AMBIENTEULISSE

Che effetti ha il cambiamento climatico sull’agricoltura Europea?

Uno studio cerca di fare chiarezza sugli effetti del clima sulle coltivazioni in Europa. Secondo i risultati ad avere la peggio sono regioni mediterranee come l'Italia

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AMBIENTE – I cambiamenti climatici influenzano in maniera differente i paesi dell’Europa e a soffrire di più sarebbero i paesi mediterranei, in particolare alcune zone dell’Italia. Questo il risultato di uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of The United States of America e condotto da due ricercatori della Stanford University.

L’agricoltura è un settore che risente pesantemente dei cambiamenti climatici e da tempo si paventa il rischio che un innalzamento della temperatura possa comportare disastri nell’intera produzione alimentare in larghe fasce del mondo. Esistono però pochi dati statistici su cos’è avvenuto finora e in particolare sull’effetto reale che hanno avuto le temperature e la diversa piovosità sulle rese.

L’accento sull’Europa è importante perché già dai primi anni ’90 vi è una stagnazione a livello delle rese di grano e orzo che si sono ormai stabilizzate, forse proprio per effetto dei cambiamenti climatici, anche se gli studi finora effettuati avevano dato risultati non affidabili. Per questo motivo, non essendoci prove a supporto della tesi, i due autori dello studio Frances C. Moore e David B. Lobell hanno elaborato due test statistici per controllare se questa correlazione fosse effettivamente anche una causazione. Nei test sono stati analizzati quattro prodotti agricoli fondamentali, come frumento, orzo, mais e barbabietola da zucchero.

Dai risultati è emerso che il clima può essere davvero determinante nel rendimento a lungo termine, anche se gli impatti a livello complessivo sul continente Europeo sono da considerarsi modesti. Il fattore climatico, infatti, è solo un aspetto parziale da considerare, mentre sembrano essere molto più significative le modifiche nelle politiche agricole e ambientali. In dati, la riduzione media della produzione europea dovuta ai cambiamenti climatici è del 2,5% per il grano e del 3,8% per l’orzo, mentre la resa di barbabietola da zucchero e mais è addirittura leggermente aumentata (0,2 e 0,3% rispettivamente).

Si tratta però della sommatoria di una situazione molto eterogenea: alcune regioni dell’Europa centro-settentrionale hanno addirittura beneficiato dei cambiamenti climatici, mentre altre sono state fortemente penalizzate. A risentirne maggiormente sono state le regioni mediterranee e in particolare l’Italia: il declino delle rese, per tutte e quattro le colture, a parte eccezioni in alcune zone, è stato molto forte e per frumento, mais e barbabietola la riduzione di resa ha raggiunto addirittura soglie del 30%, per effetto del cambiamento climatico.

Una situazione, quindi, che se fa tirare un parziale sospiro di sollievo (almeno per ora) all’Europa a livello globale, ma che risulta molto preoccupante per un paese come l’Italia che fa dell’agricoltura e dei prodotti agricoli un grande vanto. Dati che devono fare riflettere sulle strategie politiche, ambientali e tecnologiche da prendere per far fronte al problema.

@FedeBaglioni88

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: www.Michie.ru, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

11 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo, ho trovato molto interessante il modo in è stato affrontato il tema dei cambiamenti climatici e agricoltura. Tuttavia pensavo che i piccoli passi in avanti fatti ultimamente nell’ambito ambientare saranno praticamente nulla, la situazione pare peggiorare. Anche l’Articolo non arresta il suo riscaldamento, leggevo a riguardo un interessante articolo su Focus. Ci vorrebbero dei cambiamenti radicali, questi problemi si sottovalutano tanto.

  2. Ipotizzare che le differenze sulle rese agricole di alcuni cereali sia dovuto al naturale Cambiamento Climatico ha un qualche senso se tali cambiamenti avessero una portata concretamente rilevante, cosa che invece non è possibile affermare. Se poi tali Cambiamenti dovessero essere causati dallaumento emissioni di GHG (ed in particolare CO2, che è il naturale alimento del mondo vegetale), allora la cosa appare ancor più contradditoria, perchè una marginalissima (sul totale comunque presente e rilasciato in atmosfera da fattori naturali) maggior quantità dovrebbe favorire la crescita delle piante.

    Forse, la principale e vera ragione può invece essere la degradazione dei terreni coltivati, per un insieme di fttori, ma anche di tecniche agricole.

    Forse, sarebbe certamente stato utile leggere qualcosa su quanto è stato registrato in Francia, Paese vicinissimo a noi (e quindi che non può aver avuto influenze dei Cambiamenti Climatici globali di un qualche rilievo), visto che è il principale Paese Ue per la produzione appunto di cereali.

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