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L’accordo sul nucleare iraniano in 10 domande

10 domande (e 10 risposte) sulla crisi nucleare iraniana, il ruolo dell'Italia, l'accordo raggiunto ieri e lo stato degli armamenti nucleari nel mondo.

Mohammad_Javad_Zarif_2014Perché il nucleare iraniano sta creando così tanti problemi?

La crisi nucleare iraniana (ne abbiamo parlato qui e qui) è formalmente iniziata nel 2002, quando, in agosto, un esponente del People’s Mujahedin of Iran, un gruppo dissidente in esilio negli Stati Uniti, rivelò all’opinione pubblica che l’Iran stava arricchendo uranio in maniera pesante nei siti nucleari di Natanz e Arak (la CIA già da tempo lo sapeva). Nel dicembre dello stesso anno, gli Stati Uniti accusano l’Iran di voler costruire un’arma atomica: inizia formalmente la crisi nucleare iraniana attuale. Sebbene vi siano altri paesi che si stanno armando, l’Iran è diventato uno dei principali dossier internazionali per due ordini di ragioni: innanzitutto perchè è stato inserito nell’Asse del Male del Presidente Bush Jr, forzando Teheran (allora governato dal Presidente Ahmadinejad) all’isolamento internazionale; ma soprattutto perché un’Iran con l’atomica avrebbe spinto l’Arabia Saudita e Israele, i due rivali storici nella regione, a dotarsi, nel primo caso, o rafforzare, nel secondo, il proprio un armamento nucleare, innescando così una corsa agli armamenti.

Che cosa prevede l’accordo raggiunto ieri a Losanna?

L’Accordo di Losanna (formalmente è un Joint Statement, una Dichiarazione Congiunta) è emerso dopo lunghe e complesse trattative, specialmente negli ultimi giorni. Per questo, e per la necessità (soprattutto statunitense) di raggiungere un risultato, è sostanzialmente un accordo-quadro: pur definendo alcuni impegni precisi, in pratica si limita a definire tre linee guida. Innanzitutto, prevede la ten years clause, la clausola dei dieci anni, ovvero un meccanismo che non dovrebbe permettere l’arricchimento in tempi brevi dell’uranio per fini militari; se il meccanismo funzionasse, l’Iran dovrebbe impiegare appunto dieci anni per crearsi una bomba atomica: un tempo più che sufficiente alla comunità internazionale per bloccarlo. Il secondo punto è l’apertura e il parziale smantellamento dei siti di ricerca e sviluppo considerati più sensibili per la creazione di un arsenale nucleare (in particolare i siti di Fordo e Natanz). Se l’Iran rispettasse questi impegni, gli occidentali garantirebbero la cessazione progressiva delle sanzioni occidentali contro Teheran, sanzioni che hanno portato al collasso l’economia del paese mediorientale.

Che cosa è il Trattato di Non Proliferazione Nucleare?

Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare è un trattato internazionale promosso da Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna nel 1968 (entrò in vigore nel 1970). I tre princìpi su cui si regge il Trattato sono: garanzia di libero accesso al nucleare per uso civile (principalmente per la produzione di energia elettrica), disarmo, ovvero riduzione o eliminazione delle armi nucleari esistenti, e non proliferazione, ovvero non cercare di dotarsi di ulteriori armi nucleari. Quest’ultimo punto, in particolare, è al centro della crisi iraniana. A oggi, 190 paesi al mondo hanno firmato (e in larga parte anche ratificato) il Trattato, tra cui anche l’Iran. Il prossimo mese, nel maggio 2015, inizieranno i colloqui per rinnovarlo. Inizialmente, dopo il discorso del Presidente Obama a Praga nel 2009, molti analisti pensavano che il momento di un disarmo effettivo ed efficace era finalmente arrivato, tuttavia la grande instabilità del sistema internazionale attuale rende molto improbabile questa ipotesi.

Che ruolo ha avuto l’Italia durante la crisi?

