CRONACA

Pillole evidence-based

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CRONACA – Alberto Donzelli ha una fortuna senza precedenti. Un nota casa farmaceutica ha fatto una pubblicità internazionale ai suoi consigli, rivolti ai colleghi medici, sull’uso (in)appropriato di alcuni dei farmaci più consumati in Italia.

Qualcuno ricorderà che Boiron Italia aveva minacciato di ridurre sul lastrico un blogger irriverente ed era stata costretta a ripensarci dalle reazioni in rete. Ci ha ripensato anche Merck Sharp & Dohme Italia (MSD).

Dal 2003 Donzelli, che ora dirige il Servizio Educazione all’Appropriatezza ed EBM all’ASL di Milano, cura le riviste Pillole, con schede destinate ai medici e altre che i medici possono consegnare ai pazienti, locandine, rassegne aggiornate da far circolare in occasione di convegni, più raramente qualche brochure commissionata da enti locali per l’informazione del grande pubblico.

I medici di famiglia, che non hanno il tempo di leggere le riviste scientifiche, le usano per informare i pazienti e, per esempio, lasciarli decidere se usare un farmaco generico o di marca o se si ritengono capaci di adottare uno stile di vita più sano che lo renda superfluo. Insomma le Pillole cercano di rafforzare, con un’informazione chiara e indipendente, il rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Non è sempre stato facile, i direttori delle ASL possono non gradire responsabilità editoriali in caso di divergenza tra produttori di terapie e una loro pubblicazione. Pillole aveva un editore indipendente, che ha rinunciato alla testata troppo poco redditizia, e alcuni membri della redazione si sono tassati e hanno creato la fondazione Allineare sanità e salute che pubblica le Pillole.

L’anno scorso inviava ai medici una sintesi tecnica di varie meta-analisi sull’efficacia dell’ezetimibe, così riassunta nella locandina da stampare e, volendo, affiggere nello studio:

Non risultano ricerche scientifiche che dimostrino che l’aggiunta di ezetimibe a una statina faccia meglio della statina da sola, non tanto sul livello di colesterolo, quanto su ciò che conta davvero: la riduzione di mortalità, di eventi cardiovascolari, di recidive ecc.

(Il fatto è noto dal 2007, quando MSD aveva rifiutato di confrontare gli esiti di esperimenti clinici con e senza aggiunta di ezetimibe.) La lettera era accompagnata dagli ultimi studi clinici e dalla richiesta di comunicare eventuali osservazioni che ne confermassero o meno i dati.

Il 17 febbraio 2014, con copia al direttore dell’ASL e all’Ordine dei medici, il dott. Donzelli riceveva dalla MSD un’ingiunzione di “cessare e desistere”, in cui veniva accusato di aver diffuso dati falsi e denigratori, compromesso la salute dei pazienti e causato

alla scrivente società un danno di circa 1,3 milioni di euro.

Con tanto di bibliografia, il dott. Donzelli rispondeva confutando ogni accusa meno quella dei 1,3 milioni. In aprile il presidente dell’Ordine di Milano informava la scrivente società che il dott. Donzelli aveva rispettato l’etica professionale.

A fine maggio, dal canto suo MSD inviava una seconda lettera in cui annunciava l’intenzione di procedere per vie legali senza altri preavvisi poiché il dott. Donzelli non accettava un “dialogo scientifico proficuo”. Perciò il dott. Donzelli toglieva la sintesi incriminata e la locandina dal sito ASL (dove per altro, essendo in area riservata ai medici, né l’una né l’altra erano accessibili al pubblico).

Tuttavia società scientifiche e associazioni e di medici e di pazienti inviavano all’ASL lettere a favore del dott. Donzelli, come riferiva il British Medical Journal il 4 luglio, e diffondevano la “persecuzione” sui social media.

Con sua grande sorpresa, pochi giorni dopo apprendeva che a una domanda di un giornalista di Forbes, il portavoce della casa madre rispondeva:

Merck è per lo scambio aperto e trasparente dell’informazione scientifica. Riteniamo che esso debba avere luogo nei convegni medici e nelle pubblicazioni peer-reviewed. Crediamo che si tratti di un incidente isolato in Italia e ci rincresce per il modo in cui è stato gestito dalla nostra società. Merck non ha preso alcun provvedimento legale relativo a questa situazione.

La notizia è subito rimbalzata su altri media. Il dott. Donzelli non ne ha ancora ricevuto la conferma da parte della “scrivente società”, ma sono certa che non tarderà. Nel frattempo l’ho tartassato di richieste di documentazione e di domande (non seguo la sanità, meglio confessare subito la mia ignoranza), due delle quali potrebbero interessare i contribuenti che non abitano Milano.

Detto in soldoni, Dottore, la “scrivente società” dice che lei mira soltanto al risparmio. Che ne ha fatto la ASL di quei 1,3 milioni?

Li ha spesi per altri interventi sanitari, ovviamente: non è un’azienda a scopo di lucro.

Esistono altre iniziative come Pillole in Italia?

Non esattamente, ma ce n’è una quasi uguale nello stato canadese della British Columbia.

Forse i non residenti a Milano dovrebbero chiedere Pillole alla propria ASL…

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Camerakarrie, Flickr

4 Commenti

  1. Ciao Sylvie, volevo solo aggiungere un paio si dettagli: la “scrivente società” ha confermato qualche giorno fa al BMJ quanto riferito dal portavoce USA a Forbes, e ha detto di non avere nulla da aggiungere.
    Quindi Donzelli ha subito deciso di ricominciare a diffondere i suoi materiali.

    In sovrappiù, la recente riscrittura da parte dell’AIFA della nota 13 che estende la rimborsabilità dei farmaci ipocolesterolemizzanti agli ultrasessantacinquenni ha spinto la Regione Lombardia a distribuire a direttori sanitari e farmacisti ASL una nota in cui rammenta che gli studi sull’ezetimibe non hanno finora dimostrato un chiaro beneficio in termini di mortalità evitata né di riduzione del rischio cardiovascolare (tradotto: anche se il valore del colesterolo scende, gli accidenti cardiovascolari non sembrano ridursi significativamente).
    http://www.bmj.com/content/349/bmj.g4599

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