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Asia 2050, il riso che mangeremo

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RICERCA – Dopo il frumento, tocca al riso essere sequenziato. Entro il 2050 la popolazione del continente asiatico sarà aumentata considerevolmente rispetto a oggi, questo è oramai un dato di fatto, e la domanda che si pongono i ricercatori è come riuscire a sfamare tutte queste persone, in un continente dove l’alimento chiave è il riso. Una possibile risposta viene da uno studio pubblicato di recente su Nature Genetics, coordinato dall’Università dell’Arizona, a cui ha collaborato anche un team pisano, composto da ricercatori dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna. L’idea proposta dallo studio è molto semplice: sequenziare il genoma del cosiddetto “riso africano” (Oryza glaberrima), individuare quale parte del suo profilo genetico ne determina i punti di forza, e attraverso incroci mirati introdurre queste variazioni nel genoma del riso asiatico (Oryza sativa).

Il progetto avrà un impatto non certo secondario, dal momento che il riso costituisce l’85% della dieta asiatica. “Va precisato che qui non si tratta di introdurre il riso africano in Asia” spiega Andrea Zuccolo, uno dei ricercatori di stanza al Sant’Anna coinvolti nella ricerca. “Quello che a noi interessa è individuare i punti di forza del riso africano, in modo da ‘inserirli’ nel riso asiatico.” Studiando le varietà di riso i ricercatori si sono resi conto infatti che il riso africano aveva caratteristiche agronomiche assai interessanti, come una maggior resistenza alla siccità e all’acidità dei terreni. Il riso africano si adatta decisamente meglio a condizioni di stress, come quelle causate da siccità e suolo acido, e per questo secondo i ricercatori nei suoi geni dovrebbe nascondersi l’arma segreta per combattere la siccità. In altre parole, la chiave che in futuro potrebbe rendere coltivabili zone aride e perfino desertiche. “Un altro aspetto non secondario riguarda l’impatto ambientale” continua Zuccolo. “Una delle caratteristiche desiderabili delle nuova varietà di riso selezionabiliè che siano in grado di crescere con meno pesticidi e fertilizzanti possibili e in climi secchi, in modo che massimizzare la produzione non incida pesantemente sull’ambiente.”

A differenza di quello che è accaduto per il frumento, la cui notizia del sequenziamento completo del primo dei suoi cromosomi è apparsa di recente su Science, nel caso dei riso è tutto molto più semplice. Il suo genoma è infatti decine di volte più piccolo rispetto a quello del grano, con sole 12 paia di cromosomi e oltre 33.000 geni.

Lavorando al sequenziamento i ricercatori hanno avuto modo anche di comprendere due ulteriori aspetti della storia del riso africano. La prima scoperta è stata capire dove il riso è stato addomesticato per la prima volta dall’uomo, e cioè nella zona del delta del fiume Niger, in Mali, a partire da una specie selvatica (O. barthii) circa 3.000 anni fa. Ovvero circa 7.000 anni dopo l’addomesticazione del riso asiatico. Secondo, gli scienziati hanno notato che la porzione di DNA dove si è concentrato lo sforzo di addomesticamento è la stessa in entrambe le varietà di riso, africano e asiatico. “Il ruolo dell’Italia all’interno del progetto è stato – conclude Zuccolo – quello di caratterizzare e definire le regioni del genoma ripetitive e non codificanti, ma che hanno comunque funzioni di regolazione.”

Per gli scienziati dell’Occidente dunque, la strada per riuscire a nutrire tutti gli abitanti del continente asiatico da qui al 2050, pare ormai aperta.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Alessandro Vecchi, Wikimedia Commons

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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