tempo, e risultare frustrante sia per le vacche che per gli allevatori. I ricercatori hanno condotto lo studio su due gruppi di vitelli frisoni, alloggiati in recinti individuali o di coppia e sottoposti a test cognitivi per monitorarne il comportamento.

In una prima prova, il team ha introdotto un bidone di plastica rosso nei due recinti. Nei primi giorni tutti i vitelli hanno mostrato interesse per il nuovo oggetto, come previsto: dopo vari incontri, tuttavia, i vitelli cresciuti a coppie si sono abituati alla presenza del bidone e hanno cominciato a ignorarlo, mentre gli altri continuavano a reagire come se lo stessero guardando per la prima volta.

“L’allevamento individuale rende i vitelli più sensibili alle novità, e meno in grado di abituarsi ai cambiamenti”, spiega Dan Weary, uno degli autori. Questo potrebbe rivelarsi un problema nel momento in cui l’allevatore avesse bisogno di addestrare gli animali, o persino di fronte a una situazione apparentemente banale come una camminata lungo un sentiero: a ogni nuovo rumore, fonte di luce o imprevisto gli animali cresciuti da soli sono soggetti a molto più stress, e rispondono meno efficacemente degli altri.

Nella seconda prova i ricercatori hanno posto i vitelli di fronte a due bottiglie piene di latte, una bianca e una nera, insegnando loro a dirigersi verso quella nera. Una volta arrivati a un livello di precisione dell’80% nel portare a termine questo compito, risultato raggiunto da entrambi i gruppi, il team ha verificato le loro capacità di apprendimento modificando l’obiettivo e sottoponendo i vitelli a quello che viene chiamato un reversal task. Spinti dunque ad avvicinarsi alla bottiglia bianca invece che a quella nera, i vitelli cresciuti individualmente hanno impiegato molto più tempo a elaborare le informazioni rispetto agli altri.

Se, nonostante questo, il timore della diffusione di malattie fosse ancora un deterrente, secondo Weary si tratta di una preoccupazione infondata. “Il rischio che un vitello ammalato contagi gli altri è reale se parliamo di gruppi molto grandi, mentre diventa irrisorio se si tratta solamente di due o tre animali allevati insieme”.

Crediti immagine: Bob Jagendorf, Flick

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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