IL PARCO DELLE BUFALE

Valutazione tecnica (nuovo servizio per i lettori)

IL PARCO DELLE BUFALE – Il 31 maggio scorso veniva chiesto un parere sul prodotto per ora finanziario della Lawrenceville Plasma Physics (Ellepipi) dal lettore Robo, il cui interesse per le energie alternative fa intuire che dirige un apposito fondo di investimento.

Sunto per i lettori non Robo: Not even wrong.

I – Lo stato dell’arte

Il prodotto finito sarà una versione domestica del venerando fusore di Farnsworth-Hirsch, un dispositivo per la fusione calda che può costruire anche un bambino. Basta che la scuola gli metta a disposizione un’officina attrezzata e paghi la bolletta della luce. Consuma tantissimo infatti. Anche gli adulti fanno ricerca su dispositivi “da scrivania” (table-top) per la fusione calda, senza ricavarne energia in eccesso. Non ce la fanno i grandi tokamak e non è detto che ce la faranno giganti come l’Ignitor italo-russo-americano, la NIF statunitense o l’ITER euro-asiatico per ora anche americano, perché ci sono problemi di ingegneria, di scienza dei materiali e altri dall’inizio alla fine del processo. Nessuna teoria dice che siano irrisolvibili, però la cittadinanza tassa-pagante si chiede se valga la pena spendere miliardi in cerca di soluzioni. Trova una risposta affermativa in Scienza, la frontiera infinita del 1945 (1). Vecchiotto, da allora sono uscite centinaia di libri sui benefici economici, sociali, politici e culturali della ricerca, ma Vannevar Bush lo scriveva per un presidente degli USA, tutti lo capiscono.

II – La tecnologia Ellepipi

L’ha inventata il titolare che tre anni fa pubblicava con due autori meno noti “Theory and Experimental Program for p-B11 Fusion with the Dense Plasma Focus” nel Journal of Fusion Energy. Il testo sembra uscito dal programma SCIGen messo a punto dai studenti burloni del MIT e già elogiato in questa rubrica. L’anno dopo la ditta annunciava un contratto di collaborazione con il Centro di ricerca sulla fisica del plasma all’Università di Teheran, simile a quello dell’ing. Rossi con il Dipartimento di Fisica all’Università di Bologna e mai implementato. La collaborazione richiede un emendamento alla legge che la vieta; andrebbe approvato dal Congresso che per ora non se n’è accorto, nonostante il titolare affermi di esser stato ascoltato con interesse da consulenti scientifici del presidente Obama. Un video aziendale fa supporre che dal prodotto uscirà un fascio di neutroni come dal tubo brevettato da Bruno Pontecorvo più di mezzo secolo fa per cercare petrolio. (Nel caso il lettore Robo fosse una signorina,  esiste anche in rosa).

Quei neutroni non si sognano di superare la barriera di Coulomb per innescare fusioni nucleari a catena. Lo dice anche Mike Hopkins sul quale la custode ha copiato senza ritegno perché – come Vannevar Bush – si fa capire invece di rimandare alle equazioni come Nat Frisch del Princeton Plasma Physics Lab detto Pipipielle (grazie lo stesso).

III – Business plan Ellepipi

Da maggio la ditta sollecita donazioni che l’aiutino a sviluppare un prototipo ed è probabile che trovi i 200 mila dollari necessari per gli elettrodi di berillio. Gli economisti consultati a pagamento, citofonare sylvie, per la presente valutazione ritengono la somma ingiustificata poiché l’editore di Oggi Scienza vende già un reattore che genera energia infinita dalla spuma Paoletti.

IV – Conclusione

Al lettore Robo si consiglia di investire 200 mila dollari in reattori Keshe-Medialab approfittando dei saldi estivi.

Segue fattura.

(1)  In italiano Manifesto per la rinascita di una nazione. Scienza, la frontiera infinita, Bollati Boringhieri 2013.

(2)  La custode non sa se sia tanto conveniente costruire dei mini-Soli e distribuirne l’energia per il mondo quando ce n’è uno grosso che lo fa da miliardi di anni senza mandare la bolletta.

Crediti immagine: USPO, brevetto US003530497 public domain

5 Commenti

  1. @ocasapiens
    Il paragone con i fusori mi sembra un po’ azzardato, in quanto la reazione coinvolta è molto diversa.

    Quei neutroni non si sognano di superare la barriera di Coulomb per innescare fusioni nucleari a catena

    Immagino intendesse protoni, in quanto la reazione in questione è
    p + 11B -> 3*4He . I pochissimi neutroni coinvolti sono frutto di una reazione secondaria.

    Cmq LPP non è sola a provare la strada della fusione aneutronica, se dovessi investire io 10 euro, li metterei qui (1).

    (1) http://www.nature.com/news/two-laser-boron-fusion-lights-the-way-to-radiation-free-energy-1.13914

  2. Hermano Tobia,
    ha ragione, son proprio una frana. Volevo scrivere elettroni come gli autori nell’articolo linkato.
    Grazie del paper, è quello che intendevo dicendo che gli adulti lavorano alla fusione calda table-top senza ricavarne energia – né promettere di farlo entro cinque anni.

    Il paragone con i fusori
    non è un paragone, il fusore è l’antenato.

  3. Ancora oggi si dibatte sulla impossibilità di produrre neutroni, ma in realtà è una tecnica notissimma dalla costruzione della prima bomba atomica. Philips ha prodotto per più di 20nanni un generatore di neutroni usato come sorgente per attività scientifica e medica. Ultimamente una grossa università statunitense produce dei microgeneratori di neutroni chebusano come combustibile un layer di palladio deuterato. Il fusor è solo un’altra tecnica per fare la stessa cosa. Ma allora dove sta il problema? Sta fosse nel fatto che produrre neutroni in casa può essere la base per fare un innesco per bomba nucleare casalinga? Forse 😉

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