Cosa vi siete persi a dicembre

Mentre cercate di smaltire i resti dei cenoni delle feste, qualche articolo per tenervi compagnia

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CULTURA – Che cosa ci ha fatto indignare il 7 aprile dello scorso anno? E il 14 maggio? Per che cosa abbiamo sbraitato sui social media il 27 ottobre? Per i veri nostalgici dell’oltraggio social, Slate ha realizzato una sorta di calendario dell’avvento dell’indignazione 2014: dalle uscite misogine ai commenti razzisti, dalle paranoie su Ebola alle promesse non mantenute di farsi mangiare vivi da un anaconda, se volete tuffarvi in una mezz’ora di revival di sdegno e risentimento non avete che l’imbarazzo della scelta!

Non rientra nella raccolta di Slate, ma ha fatto di certo indignare i cittadini peruviani: la decisione degli attivisti di Greenpeace di richiamare l’attenzione sulla necessità di passare a energie rinnovabili è costata all’associazione una figuraccia su scala mondiale. Invece di esporre cartelloni davanti al palazzo a Lima dove i leader mondiali stavano discutendo del cambiamento climatico, gli ambientalisti hanno infatti scelto una location certamente più suggestiva, ma appena problematica: le Linee di Nazca, gli enormi e suggestivi disegni realizzati dalla civiltà pre-Inca circa 1500 anni fa, dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. «Un vero schiaffo a tutto quello che i peruviani considerano sacro», ha dichiarato Luis Jaime Castillo, vice ministro della Cultura peruviano.

Per un’informazione più seria e approfondita (che non prevede di camminare su alcun patrimonio storico) sulle attuali discussioni sul cambiamento climatico, vale la pena visitare il sito Road to Paris, pensato come una preparazione alla conferenza sul clima di Parigi del 2015. Per esempio in questo articolo la giornalista Alice Bell presenta i dieci appuntamenti in cui si discuterà nei prossimi mesi del futuro del nostro pianeta.

Tra i temi da trattare, un ruolo importante lo avrà la gestione e la riduzione del rischio ambientale. Una bella lettura sull’argomento, in occasione dei dieci anni dallo tsunami del 26 dicembre 2004, è l’articolo del giornalista Jacopo Pasotti, che racconta di come l’integrazione della tradizione nella conoscenza scientifica può contribuire a costruire una cultura del rischio più efficace e adeguata.

Per i veri appassionati di mappe e visualizzazioni, CityLab ha ricostruito un viaggio in 14 mappe dell’anno appena concluso, dalla crisi in Ucraina ai tweet su #Ferguson.

Alcune settimane fa ho sperimentato per mezza giornata quello che nessuno credeva davvero possibile, e ho dovuto scrivere terrorizzata a tutti i miei amici dicendo «Non c’è più Google» – cit. (provate voi a cercare informazioni su cosa fare quando vi scompare Google senza poterlo cercare su Google…). Forse per questa disturbante disavventura ho trovato molto commovente questo articolo sulle bizzarre richieste che la gente faceva ai bibliotecari prima che esistesse internet. Da una raccolta di domande e risposte pubblicate sul profilo Instagram della New York Public Library, possiamo leggere «È possibile tenere un polpo in casa privata?», «La Bibbia ha un copyright?» o «Cosa significa sognare di essere inseguiti da un elefante?». Se pensavate che le domande bizzarre fossero nate con Yahoo Answers, scoprirete di sbagliarvi di grosso.

Approfitto di aver sforato nel 2015 per riportare una buona notizia che speriamo non sfugga a nessuno: il medico italiano Fabrizio Pulvirenti, ricoverato dopo aver contratto il virus Ebola, è stato dimesso dall’ospedale.

@ValentinaDaelli

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

2 Commenti su Cosa vi siete persi a dicembre

  1. Claudio Casonato // 2 gennaio 2015 alle 19:39 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  2. Un bel articolo! Complimenti!

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