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Combattere il tumore al seno modificando l’alimentazione

Limitare l’apporto calorico, riducendo l’assunzione di cibo di una certa percentuale, potrebbe portare più benefici di quanto pensassimo

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SALUTE – Limitare l’apporto calorico, riducendo l’assunzione di cibo di una certa percentuale, potrebbe portare più benefici di quanto pensassimo. Secondo un recente studio pubblicato su Breast Cancer Research and Treatment, il tumore al seno triplo negativo -una delle forme più aggressive- ha meno probabilità di metastatizzare e diffondersi quando i soggetti colpiti seguono una dieta particolare. Nelle cellule tumorali, infatti, si riduce così la produzione di microRNA 17 e 20, che tendono invece ad aumentare quando il tumore metastatizza. La ricerca è stata condotta su un campione di topi ma è in linea con la recente letteratura scientifica, che vede nella restrizione calorica un potenziale alleato per il trattamento delle malattie oncologiche.

Spesso le pazienti vengono trattate sia con terapie ormonali per interrompere la crescita del tumore, sia con steroidi per contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia. Entrambi i trattamenti alterano il metabolismo e determinano un aumento di peso di circa 4,5 chilogrammi nel primo anno di cure. Da recenti studi è emerso che un incremento eccessivo del peso corporeo rende le terapie standard meno efficaci, e le donne che ingrassano in questo lasso di tempo tendono ad avere complicazioni più gravi. “Per questo motivo è importante tenere in considerazione il metabolismo durante le terapie sulle donne malate di cancro”, commenta Nicole Simone della Thomas Jefferson University, principale autrice dello studio. Quanto è importante l’alimentazione nell’insorgenza e nel trattamento delle patologie croniche come i tumori, aumentando o diminuendo il rischio? Ne parliamo con il Professor Pier Giuseppe Giuseppe Pelicci, condirettore scientifico dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

In questo studio, le modificazioni epigenetiche si verificano nel lasso di tempo di una terapia: quali possono essere i meccanismi che sottendono questo effetto? Potrebbe beneficiarne qualsiasi paziente?

Gli effetti legati alla restrizione dell’apporto calorico agiscono su numerose vie metaboliche, alcune più conosciute e altre ancora in fase di studio. Quello che pare certo, in base ai dati raccolti finora, è un reale effetto di rallentamento dei processi degenerativi legati all’invecchiamento. Data la complessità e l’eterogeneità delle malattie oncologiche, e la conseguente personalizzazione delle terapie, risulta impossibile, ad oggi, attuare un protocollo generale efficace per tutti i pazienti. È importante sottolineare che tutti questi dati derivano da studi su modelli animali, in merito ad alcuni sottotipi di tumore. Per questo motivo attendiamo ulteriori conferme dalla ricerca clinica, per avere un’idea più chiara di come sfruttare gli effetti benefici legati alla restrizione calorica.

In che modo terapie ormonali e steroidi alterano il metabolismo durante il trattamento di un tumore (al seno, in questo caso)? Per quale motivo l’aumento di peso le rende meno efficaci?

In particolare per il tumore al seno le terapie ormonali, che utilizzano farmaci che interferiscono con l’azione degli estrogeni o, in alternativa, ne bloccano la produzione, hanno mostrato un’efficacia nella riduzione del rischio di recidiva e un conseguente aumento dell’aspettativa di vita nei casi di tumore ormono-sensibile. L’utilizzo di queste terapie determina una situazione di menopausa indotta, che porta con sé tutti gli effetti avversi associati, appunto, alla menopausa, come l’aumento di peso corporeo e del colesterolo ematico, oltre al rischio di osteoporosi.

Sono ormai numerosi gli studi che confermano una peggiore prognosi nelle pazienti con tumore al seno che si trovano in una situazione di sovrappeso/obesità, al momento della diagnosi e della terapia, e i meccanismi indagati sono numerosi. Uno di quelli proposti è legato alla funzione endocrina del tessuto adiposo, in grado di amplificare la produzione di ormoni, tra cui gli estrogeni, coinvolti nella crescita di specifici tumori ormono-sensibili. Un altro prende invece in considerazione l’alterazione di alcuni fattori di crescita, come l’insulina e l’insuline-like growth factor 1 , con la distribuzione del tessuto adiposo e l’aumento del peso.

La restrizione calorica potrebbe giocare un ruolo protettivo?

