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L’intelligenza dipende dallo spessore, e viceversa

2961565820_3d59b7bdfb_bRICERCA – “È impossibile che un imbecille possa diventare intelligente”. Eppure un recente studio pubblicato quest’anno su NeuroImage potrebbe smentire le certezze espresse da Woody Allen riguardo all’immutabilità dell’intelligenza. Sembra infatti che il quoziente intellettivo (QI) di certe persone possa modificarsi nel tempo. Questo studio infatti mostra come il QI potrebbe essere legato allo spessore della corteccia cerebrale, che può subire variazioni nell’arco della vita.

La corteccia cerebrale è lo strato più esterno del cervello e ha solo pochi millimetri di spessore. Questa porzione di tessuto nervoso è implicata in ogni funzione cognitiva: la percezione, il linguaggio, la memoria e la coscienza.
Il declino di questo sottile strato del cervello comincia molto presto: a cinque o sei anni la corteccia inizia ad assottigliarsi e con essa la nostra capacità di apprendimento.
Il quoziente intellettivo raggiunto da una persona tende comunque a rimanere stabile nel corso della vita. In alcuni casi tuttavia, i test per la valutazione del QI danno risultati diversi quando ripetuti a distanza di tempo. Il lavoro di collaborazione tra diversi centri di ricerca -spagnoli, americani, canadesi e inglesi- ha portato alla conclusione che le differenze che si riscontravano nel tempo per il QI di una stessa persona non sono dovuti solo a errori di misurazione.

Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno coinvolto 188 studenti, provenienti da diverse zone degli Stati Uniti e con un’età media di 11 anni. I ragazzi sono stati sottoposti per due anni a test per misurare il quoziente intellettivo oltre che alla corticometria, cioè alla misura delle dimensioni della corteccia cerebrale.
Il QI non era correlato con l’estensione della superficie della corteccia, mentre potrebbe essere legato al suo spessore.
I ragazzi che avevano un miglioramento nel punteggio del QI non mostravano alcun assottigliamento della corteccia cerebrale. Chi conservava un valore stabile di QI, subiva il normale mutamento nello spessore del cervello. Gli studenti con un drammatico cambiamento del proprio quoziente intellettivo, avevano una corteccia cerebrale troppo sottile.

I ricercatori non sono riusciti a spiegare perché l’anatomia del cervello subisca destini così differenti. Potrebbe dipendere da uno sviluppo già programmato in questo senso, o potrebbe essere legato a nutrizione e grado di istruzione.
In ogni caso lo studio evidenzia che il valore del QI non deve essere dato per scontato perché può cambiare nel tempo.

Crediti immagine: dierk schaefer, Flickr

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

2 Commenti

  1. Ma che scoperta sarebbe? Allen continua ad avere ragione: un imbecille non diventerà mai intelligente, ma il contrario è sempre possibile, anzi pare che accada abbastanza spesso anche se più o meno velocemente…

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