CRONACAULISSE

Dieci candeline per Kyoto

Abbiamo festeggiato i 10 anni dall'entrata in vigore del Protocollo, ma il 2020 si avvicina e le intese non sono ancora del tutto consolidate. Si spera in Parigi 2015

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CRONACA – Dieci anni fa, 16 febbraio 2005 entrava in vigore il Protocollo di Kyoto, un accordo internazionale in cui tutti i paesi firmatari si impegnano per la riduzione globale delle emissioni di gas serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo). L’accordo era stato sottoscritto otto anni prima, l’11 dicembre 1997, da oltre 180 Paesi durante la Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
In realtà, anche se ne festeggiamo il decimo compleanno, il Protocollo aveva un scadenza: il 31 dicembre 2012. Tuttavia, dopo i risultati negativi delle conferenze di Copenhagen 2009, Cancun 2010, Durban 2011, nel novembre del 2012 a Doha, in Qatar, si è aperto il vertice annuale dell’ONU COP18 sui cambiamenti climatici, che ha esteso gli impegni assunti con il Protocollo di Kyoto fino al 2020. Una seconda fase questa, che sarebbe dovuta entrare in vigore solo con la ratifica di tre quarti dei paesi firmatari a Kyoto.
La questione centrale è oggi capire se quello che è stato fatto finora ha in qualche modo raggiunto l’obiettivo di Kyoto, ridurre cioè le emissioni del 5% rispetto al 1990.
La risposta è complessa e sembra non esistano dati certi al momento per tutti i paesi, ma almeno per quanto riguarda l’Italia secondo il recente dossier Clima 2014 della Fondazione per lo sviluppo sostenibile pare che l’obiettivo sia stato raggiunto. Con 435 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2013, il 6% in meno circa rispetto a 23 anni prima.
Il punto è che il tempo stringe, il 2020 si avvicina e una vera intesa che metta d’accordo tutti non si è ancora trovata, e per questo la ratifica della seconda fase dell’accordo non si è ancora completata. A dieci anni esatti dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, molto c’è ancora da fare in particolare fuori dall’Europa, fra Cina e Stati Uniti, tanto che le aspettative per il prossimo incontro delle Nazioni Unite che si terrà tra novembre e dicembre 2015 a Parigi sono molte.

@CristinaDaRold

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Daniel Boyd, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

4 Commenti

  1. C’è da augurarsi che quelle 10 candeline siano … “alla memoria”, visto l’incredibile sperpero di risorse fatto per inseguire quell’ideologia fuorviante .
    Purtroppo, l’Europa (e l’Italia senza alcuna analisi concreta di valutazione e di merito) ha cavalcato alla grande questa follia ed i risultati hanno certo contribuito a consolidare la grave recessione e crisi che è ormai divenuta cronica.
    Eppure, ad un’analisi di merito (peraltro fatta dalla SSC) è evidente la penalizzazione che a suo tempo fu fatta all’Italia con il “Burden Sharing Agreement” definito in Ue nel 1998, guarda caso favorendo, invece, Germania, Francia, U.K. e Olanda.

    Buonsenso vorrebbe che si approfondissero le cose, senza il condizionamento ideologico che finora ha ampiamente condizionato questi temi, per aiutare il Paese a difendere meglio la ns. industria manifatturiera e, conseguentemente, il benessere e lo sviluppo per gli italiani tutti (o quasi) !

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