L’accordo di Losanna è stato concluso tra l’Iran e il cosiddetto gruppo 5+, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Usa, Cina, Francia, Inghilterra e Russia più la Germania. L’Italia quindi non era presente alle trattative: Federica Mogherini, ex Ministro degli Esteri italiano, era presente in qualità di Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea, che faceva da elemento terzo e imparziale durante i colloqui, i cosiddetti buoni uffici. L’Italia non ha preso parte alle trattative per due ragioni. Innanzitutto, politicamente, non è riuscita ad imporsi come interlocutore, pur essendo uno dei maggiori partner commerciali europei dell’Iran. Inoltre, da sempre, l’Italia ha mantenuto, nella pratica (non a parole), un atteggiamento di neutralità nelle dispute tra paesi occidentali e  mediorientali, intrattenendo spesso forti legami con il mondo musulmano. Infine, ltalia e Iran hanno tradizionalmente degli ottimi rapporti diplomatici, sin dai tempi dello Shah (Reza Pahlavi era, ad esempio, intimo amico di Mattei).

Qual è stato, invece, il ruolo dell’ICTP (e che cosa è l’ICTP)?

Pur non essendo coinvolta direttamente nei colloqui, l’Italia è stata, suo malgrado, al centro di un incidente diplomatico. L’Abdus Salam International Centre of Theoretical Physics (ICTP) è un centro di ricerca internazionale del sistema delle Nazioni Unite, con sede a Trieste e largamente finanziato dall’Italia (è uno dei cardini della science diplomacy italiana). Fu creato, nel 1964, su iniziativa del fisico italiano Paolo Budinich e di Abdus Salam (Premio Nobel nel 1979), che, tra le altre cose, fu il padre del programma nucleare a scopo civile del suo Paese natale, il Pakistan (c’è discordanza sul suo ruolo nella costruzione degli armamenti nucleari). Il centro di ricerca si pone come arena in cui i ricercatori di tutto il mondo, soprattutto quelli provenienti dai paesi in via di sviluppo, possano studiare, aggiornarsi e confrontarsi a livello internazionale, attraverso premi, workshop e borse di studio. Nel maggio 2014, Le Monde ha rivelato che l’ICTP è stato (e forse lo è anche oggi) uno dei centri di ricerca più spiati al mondo dalla NSA statunitense, proprio perchè temeva che gli scienziati iraniani potessero ottenere informazioni importanti attraverso il normale dibattito accademico. La Repubblica italiana, tuttavia, non ha mai protestato in maniera formale per questa violazione.

Quali sono le sanzioni contro l’Iran?

Le sanzioni imposte da USA e UE all’Iran coinvolgono tre aspetti. Uno, quello più classico, riguarda l’economia, con il blocco di importazioni ed esportazioni soprattutto in ambito petrolifero: nel maggio 2011 l’Iran esportava più di due milioni di barili al giorno, nello stesso mese del 2013 solo 700.000. Paradossalmente, inoltre, pur essendo uno dei maggiori produttori al mondo, durante le sanzioni in Iran c’è stata una grande scarsità di benzina, poiché il Paese dipende dall’estero per la raffinazione del petrolio. Le sanzioni sono state anche di carattere politico, portando ad un quasi completo isolamento politico di Teheran, isolamento che si è parzialmente allentato con l’arrivo al potere del nuovo Presidente Rouhani. Il terzo tipo di sanzioni è di carattere tecnico-scientifico, attraverso il divieto di trasferimento di tecnologie e conoscenze che possano in qualche modo aiutare l’Iran nell’arricchimento dell’uranio e, quindi nella costruzione della bomba (qui è entrato in gioco l’affaire ICTP). Infine, gli Stati Uniti già prima della crisi avevano vietato alle loro aziende qualsiasi esportazione verso Teheran (con eccezione degli aiuti umanitari) a seguito della Crisi degli ostaggi del 1979 e poiché accusano l’Iran di violare i diritti umani e di non collaborare con l’IAEA, l’agenzia delle Nazioni Uniti che monitora il nucleare.

Quali altri paesi hanno armamenti nucleari?

