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Un anticorpo per trattare i malati di HIV

Test clinici lasciano ben sperare dallo sviluppo di nuovi approcci per la prevenzione, il trattamento e la cura dell’HIV

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RICERCATrattare l’HIV con un anticorpo in grado di ridurre i livelli di virus nel corpo del malato, almeno temporaneamente. È questo il risultato raggiunto da uno studio pubblicato la scorsa settimana su Nature. L’approccio, chiamato “immunizzazione passiva”, consiste in pratica nell’infusione di anticorpi nel sangue del paziente. Diversi studi sono attualmente in corso negli esseri umani e i ricercatori sperano che l’approccio possa aiutare a prevenire, trattare o anche curare l’HIV. Nello studio di Nature i ricercatori hanno testato quattro diverse dosi di un nuovo anticorpo in 29 persone negli Stati Uniti e in Germania. Diciassette dei partecipanti avevano l’HIV, 15 dei quali non stavano prendendo farmaci antiretrovirali (ARV) al momento dello studio. Alla dose più alta l’anticorpo è stato in grado di ridurre pesantemente (fino a 250 volte in meno) la quantità di virus nel sangue, mantenendo il risultato per 28 giorni. Rimane ancora da stabilire se l’approccio può produrre effetti più duraturi e se sia pratico per l’uso clinico.

Studi precedenti hanno dimostrato che l’immunizzazione passiva può ridurre i livelli di HIV nel sangue di scimmie e topi, ma finora questo tipo di approccio non aveva funzionato nell’uomo. Gli anticorpi utilizzati nei test clinici precedenti erano infatti di vecchia generazione e non erano in grado di neutralizzare i diversi ceppi di HIV. Negli ultimi dieci anni i ricercatori hanno lavorato alla creazione di nuovi anticorpi realizzati con metodiche all’avanguardia che sono molto più efficaci contro il virus.

Anche con gli anticorpi migliorati, i ricercatori devono però affrontare un problema fastidioso: il virus HIV muta rapidamente quando si replica nel corpo umano e ciò può ridurre l’efficacia dei trattamenti nel tempo. Di conseguenza, è improbabile che un unico anticorpo possa essere efficace per trattare tutti i pazienti affetti da HIV. Le terapie dovranno utilizzare una combinazioni di anticorpi: uno dei gruppi che ha realizzato la ricerca ha già prodotto un secondo anticorpo che spera di provare da solo e in combinazione con il primo entro quest’anno.

L’obiettivo finale sarebbe quello di ottenere un anticorpo da utilizzare una sola volta l’anno per la prevenzione della malattia e una combinazione di anticorpi per la cura. Il prezzo del trattamento con questo approccio sarebbe però molto elevato: gli anticorpi possono costare migliaia di dollari per ogni ciclo di trattamento, e la maggior parte delle persone con HIV appartengono a paesi di basso e medio reddito.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NIAID, Flickr

Laura Mosca
Laureata in Biologia Molecolare e PhD in Translational and Molecular Medicine presso l’Università di Milano-Bicocca. Ho lavorato presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano e il laboratorio di Biologia Molecolare dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano partecipando a studi relativi alla caratterizzazione molecolare di neoplasie oncoematologiche. Attualmente collaboro come scientific writer presso alcune riviste online in ambito salute e benessere.
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