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Muffa contro muffa

RICERCA – Un anno fa durante le vacanze, il prof. Migheli difendeva la Costa dei Grifoni contro progetti edilizi dissennati. Nell’orario di lavoro cerca di difendere le piante alimentari e chi le consuma da muffe micidiali, come dimostra di nuovo sull’International Journal of Food Biology.

Dimostra altresì che è possibile fare buona ricerca all’Università di Sassari, non esattamente in cima alle classifiche. Microbiologo e docente di patologia vegetale al Dipartimento di Agraria che non nuota nell’oro, Quirico Migheli riceve fondi internazionali. All’inizio del secolo, coordinava il progetto europeo sul Fusarium oxysporum che stava devastando le palme da datteri in Nord Africa (i palmeti proteggono le oasi dall’avanzare delle dune, conservano l’acqua e fanno ombra agli orti, quando muoiono anche le oasi muoiono)

Siccome varie specie di Fusarium attaccano varie piante alimentari, un risultato tira l’altro e da qualche anno, insieme a un collega dell’Università del Qatar a Doha, dirige il progetto Mycosafe finanziato dalla Qatar Foundation. La ricerca appena pubblicata in open access riguarda un’altra muffa maledetta, l’Aspergillus carbonarius che produce l’ocratossina A, un’impurità decisamente non “halal“, spiega il prof. Migheli, e sopratutto

uno dei contaminanti più pericolosi, a causa dei gravissimi danni che la sua ingestione può provocare a carico del sistema renale.

Danneggia anche il fegato ed è pure cancerogena. Si trova nell’uva, succhi d’uva, mosto e vino, ma anche

nei cereali, nella frutta secca, negli insaccati, nel caffè (in particolare nel caffè istantaneo), nella birra e in numerose altre bevande, comprese le tisane.  

I fungicidi sono tossici anch’essi, tanto più quando bisogna applicarli appena prima del raccolto, così finisce che ogni anno viene buttato via circa il 40% dell’uva che non viene trasformata in vino.

L’alcool elimina l’ocratossina infatti, però nel Qatar come altrove, si consumano solo alimenti halal e niente alcool, quindi a Sassari e a Doha stanno cercando organismi che nella frutta facciano l’effetto dell’alcool senza produrne. Hanno identificato due ceppi di lieviti selvatici (una Cyberlindnera e una Candida) non fermentanti e due (un’altra Candida e una Lacanchea) che fermentano troppo poco per trasformare il succo d’uva in vino. Una elimina l’ocratossina sul chicco d’uva, tutte la eliminano nelle colture in vitro.

Era un primo scopo del progetto Mycosafe che però non finisce qui:

La ricerca prosegue con il duplice obiettivo di valutare l’attività antagonistica in campo e di trovare delle formulazioni che permettano di separare facilmente i lieviti dal succo d’uva dopo il trattamento decontaminante.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: 
F. oxysporumHoward F. Schwartz, Colorado State University, Creative Commons 

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