WHAAAT?

Ricerca umida: potenzialità della saliva di ungulato

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WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Nel corso dell’evoluzione, le piante hanno sviluppato una serie di meccanismi di difesa molto sofisticati per proteggersi, che si tratti di spine (“pura cattiveria da parte dei fiori”!), di frutti dal sapore sgradevole o di mutualismo con funghi tossici, che possono risultare fatali per gli animali che decidessero di brucare il vegetale in questione. Animali che chiaramente non potevano passivamente accettare questa limitazione e, nel caso di renne e alci, si sono ingegnati. Come spiega un team di ricercatori della York University sulla rivista Biology Letters, la saliva di questi ungulati inibisce il mutualismo tra il vegetale l’organismo endofita.

Quando la saliva viene a contatto con la specie erbacea Festuca rubra, che ospita un fungo del genere Epichloë, rallenta la crescita del fungo stesso e la riduzione della sua tossicità dovuta alla presenza dell’alcaloide ergovalina. Come spiega Dawn Bazely, professore di biologia e leader dello studio, lui e il suo team volevano scoprire come fosse possibile, per le alci soprattutto, mangiare tali quantità di vegetali senza effetti negativi. Ispirandosi a un precedente studio, dal quale era emerso come la saliva delle alci potesse contribuire positivamente alla crescita delle piante, il team di ricerca ha così elaborato un’ipotesi. E se la saliva avesse anche un potere “detossificante”, in grado di inibire la crescita dei funghi?

Lavorando in collaborazione con lo zoo di Toronto, il team ha raccolto una serie di campioni di saliva da alci e renne, sparsi poi su alcune festuche ospitanti il fungo, per simulare gli effetti del passaggio degli animali. Hanno così confermato che il risultato era proprio quello che si aspettavano: la crescita del micete veniva inibita per un periodo che variava dalle 12 alle 36 ore. In seguito ad applicazioni multiple della saliva nell’arco di due mesi, per ricreare una condizione simile a quella che potrebbe seguire il passaggio di vari ungulati, i ricercatori hanno scoperto che la concentrazione di ergovalina veniva ridotta tra il 41 e il 70%.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: kuhnmi, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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