Anche se si potrebbe ipotizzare un effetto benefico legato alla restrizione calorica sugli effetti collaterali da terapia ormonale, a oggi non ci sono evidenze a supporto di tale teoria. Esistono invece numerosi studi che dimostrano come un intervento sullo stile di vita, che comprenda alimentazione e attività fisica mirate al dimagrimento, porti a un miglioramento della qualità della vita e a una maggiore aspettativa di vita.

La restrizione calorica promuove cambiamenti epigenetici che mantengono forte la matrice extracellulare, la quale impedisce al tumore di diffondersi in nuove aree del corpo. Qual è il meccanismo che lega questi due fattori?

In questo studio sono emerse forti correlazioni tra specifiche modificazioni epigenetiche, mediate dalla restrizione calorica, e miglior efficacia del trattamento radioterapico. La ricerca non è in grado tuttavia di chiarire quali siano i meccanismi alla base dell’effetto protettivo. 

Quali sono le malattie la cui terapia può essere implementata con una modifica della dieta, con evidenti benefici per i pazienti?

Tra le più diffuse troviamo il diabete di tipo 2, le malattie cardio e cerebro-vascolari, i tumori e le malattie neurodegenerative. Il trattamento nutrizionale non solo è in grado di migliorare la prognosi, la qualità della vita e la sopravvivenza, ma anche di prevenire malattie secondarie. Esistono numerosi documenti, sviluppati da enti istituzionali riconosciuti a livello internazionale, che analizzano la letteratura scientifica più rilevante al riguardo, con vere e proprie raccomandazioni per la prevenzione primaria e secondaria di queste patologie. 

Come possiamo correlare l’alimentazione, in generale, allo sviluppo e alla terapia di un tumore?

Nell’ambito della prevenzione oncologica, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha sviluppato delle raccomandazioni per la popolazione, pienamente condivise e divulgate anche dallo IEO. Per quanto riguarda invece i consigli nutrizionali durante le terapie oncologiche, siamo ancora lontani dall’avere un quadro chiaro e ben definito. I risultati raccolti finora suggeriscono che restrizione calorica e digiuno intermittente svolgano un ruolo benefico, migliorando l’efficacia della radioterapia. Questi dati, tuttavia, derivano da studi su modelli animali e necessitano di ulteriori conferme sugli esseri umani.

In un individuo sano lo stesso tipo di restrizione calorica -o una dieta particolare- può determinare modifiche epigenetiche simili? 

Quello che sicuramente è riconosciuto e condiviso dalla comunità scientifica è il ruolo delle diverse scelte alimentari nelle modificazioni epigenetiche, che a loro volta possono influenzare lo stato di salute. Ad esempio esistono composti negli alimenti, o derivati dal metabolismo di essi, in grado di amplificare o inibire l’espressione di determinati geni. È proprio di questo che si occupa la nutrigenomica, la branca della scienza che studia come la dieta sia in grado di modulare l’espressione genica.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Alimentazione, un’alleata contro il cancro al seno

Crediti  immagine: williami5, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

4 Commenti

  1. Grazie per la segnalazione. Sono una cancherata al seno e in effetti l’alimentazione è alla base per evitare recidive. Al di là dello IEO credo che varrebbe citare studi e attività di Istituti come quello dell’Istituto dei Tumori di Milano e del Dottor Franco Berrino.

  2. […] “Dopo 50 anni di ricerche centrate sul DNA, ci si è così accorti che oltre ai geni che codificano per proteine esiste un grandissimo numero di altri geni fondamentali per la cellula che non danno origine a proteine” spiega Ventura. “Questi geni nel loro insieme li chiamiamo non-coding RNA, o RNA non codificanti, un termine molto generico che racchiude diverse sottofamiglie con funzioni completamente diverse”. Una delle famiglie più studiate è quella dei microRNA (o miRNA), a cui appartiene proprio lin-4. Il nome è dovuto alle piccole dimensioni di questi geni: 20-30 nucleotidi circa, 50 volte in meno di un gene di DNA. La loro funzione è quella di regolare l’attività cellulare e la quantità di proteine prodotte: i miRNA sono perciò un sofisticato meccanismo di controllo dell’espressione genica. “Sono implicati in tutti i processi biologici che conosciamo, dallo sviluppo embrionale, all’immunità, al controllo della velocità con cui una cellula si divide”, continua Ventura. “Ciascun tipo cellulare esprime un set di miRNA molto diverso, noi diciamo che sono la firma genica di una cellula. E sono implicati anche in tantissime malattie, dall’Alzheimer ai disturbi cardiaci ai tumori”. […]

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