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Lotta alla droga: verso una nuova policy globale

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APPROFONDIMENTO – No al proibizionismo, un freno alla penalizzazione, sì al controllo, via libera alla prevenzione. Sarebbero queste le frecce da scagliare per una lotta alla droga davvero efficace secondo l’ultimo rapporto della Global Commission on Drug Policy di Kofi Annan, diffuso lo scorso 9 settembre. Il documento, realizzato dai maggiori esperti mondiali in materia di stupefacenti come presidenti storici di Brasile, Cile, Colombia, Messico, è il resoconto di un lavoro intenso e capillare volto a ridefinire le policy internazionali sul consumo e il traffico di stupefacenti e sarà il canovaccio per l’apertura delle prossime, imminenti, decisioni sul tema. In particolare, quelle programmate per la 2016 United Nations General Assembly Special Session (UNGASS), un’occasione straordinaria per affrontare in maniera coordinata e interdisciplinare questo problema.

“Abbiamo bisogno di policy basate sull’evidenza di ciò che davvero funziona piuttosto che di regole che criminalizzano l’uso di droga senza poi facilitarne la prevenzione o il trattamento. Quello che di fatto ha portato finora a un sovraffollamento delle carceri e a un peggioramento delle condizioni sanitarie e sociali”. A dichiararlo, lo stesso Kofi Annan durante l’evento per la presentazione del rapporto. Ma cosa c’è di preciso che non va nelle vecchie policy? E quali le alternative suggerite dal vertice? Ecco un punto, ricostruito sulla base dei documenti originali.

Il proibizionismo: un fallimento lungo 50 anni

Secondo il board degli esperti, decenni di approccio accusatorio e punitivo e di politiche aspre nei confronti di chi è coinvolto in una storia di droga avrebbero causato un peggioramento della salute pubblica e innescato nuovi problemi nell’ingranaggio sociale più che provvedere alla dissuasione al consumo e al traffico delle sostanze stupefacenti. Dati alla mano, i consumatori di droghe sono infatti passati da 203 a 243 milioni solo dal 2008 al 2012 (dati UNODC, World Drug Report 2014). Dagli anni ‘80 la produzione illegale di oppio nel Mondo è schizzata a un volume quasi quattro volte maggiore, con un abbassamento del prezzo dell’eroina fino al 75-80% negli stessi anni. Parallelamente all’aumento di volume totale di droga prodotta, anche il numero di sostanze psicoattive è stato da sempre in continuo aumento fino addirittura a superare, nel 2013, quello delle sostanze reputate illecite dalle leggi internazionali.

Il giro illegale di stupefacenti nel frattempo non ha fatto altro che rafforzarsi: gli ultimi numeri (dati del 2005) parlano di un traffico dove ruotano centinaia di miliardi di dollari, con cifre superiori a quelle del mercato di cereali, vino, birra, caffè e tabacco a livello planetario messe tutte insieme. Più tutti gli affari collaterali che scoraggiano gli investimenti mettendo a repentaglio micro e macro economie come quelle legate, per esempio, alla sfera del turismo. E non si tratta certo di business che prevedono le buone maniere: nel mezzo sono numerosissime le vicende di corruzione e violenza, anche armata, e le vittime connesse al giro della droga sono ormai nell’ordine delle centinaia di migliaia. Solo sul confine tra Pakistan e Afghanistan, una delle vene pulsanti dell’ingrosso globale, almeno 500 milioni di dollari l’anno devono essere spesi per operazioni paramilitari e il tentato controllo del terrorismo.

Il sapore clandestino del mercato della droga ha fatto inoltre aumentare il rischio di trovarsi a contatto con sostanze non solo di per sé nocive, ma anche pericolosamente adulterate o contaminate. Un caso su tutti, quello dell’eroina contenente antrace, ma si è registrato anche un incremento continuo dei casi di Hiv trasmesso via siringhe infette. In un regime di questo tipo risulta inoltre impossibile fornire i trattamenti di disintossicazione e supporto adeguati alle persone tossicodipendenti: negli Stati Uniti le vittime per overdose che avrebbero potuto essere salvate da una terapia farmacologica ammonterebbero a circa 20mila solo nell’arco del 2010.

E sul fronte dei diritti civili? Secondo la Global Commission, l’approccio punitivo delle policy di vecchia generazione si è dimostrato fortemente lesivo per la dignità dell’individuo nella stragrande maggioranza dei paesi del Mondo. Le pratiche dure avrebbero comportato un’erosione della libertà civile con conseguente stigmatizzazione dei tossicodipendenti e l’imposizione di condizioni di detenzione – e punizioni – spesso disumane. In 33 paesi, ricordiamo, il traffico di stupefacenti è punito con la pena di morte, e i cittadini che vengono giustiziati ogni anno sono più di 1.000.

Le nuove prospettive della lotta alla droga

A queste profonde spaccature la Commissione rilancia con una proposta in cinque punti il cui approccio è quello della tutela della salute dei cittadini senza-se-e-senza-ma, a discapito della ormai radicata visione criminale.

Il primo punto potrebbe essere riassunto con: “La salute e la sicurezza prima di tutto”. L’obiettivo primario delle policy secondo il gruppo di esperti dev’essere salvare le persone e il primo vero investimento sensato è quello per la protezione della comunità, per l’assistenza sanitaria e per le manovre di prevenzione.

Il secondo, strettamente collegato, riguarda l’accesso alle terapie di supporto per i tossicodipendenti, che dovrebbero per la Commissione comprendere morfina, metadone e, in generale, gli analgesici potenti necessari a superare le pene infernali delle crisi d’astinenza (e che in moltissimi paesi non vengono forniti).

Il terzo fulcro di discussione riguarda invece la depenalizzazione del possesso e l’uso di sostanze stupefacenti. “Smetterla con la criminalizzazione è requisito fondamentale per una policy davvero incentrata sulla salute” recita il rapporto, dove si chiede di volgere risorse per aghi sterili e terapie di sostegno piuttosto che fossilizzarsi sulla colpevolizzazione dei tossicodipendenti.

Un quarto fronte di dibattito si pone l’obiettivo di una ridistribuzione delle energie per fronteggiare la produzione e il mercato illecito di sostanze da abuso puntando ad alleggerire quelle che puntano ai piccoli trafficanti e laddove non vi è violenza, e battere invece a tappeto (e in modo strategico e capillare) le associazioni più dannose e aggressive. In parole semplici, punire in modo meno aggressivo coltivatori e corrieri, che spesso oggi subiscono invece le repressioni peggiori, e puntare invece a chi manovra i fili del sistema di cui fanno parte.

L’ultimo punto definisce infine la necessità di legalizzare e assumere il controllo del mercato della droga poiché, secondo la Global Commission, solamente l’inserimento nei canoni della legge potrà definitivamente contribuire a contenerne i danni. “I governi regolamentano tutto, dal consumo di alcol a quello delle sigarette fino ai farmaci, alle cinture di sicurezza, ai fuochi d’artificio, agli attrezzi e agli sport pericolosi” si trova scritto nella parte conclusiva della relazione: “Se vogliamo sul serio contenere e ridurre al minimo i potenziali rischi delle droghe, è necessario che si applichi anche in questo campo la stessa logica, per lo sviluppo di una policy che funzioni”. E no, legalizzare le droghe non significa sottovalutarle: inserirle in quadro normativo, secondo gli esperti, “è fondamentale proprio perché esse rappresentano un grosso pericolo, non di certo perché qualcuno pensa che facciano bene alla salute o alla società”.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Vladimir Agafonkir via Flickr

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