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La luce non è un bene comune

Alcuni numeri per misurare le differenze prodotte dall'illuminazione

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SPECIALE FEBBRAIO – Per noi basta un click sull’interrutore e la stanza è illuminata, per tutto il tempo che vogliamo e anche con diversi punti-luce che abbelliscono gli ambienti in cui viviamo. Ma al mondo, secondo i dati raccolti da UNEP nel 2013,  sono circa 1,3 miliardi le persone che non hanno accesso all’energia elettrica per l’illuminazione.
Secondo i dati raccolti da World Bank nel 2010, l’accesso all’energia elettrica negli spazi urbani è assicurato in media all’87% della popolazione mondiale, con forti differenze tra paesi sviluppati e non.  L’accesso all’energia è uno di quei diritti che fatichiamo a rendere accessibile a tutti: infatti tra  il 1990 e il 2010, cioè nell’arco di 20 anni, la percentuale della popolazione urbana che ha acquisito la possibilità di accedere all’energia elettrica è aumentata solo di 4 punti percentuale.
La situazione peggiora nel momento in cui si vanno a considerare le aree rurali:  in media solo il 67% della popolazione rurale mondiale  ha accesso all’energia elettrica. In questo caso però il passo in avanti dal ’90 al 2010 è stato più ampio, registrando un aumento di 8,1 punti percentuale.

Facendo una media dei dati provenienti da città e campagna, la mappa della distribuzione dell’energia elettrica corrisponde a questa:

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Pur non essendo diffusa in tutto il mondo, la rete elettrica consuma a livello mondiale il 19% del totale dell’energia prodotta. Secondo una stima dell’International Environmental Agency, il prezzo del servizio che include energia, strumenti di illuminazione e il costo del lavoro ammonta a 360 miliardi di dollari, circa 1% del PIL mondiale.

Accesso all’energia e salute

Per sopperire alla mancanza di energia elettrica la parte più povera del mondo fa uso soprattutto di lampade al cherosene. Secondo UNEP sarebbero 670 milioni di lampade a cherosene quelle che illuminano i paesi poveri del mondo,  con un consumo medio di 25 miliardi di litri di cherosene e con una spesa annua per gli utilizzatori finali pari a 23 miliardi di dollari.
Le lampade al cherosene costituiscono un pericolo per le persone che le usano:  è facile che accadano esplosioni e incendi, così come è facile cadere in problemi di tipo respiratori per i gas inalati.

La salute e la luce sono correlate anche quando si parla di incidenti stradali: in base ai dati raccolti da Bollough del Light Research Center, nel momento in cui le strade sono ben illuminate, il numero di incidenti notturni rispetto a quelli diurni eccede di un 12%, percentuale destinata ad alzarsi in caso di strade buie.
E il dato sembra essere confermato dal numero di incidenti stradali che avvengono nei paesi emergenti. Infatti soprattutto nei paesi a basso reddito, la rapida motorizzazione non accompagnata da una pianificazione della sicurezza stradale ha portato a un incremento degli incidenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’8% delle morti causate da incidenti su strada avviene nei paesi con un reddito medio dove vive il 72% della popolazione, ma dove vi sono soltanto il 52% dei veicoli registrati in tutto il mondo. Questo indica un’incidenza di morti troppo elevata se posta in relazione al grado di motorizzazione.
Il più alto tasso di morti per incidenti stradali si registra in Africa, con 24,1 morti su 100 mila abitanti.
Stando alle stime dell’NZTA Economic Evaluationa Manual, si potrebbero ridurre gli incidenti su strada di circa il 35% portando la luce laddove ancora non c’è.

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Accesso all’energia e ambiente

L’illuminazione è dunque alla base dello sviluppo di un popolo, è fondamentale per poter lavorare di più e meglio, e serve anche per salvaguardare la salute degli abitanti. Ma la maggior diffusione della corrente elettrica, che è comunque auspicabile, dovrebbe essere bilanciata e guidata tramite precise policy.
Infatti con gli attuali andamenti economici e nei consumi energetici, le previsioni fanno pensare a un aumento dell’uso dell’energia elettrica pari all’80% andare al 2030. Se continueremo di questo passo senza prendere alcuna misura, le emissioni di CO2 causate dall’energia elettrica raggiungeranno le tre Giga-tonnellate entro il 2030.
Il rischio sarebbe soprattutto per l’ambiente. E infatti secondo l’ultimo rapporto Light Labour Lost dell’International Energy Agency, i gas-serra emessi dall’uso della corrente elettrica sarebbero pari al 70% di quelli emessi dalle automobili. E le lampade che funzionano con derivati del petrolio, usate dove non arriva la corrente elettrica, amplificano il problema. Anche se le lampade a diesel o a paraffina coprono solo l’1% dell’illuminazione globale, sono responsabili del 20% delle emissioni di CO2.

Tagli alle spese, ridimensionamento forzato dei consumi, regime di austerity, diminuzione delle ore di accensione, aggiornamento tecnologico tramite sorgenti più efficienti e sistemi di monitoraggio, sono le misure  che i paesi ricchi hanno iniziato a prendere per un consumo più sostenibile dell’energia.  Più difficile diffondere i sistemi più efficienti nei paesi più poveri, quantomeno per la spesa iniziale che bisogna sostenere.
Tuttavia sono proprio i governi con le loro policy che possono educare i cittadini, formare esperti, incoraggiare la costruzione di infrastrutture sostenibili, e anche offrire supporto e sostegno a quei paesi che per ora vedono nel rifornimento della corrente elettrica un indicatore chiave del loro sviluppo socio-economico.

@AnnoviGiulia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: woodleywonderworks, Flickr

 

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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