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Influenza? Dopo i 30 viene una volta ogni 5 anni

Ci sono quei sintomi che appena li notiamo ci fanno pensare all'influenza. Ma raramente è così, perché via via che cresciamo questa ci colpisce sempre meno

2266710019_a14d6d3a82_zWHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Se con il cambio di stagione, il primo freddo, il primo freddo che in realtà non era tale ma un weekend umido, insomma, se avete più di 30 anni e vi siete presi l’influenza per l’ennesima volta (nonché vi pare ormai di doverci passare ogni anno), ricredetevi. Secondo un nuovo studio su PLoS Biology gli adulti che hanno superato la vostra età possono prendere l’influenza circa un paio di volte ogni dieci anni. I vostri sintomi, perciò, potrebbero essere causati da svariati patogeni, rendendo piuttosto complicato anche fare stime.

I ricercatori guidati da Adam Kucharski (che ha lavorato allo studio all’Imperial College London per poi continuare le analisi alla London School of Hygiene & Tropical Medicine), hanno analizzato campioni di sangue prelevati da un gruppo di volontari provenienti dalla Cina meridionale, per valutare il livello di anticorpi presenti sviluppati contro nove dei ceppi influenzali presenti in Cina tra il 1968 e il 2009.

Hanno scoperto che via via che un bambino passa dall’infanzia all’età adulta, l’influenza colpisce sempre meno: prenderla una volta l’anno diventa solo un ricordo e, secondo gli scienziati, un motivo potrebbe essere che si tende sempre meno a entrare in contatto stretto con molte persone. «Ci sono molte discussioni in merito a quanto spesso ci si possa prendere l’influenza, e quando invece si tratti di malattie che hanno sintomi simili ma sono causate da qualcos’altro», commenta Kucharski.

«Questi sintomi possono essere causati da semplici virus del raffreddore, come il rhinovirus e il coronavirus. Altre persone non sapevano di aver avuto l’influenza, ma l’infezione è emersa una volta testato il campione di sangue. È la prima volta che viene ricostruita la storia delle infezioni di un gruppo di persone in questo modo».

I ricercatori hanno elaborato anche un modello matematico per studiare come cambia la nostra immunità all’influenza durante la vita, via via che incontriamo diversi ceppi del virus. Il nostro sistema immunitario, spiegano, risponde alla presenza dei virus producendo anticorpi, che mirano in modo specifico alle proteine presenti sulla sua superficie. Queste proteine possono modificarsi se il virus si evolve, ma nel nostro sangue rimangono comunque gli anticorpi, e la memoria dei ceppi influenzali già incontrati in passato.

Il modello ha anche confermato le evidenze già emerse da studi precedenti: i primi ceppi influenzali che incontriamo durante la vita scatenano risposte immunitarie più forti rispetto a quelli che ci colpiscono crescendo. Grazie a questi dati potrebbe essere più facile fare previsioni accurate sull’evoluzione dei virus, e gli scienziati avranno a disposizione una base di dati per stabilire quanto l’immunità a determinati ceppi possa influenzare l’efficacia dei vaccini. «Quello che abbiamo fatto è stato analizzare come l’immunità di una persona si costruisca durante una vita di influenze. Informazioni che ci aiuteranno non solo a capire meglio la suscettibilità della popolazione, ma anche quanto sia facile diffondersi per un ceppo stagionale nuovo».

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Davide Taviani, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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