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L’odore di una stretta di mano

Come i cani, anche noi cerchiamo di comprendere chi abbiamo di fronte annusandoci.

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RICERCA – Annusare le nostre mani dopo aver stretto la mano a qualcuno ci consente di riconoscere alcuni segnali chimici prodotti dagli altri. Lo ha chiarito uno studio recentemente pubblicato sulla rivista eLife.
Il sudore umano dice molto di noi. Sappiamo che dà informazioni sulla salute, indica il genere al quale apparteniamo e se stiamo provando forti emozioni.

Uno studio condotto nel 2012 aveva addirittura dimostrato che anche l’età ha un odore poiché il nostro corpo si modifica nel corso della vita a causa dei cambiamenti chimici che avvengono nell’organismo con la crescita, la maturità e poi la vecchiaia. I risultati supportano la comune convinzione che ci sia un particolare “odore di anziano” che riusciamo ad identificare molto chiaramente, nonostante sia considerato abbastanza neutro, tutto sommano non sgradevole e poco intenso. Mentre, strano a dirsi, l’odore delle persone di mezza età (e certamente quello degli adolescenti) è considerato più intenso e pungente.

Oggi crediamo anche che, per buona parte, le informazioni che riceviamo dalla chimica delle persone siano rilevabili dagli altri esseri umani. Lo scambio di segnali chimici è, quindi, parte del comportamento umano, eppure non sappiamo come questi segnali si trasmettano da un individuo ad un altro. Ma sappiamo che usiamo la stretta di mano per fare nuove conoscenze, per salutare e per presentarci. A che pro? Non sarà questo il momento in cui ci scambiamo segnali chimici con gli sconosciuti? E come facciamo a sentirli? A queste domande hanno cercato di rispondere i ricercatori del Weizmann Institute of Science, autori dello studio su eLife, dando la mano a tutti i 280 volontari che erano stati chiamati a partecipare ad uno studio alla cieca. Nei circa 20 secondi di presentazione tra lo sperimentatore e ogni partecipante (entrambi dello stesso sesso) o tra i partecipanti, i due si stringevano (o meno) la mano. I movimenti della mano destra dei volontari sono stati seguiti negli 80 secondi che precedevano e seguivano la stretta. “Ci siamo accorti che gli esseri umani annusano le loro stesse mani molto più speso di quanto si pensi – hanno chiarito gli autori – e questo comportamento aumenta dopo una stretta di mano”. Dopo una stretta tra individui dello stesso genere una percentuale considerevole di persone portava la mano al viso, in vicinanza del naso, molti di più rispetto agli individui che non avevano stretto la mano a nessuno. Ma per capire se questo comportamento fosse realmente atto ad annusare, i ricercatori hanno usato dei cateteri nasali in grado di rilevare la potenza della sniffata. Ed ecco che è stato chiaro che il flusso d’aria in ingresso raddoppiava quando portavano la mano vicino al naso. Era evidente che non si grattavano, non si toccavano semplicemente il viso, ma annusavano davvero l’odore che l’altro aveva trasmesso alla mano.

Successivamente i ricercatori hanno scoperto anche che potevano manipolare il comportamento post-stretta introducendo artificialmente diversi altri odori. Ad esempio, quando l’esperimento veniva effettuato usando un profumo unisex, la percentuale di annusate post-stretta aumentava. Al contrario calava se si introducevano odori derivanti dagli ormoni sessuali.
Questi ultimi test hanno definitivamente dato prova della natura olfattiva dell’usanza della stretta di mano.

In natura ogni odore è un messaggio
“I nostri risultati suggeriscono che le persone non sono semplicemente esposte in modo passivo ai segnali sociali chimici – ha spiegato Idan Frumin, ricercatore che ha condotto lo studio sotto la guida di Noam Sobel –  ma li cercano attivamente. Roditori, cani e altri mammiferi annusano comunemente loro stessi e gli altri nelle interazioni sociali, e sembra proprio che, nel corso dell’evoluzione, gli esseri umani abbiano conservato questa pratica, ma solo ad un livello subliminale”.
Gli animali, invece, lo fanno consapevolmente e comunemente. Perché in natura, spesso, si comunica attraverso gli odori.

Piacere di annusarti (il sedere)
Il cane utilizza l’olfatto più di qualsiasi altro senso come strumento attraverso il quale ricevere informazioni rilevanti sull’ambiente e suoi suoi consimili, oltre che sull’uomo. Riceve informazioni sull’altro attraverso la ricezione dei feromoni, che sono prodotti in diverse zone del corpo. Per questo, nell’annusare, il cane non si ferma al muso dello sconosciuto o alla pelle del corpo. Ma annusa anche e soprattutto la zona anale e le orecchie. È il profumo dei feromoni, prodotti in maniera massiccia dalle ghiandole perianali (motivo per cui si trovano anche nelle deiezioni, sulle quali ogni cane ama indugiare quando ne incontra per a strada), nel condotto uditivo esterno e nella parte dorsale della coda.

Diritto di sniffata
Il naso dei roditori possiede oltre 1.200 diversi tipi di recettori.
Hanno un fiuto decisamente eccezionale e, nel rapporto a due, chi sniffa di più è il migliore. L’esemplare dominante è quello che si prende la libertà di annusare l’altro più accuratamente, mentre il sottomesso rallenta il ritmo dell’annusata in direzione del più “grosso”. Essere l’annusatore forte o debole dipendono dallo status dei roditori. I più dominanti saranno anche quelli più inclini all’attacco se, nel tête-à-tête, vedranno che l’altro è restìo a rallentare il respiro.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine:
드림포유, Flickr


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