Attualmente ci sono cinque Stati che hanno aderito al TNP, ma che hanno ufficialmente un armamento nucleare. Sono il gruppo di stati membri che siedono in modo permanente al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Stati Uniti (4800 testate totali), Russia (4480), Cina (250), Francia (300) e Inghilterra (225). Altri due stati non sono firmatari del TNP ma hanno un armamento nucleare dichiarato: India (120 testate) e Pakistan (che confina con l’Iran e ha 110 testate) hanno creato il proprio arsenale proprio in risposta l’uno all’altro, soprattutto per la questione del Kashmir; tuttavia, tra i due paesi è stato instaurato un canale di dialogo abbastanza solido, che sembra aver scongiurato al momento il possibile innescarsi di un conflitto nucleare. Infine ci sono gli stati che sono sospettati di possedere armamenti nucleare. Questi sospetti sono più o meno confermati: sicuramente Israele ha un arsenale nucleare segreto (stimato in circa 80 testate), mentre sul numero di testate in possesso della Corea del Nord non vi è una stima attendibile (si parla comunque di circa una decina di testate). I paesi sospettati di aver tentato di creare testate nucleari sono l’Arabia Saudita (ma alcuni analisti ritengono che continui i suoi programmi), l’Egitto sotto Hosni Mubarak e la Libia di Gheddafi. Questi ultimi due paesi al momento non sembrano avere un programma nucleare attivo. L’Iraq fu accusato di aver creato delle testate nucleari, ma tali accuse, dopo l’invasione statunitense, si rivelarono infondate. Infine, l’unico paese che al momento sembra aver adempiuto al disarmo nucleare totale, ovvero che abbia smantellato completamente il suo programma nucleare militare, è il Sudafrica, anche se è uno dei maggiori esportatori di uranio (Israele fu uno dei pochi paesi a non aderire al boicottaggio internazionale del Sudafrica durante l’apartheid, proprio per garantirsi il rifornimento di uranio), mentre Ucraina, Bielorussia e Kazakistan hanno ceduto alla Russia gli armamenti nucleari ereditati dall’Unione Sovietica negli anni ’90.

Che senso ha avere un’arma atomica nel 2015?

Durante la guerra fredda, possedere testate nucleare aveva paradossalmente un ruolo di stabilizzazione. La dottrina della deterrenza, infatti, prevedeva che entrambe le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, avessero un numero di testate sufficiente alla distruzione totale dell’avversario (dottrina del first strike: un solo attacco eliminava la possibilità di risposta dell’avversario). In questo modo, l’uso delle armi atomiche era talmente apocalittico da renderlo sostanzialmente uno strumento politico e non militare. Con il progresso della tecnologia (e la diaspora degli scienziati nucleari sovietici, dopo la caduta del Muro) la deterrenza ha assunto due nuovi significati, completamente diversi da prima. Oggi, possedere armi atomiche, anche in numero limitato, permette ai paesi che hanno eserciti convenzionali deboli o con tecnologie arretrate di aumentare il loro status internazionale: è il caso della Corea del Nord, che ha un esercito tecnologicamente molto inferiore a quello della Corea del Sud (che però, al momento, non possiede testate atomiche, ma è protetta dell'”ombrello” statunitense). Inoltre, con i nuovi armamenti è venuta meno la dottrina del first strike: la maggior parte delle potenze nucleare hanno testate sottomarine e quindi quasi impossibili da distruggere in un primo attacco (anche perché montate su sottomarini, dunque molto mobili). La nuova dottrina del second strike, ovvero la capacità di risposta, è un forte incentivo a costruire armamenti nucleari.

Quanto è probabile una guerra nucleare?

Sin dal 1947, i membri del comitato scientifico del Bulletin of the Atomic Scientists hanno creato un orologio simbolico, il Doomsday Clock (Orologio dell’Apocalisse) in cui la mezzanotte rappresenta una guerra nucleare e i minuti che rimangono alla mezzanotte quanto vicini siamo ad una guerra nucleare. Il punto più vicino alla mezzanotte (23:58) è stato registrato nel 1953, quando entrambe le superpotenze, Usa e Urss, si dotarono per la prima volta di armamenti nucleari a solo nove mesi di distanza l’una dall’altra. Oggi l’orologio segna le 23:57, solo un minuto prima del punto più critico finora mai toccato. L’instabilità politica globale e la mancanza di un accordo forte sul disarmo nucleare sono le principali cause di questa situazione. Bisogna dire, però, che molti analisti sono scettici sull’affidabilità di questo strumento di analisi.

L’Italia può essere considerata sotto minaccia nucleare?

No, al momento l’Italia sembra essere molto lontana dall’essere sotto minaccia nucleare, sia perché intrattiene rapporti diplomatici buoni con tutte le potenze nucleari, sia perché non è una potenza nucleare, sia perché è protetta dalla Nato, che ha ben tre ombrelli nucleari (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, per un totale di 2554 testate nucleari attive).

@gia_destro

Leggi anche: Lo strano caso delle armi atomiche in Italia

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Nella foto il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, crediti immagine: Bundesministerium für Europa, Wikimedia Commons

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