martedì, Dicembre 18, 2018
SCOPERTEULISSE

L’autoritratto di Leonardo da Vinci sta scomparendo

Leonardo_selfSCOPERTE – Il famoso autoritratto di Leonardo da Vinci, disegnato nel sedicesimo secolo, sta scomparendo. Ingiallisce, come succede a molte opere d’arte con l’avanzare del tempo. Studiando i cromofori, gli agenti ingiallenti che si formano nella cellulosa durante il processo di ossidazione, un team di ricercatori ha sviluppato un procedimento non distruttivo, che permette di determinare lo stato di degradazione di antichi documenti e manufatti di rilevanza artistica.

Secoli di umidità in condizioni precarie e ambienti chiusi e poco arieggiati hanno ridotto uno dei capolavori di Leonardo, disegnato con gesso rosso su carta, in condizioni piuttosto precarie. Quello che è stato ampiamente riconosciuto dagli esperti come un autoritratto dell’artista si vede sempre meno, mentre il contrasto tra colori e carta va riducendosi. Posta l’opera in condizioni appropriate per la sua conservazione, un team di ricercatori italiani e polacchi, tutti esperti nei fenomeni di degrado della carta, ha ricevuto il compito di valutare se il processo di deterioramento dell’opera fosse rallentato o se fosse ancora in atto. Alla stessa preoccupante rapidità. 

Come spiegano gli scienziati su Applied Physics Letters, sono riusciti a sviluppare un approccio che identifica (e quantifica) in modo non distruttivo la concentrazione di molecole che assorbono la luce -i cromofori appunto-, responsabili dell’ingiallimento di antichi documenti. “Nei secoli l’azione combinata di luce, calore, umidità, gas inquinanti, impurità metalliche e acidi hanno modificato il colore bianco della principale componente dei documenti antichi: la cellulosa”, spiega Joanna Łojewska del dipartimento di chimica alla Jagiellonian University di Cracovia. “Questo fenomeno è conosciuto come ‘ingiallimento’, causa danni ingenti e compromette il godimento estetico di antiche opere d’arte realizzate su carta”.

L’ingiallimento si verifica quando “i cromofori contenuti nella cellulosa assorbono lo spettro viola e blu della luce visibile, disperdendo invece ampiamente il giallo e il rosso. Ne risulta il caratteristico colore marrone-giallastro”, spiega Olivia Pulci dell’Università Tor Vergata di Roma. Gli scienziati hanno usato tecniche di spettroscopia di riflettanza per raccogliere dati dall’autoritratto a varie lunghezze d’onda, calcolando poi, a partire da questi, lo spettro di assorbimento ottico delle fibre di cellulosa che costituiscono il foglio di carta. Infine, per determinare lo spettro di assorbimento ottico   dei cromofori nella cellulosa, si sono serviti di simulazioni computazionali basate sulla meccanica quantistica. In particolare gli scienziati hanno fatto riferimento alla Teoria del Funzionale Densità Dipendente dal Tempo (TDDFT), che svolge un ruolo fondamentale nello studio delle proprietà ottiche, nella teoria della fisica della materia condensata. 

“Grazie a questo approccio siamo stati in grado di valutare le condizioni dell’autoritratto di Leonardo da Vinci e di altri manufatti cartacei, provenienti da libri datati al quindicesimo secolo”, spiega Adriano Mosca Conte, ricercatore a Tor Vergata. “Confrontando i dati di questi ultimi con i dati di campioni fatti invecchiare artificialmente, abbiamo ottenuto interessanti indizi riguardo alle condizioni ambientali in cui si è trovato l’autoritratto di Leonardo durante il corso della sua esistenza”. Parliamo di ambienti estremamente umidi o chiusi, “il che conferma le informazioni di cui eravamo già in possesso grazie a documentazione storica”, spiega Mauro Missori dell’ Istituto dei sistemi complessi del CNR di Roma. Una delle implicazioni più importanti dello studio è che siamo ora in grado di misurare lo stato di degradazione di antiche opere d’arte senza danneggiarle, servendoci della concentrazione di cromofori nella cellulosa. Un approccio innovativo che permetterà non solo di conoscere meglio, ma anche di preservare numerose opere d’arte. 

Immagine: Autoritratto di Leonardo Da Vinci, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

6 Commenti

  1. Sono affascinato da quanta intelligenza venga impegnata a salvare la rappresentazione dell’uomo. Sono esterefatto di quanta poca stupidità occorra per lasciar morire di fame o di violenza ciò che viene rappresentato.

  2. Eppure quel dipinto è eccezionalmente bello perché il colore che ha assunto si intona perfettamente col rosso che utilizzò Leonardo…!
    Bisognerebbe conservarlo così com’è, quella sarebbe una buona cosa.
    Per inciso, ogni volta che guardo questo autoritratto penso alla % di matching che esso presenta, in termini di tratti fisionomici, rispetto alla Gioconda.
    E, sinceramente, mi chiedo perché il mondo accademico faccia così fatica ad accettare questa verità…
    Ma, come si usa dire, “questo è un altro discorso”…

  3. Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Gesù avendo una intelligenza simile hanno avuto un volto somigliante verso il termine della vita, avvenuta ad età differenti. La Gioconda è un ritratto ideale, un rimando al volto archetipo di Gesù, un abile gioco di prestigio, una straordinaria illusione ottica che rimanda al volto di Leonardo (potrebbe essere un suo ritratto al femminile) e indirettamente a quello della Sindone (Il volto sindonico e l’autoritratto di Leonardo si somigliano). Questo è forse la ragione principale del mistero e fascino del quadro. Cfr. ebook (amazon). Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo.

  4. Il volto di Gesù, in realtà, essendo archetipico, è indefinito. Nessuno sa che aspetto avesse Cristo Gesù, e, purtroppo, la Sindone non è una prova a suffragio, anche se alcuni particolari che la riguardano sono sconcertanti. Peraltro, non è da escludere che avesse la pelle scura… A tal proposito, mi viene in mente la discussione di Malcolm X nel film omonimo con il cappellano del carcere, riguardo al colore della pelle di Gesù, dove Malcolm cita un passo delle Sacre Scritture in cui viene affermato che il colore dei piedi di Gesù è scuro.
    In breve, anche se apprezzo la sua rilfessione, Massimo, nella realtà dei fatti non abbiamo alcuna idea di come potesse essere Cristo. Un libro che sto leggendo ora, “Inchiesta su Gesu'”, di Corrado Augias, riporta un passo bellissimo su come le rappresentazioni pittoriche di Gesù siano variate nel tempo. E lo fa, a sua volta, citando il teologo dissidente Hans Küng: “Quale immagine di Cristo è quella autentica? E’ il giovane imberbe, bonario pastore dell’arte catacombale paleocristiana, oppure il barbuto trionfante imperatore cosmocratico della tarda iconografia relativa al culto imperiale aulico, rigido, inaccessibile, minacciosamente maestoso sullo sfondo dorato dell’eternità? E’ il Beau Dieu di Chartres o il misericordioso salvatore tedesco? E’ il Cristo re, giudice del mondo troneggiante in croce sui portali e nelle absidi romaniche? Un uomo dolente raffigurato con il crudo realismo del Cristo sofferente di Durer e nell’unica raffigurazione superstite di Grunewald? E’ il protagonista della disputa di Raffaello dalla impassibile bellezza o l’umano moribondo di Michelangelo? E’ il sublime sofferente di Velazquez o la figura tormentata dagli spasimi del Greco?”.
    E’, aggiungo io, un tipico semita di 2000 anni fa?
    Saluti!

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