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Inversione del campo magnetico: da polo nord a polo sud in cento anni

86898565_563dab2319_zRICERCA – E se un giorno tutte le bussole puntassero verso sud? Questo scenario, che a prima vista potrebbe sembrare surreale, è molto più concreto di quanto si possa pensare.

Gli strumenti utilizzati dai navigatori per orientarsi da più di 2000 anni, funzionano grazie al campo magnetico terrestre, un involucro invisibile che avvolge Terra. Alcuni materiali particolarmente sensibili alla forza magnetica, come gli ossidi di ferro dell’ago della bussola, si allineano con il campo, che come è noto, è diretto verso il Polo Nord.

La situazione, tuttavia, non è sempre stata così. Negli ultimi 166 milioni di anni sono avvenute più di 300 inversioni complete del campo, con una media di un’inversione ogni 300.000-1.000.000 di anni. E oggi si è scoperto che queste inversioni possono essere molto più rapide di quanto si credeva in passato.  Un team di scienziati italiani, statunitensi e francesi, guidato da Leonardo Sagnotti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha pubblicato su Geophysical Journal International i risultati di uno studio condotto sugli Appennini.

I ricercatori erano impegnati a cartografare quelle zone, quando hanno trovato il bacino di un antico lago, oggi riempito da sedimenti. I sedimenti raggiungevano diversi chilometri di spessore e avevano mantenuto traccia di antiche eruzioni vulcaniche: la situazione ideale per compiere rilievi paleomagnetici e indagare le variazioni del campo magnetico nel tempo. Quando il materiale vulcanico si deposita nei bacini, infatti, le piccole particelle di ferro che contiene si orientano secondo la direzione del campo magnetico (proprio come gli aghi delle bussole). Esaminando gli strati di lava risalenti a 780.000 anni fa i geologi hanno osservato a un certo punto un indebolimento del campo magnetico, una serie di tentativi di inversione e infine il cambio di polarità che sarebbe avvenuto in tempi paragonabili a quelli di una vita umana. I poli magnetici si sarebbero spostati in media alla velocità di due gradi all’anno.

Sul meccanismo alla base delle inversioni del campo magnetico terrestre resta ancora tanto da scoprire, anche se per il momento gran parte della comunità scientifica ne attribuisce le cause alle differenze di movimento tra le parti liquide e solide che si trovano in profondità, all’interno della Terra. Sull’intervallo di tempo tra una inversione e l’altra finora non sono state trovate periodicità o regolarità. Infatti, i vari studi condotti sui sedimenti hanno mostrato che lunghi intervalli in cui il campo mantiene la stessa polarità possono essere seguiti da brevi intervalli con polarità opposta.

Nel giugno scorso l’Agenzia Spaziale Italiana aveva rilevato un’indebolimento del campo magnetico terrestre e in quell’occasione gli scienziati non hanno escluso che potesse trattarsi della fase iniziale di una nuova inversione. Che, alla luce di questa nuova scoperta, potrebbe avvenire anche in tempi piuttosto rapidi.

Quali potrebbero essere le conseguenze dell’inversione della polarità del campo magnetico terrestre? Un evento del genere non è mai stato osservato, ma si pensa che potrebbe provocare un malfunzionamento degli apparecchi elettrici.

Il campo magnetico, inoltre, protegge la Terra dalle particelle energetiche dei raggi solari e cosmici e gli effetti di un suo forte indebolimento sulla vita non sono noti, specialmente nel caso che l’inversione fosse preceduta da una fase di instabilità. Un dato di fatto, tuttavia, è che le due ultime inversioni si sono verificate quando c’era già l’uomo e non ne hanno provocato l’estinzione.

“Dobbiamo capire ancora molto sugli effetti biologici delle inversioni” hanno dichiarato i ricercatori, che invitano a non cedere agli allarmismi perché gli indizi che farebbero presupporre un’inversione imminente non sono ancora abbastanza.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Bruce Irving, Flickr

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