CULTURA

A ognuno la sua (coda)

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CULTURA – Ce ne sono a centinaia in natura. Lunghe, minuscole, con aculei, luminose, prensili. Comparse inizialmente nei pesci, le code degli animali svolgono funzioni diverse, in alcuni casi sono arti da difesa, in altri piccoli ritrovati della natura scientificamente avanzati, tutti da studiare. Quasi sempre strumenti di comunicazione.

Le tartarughe di terra usano la coda, unica parte della spina dorsale insieme alla testa che sporge dal carapace, per equilibrare il movimento. Molte specie di scimma ce l’hanno prensile, come un quinto arto che utilizzano nei salti da un albero a un altro. Torpedini e razze colpiscono con una coda siottilissima piena di aculei velenosi e organi elettrici. Si è persa, invece, negli anfibi anuri (rane e rospi), mentre gli uccelli non ne hanno di evidenti, ma le penne alla fine del corpo vengono comunque utilizzate come piccoli timoni nel volo. Il castoro batte la coda sull’acqua per avvertire i familiari quando intuisce un pericolo, mentre un opossum sudamericano la utilizza per tenere unita la famiglia: i piccoli avvolgono le codine attorno a quella della madre e così non si perdono, ovunque lei decida di andare.

Lo scatto di coda del coccodrillo

Il moto oscillante della coda nei pesci e in alcuni anfibi, consente loro una grande efficienza propulsiva. Così anche per il coccodrillo, ma non solo. In molti casi il coccodrillo la gestisce anche come fosse un appoggio per lo scatto nell’aggredire una preda. Si rizza sulla coda, che regge il peso del corpo, e si lancia in un salto in lungo micidiale.

Si stacca e si riforma

È una caratteristica tipica solo degli urodeli, che non ha eguali in nessun altro vertebrato. La coda (e gli arti) della salamandra, dei protei e dei tritoni si spezza e si rigenera, ecco perché è potenzialmente così importante per gli studi sulla rigenerazione dei tessuti.

Questa capacià ha origini genetiche e, stando a una ricerca del 2013 pubblicata su Plos One, quasi il 70% delle differenze che si riscontrano nella rigenerazione tra individui è legata al punto di amputazione e alla larghezza della coda. Per questo pare che nei maschi, che hanno code più larghe delle femmine, la velocità di rigenerazione sia maggiore.

Lo stesso meccanismo di difesa è utilizzato dai gechi. C’è un punto, il “piano di frattura”, che attraversa le vertebre caudali e che, se sollecitato dalla contrazione dei muscoli, fa staccare la porzione di coda che segue la vertebra. Così il geco scappa dal suo predatore. E senza morire dissanguato: l’arteria caudale si contrae in quei punti ed evita la fuoriuscita di troppo sangue.

Alcune specie terricole agitano la coda verso l’alto facendola sembrare “viva”, come fosse uno strano insetto. Spesso il predatore attacca la coda, il geco la fa spezzare contraendo i muscoli e questo gli permette di filarsela.

I gechi malagasci del genere Uroplatus hanno lacoda a forma di foglia così, se rimangono immobili, passano inosservati. In molte specie di gechi la coda serve anche per lanciare segnali visivi nell’accoppiamento, come scorta di liquidi e grassi o , nel caso degli arboricoli, come quinto arto.

Il doppio senso dello scodinzolio di doggy

Qualche anno fa uno studio di Giorgio Vallortigara, condotto in collaborazione tra l’Università di Trieste e di Bari, ha dimostrato come la direzione del movimento della coda di un cane possa indicare il suo umore.

La ricerca effettuata da Vallortigara (allora professore all’Università di Trieste, oggi in forza a quella di Trento) in collaborazione con Angelo Quaranta e Marcello Siniscalchi, veterinari dell’Università di Bari, era stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Current Biology, e riguardava i processi di lateralizzazione emisferica, cioè la divisione delle competenze tra i due emisferi del cervello, il destro e il sinistro. Attuale più che mai, lo studio ha dimostrato che entrambi gli emisferi si occupano delle funzioni emozionali e sono specializzati uno nelle emozioni “positive” (affetto, desiderio di avvicinamento), l’altro in quelle “negative” (rifiuto, fastidio), che si riflettono nelle due parti del corpo comandate. Durante un esperimento i ricercatori hanno osservato i movimenti della coda di una trentina di cani non addestrati messi di fronte ad una serie di stimoli; da una finestrella di una cuccia i soggetti dell’esperimento potevano vedere l’arrivo di vari individui: il padrone, una persona sconosciuta, un gatto o un cane non familiare.

Osservando attentamente i fotogrammi di un filmato dei movimenti della coda dei cani, i ricercatori hanno potuto desumere che la coda si muove con un angolo particolarmente ampio verso destra se il “visitatore” è il padrone. Con certi stimoli la quantità dello scodinzolio si riduce molto, come per esempio quando viene presentato un gatto. “Un cane non familiare, aggressivo e dominante – spiega Vallortigara – produce, oltre a una riduzione di ampiezza dello scodinzolio, anche un rovesciamento di direzione. In questo caso, infatti, si osservava un angolo maggiore verso sinistra (la parte del corpo comandata dall’emisfero destro, ndr)”. In sostanza non solo ci sono delle asimmetrie cerebrali per le quali i due emisferi sono specializzati in alcune funzioni specifiche (a sinistra il linguaggio, a destra le funzioni viso-spaziali ecc.), ma entrambi gli emisferi gestiscono le risposte emozionali: quelle “negative”, organizzate nell’emisfero destro, si riflettono sulla parte sinistra del corpo (e quindi il cane infastidito dalla presenza di un rivale muove la coda verso sinistra) e quelle “positive”, gestite dal sinistro, si riflettono sui movimenti della parte destra.

Lo scorso anno Chiara Forin ha scritto per OggiScienza di uno studio successivo dello stesso Vallortigara che ha dimostrato come i cani siano in grado di riconoscere se un proprio simile sta scodinzolando prevalentemente verso destra o verso sinistra e rispondere in maniera diversa nei due casi.

Se vuoi sapere quanto ti ama il tuo gatto, guardagli la coda

La comunicazione del gatto si svolge attraverso decine di mugolii e trilli di frequenza e caratteristiche diverse, ma anche con i movimenti della coda, che si arruffa quando è arrabbiato o spaventato, e che sta tesa verso l’alto quando è felice di vedervi. Ma il massimo dell’affetto lo dimostra sia quando avvolge leggermente le vostre gambe con la coda ricurva in segno di amicizia, che quando spara in alto la coda e la fa vibrare con piccoli movimenti veloci. Allora il vostro micio è proprio pazzo di voi!

Crediti immagine: uomoelettrico, Flickr

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