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Science & diplomacy – I fondi per la scienza? Servono a comprare armi

Ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

bullets-89083_640SCIENCE AND DIPLOMACY – La guerra in Ucraina, sebbene ormai scomparsa dai media, continua. Non più violenta e stragista come prima, ma in modo più subdolo: in questo momento, Russia e Ucraina stanno procedendo ad accumulare le proprie dotazioni militari; storicamente questo può portare o a una pace armata o a un nuovo conflitto aperto. Ma cosa è successo al mondo scientifico in Ucraina durante questi mesi di conflitto?

Normalmente, il cinema e i manuali di storia, durante una guerra, parlano solamente della scienza al servizio dell’apparato militare: la bomba atomica, le armi batteriologiche, il radar, etc. Insomma, sostanzialmente di scienza applicata. E quella di base? Il caso ucraino spiega bene cosa succede alla scienza di base durante un conflitto: è una delle tante vittime.

Recentemente, il premier ucraino Poroshenko ha fatto votare in Parlamento l’ennesimo, fatale taglio al bilancio statale (si parla di circa il 30%) destinato alla ricerca scientifica. L’intera somma decurtata è stata direttamente investita nel comprare nuove armi. Che Poroshenko non fosse particolarmente friendly verso la scienza era già noto da tempo: lo scorso settembre aveva dichiarato senza mezzi termini che “non vogliamo più spendere miliardi di denaro dei contribuenti in ricerca scientifica, che non solo è inutile ma negli ultimi anni è stata anche oggetto di furti”.

Sembrano parole populiste, e sostanzialmente, irrealizzabili. Come fa un paese, erede della tradizionale attenzione sovietica alla scienza, ad abbandonare uno dei pochi settori su cui veramente poteva contare? Innanzitutto riducendo le istituzioni di alta formazione da 802 a 317, aumentando del 35% le tasse di iscrizione alle università ed eliminando dai finanziamenti statali gli studi umanistici, praticamente azzerati. Adesso nel mirino, oltre ai tagli di budget, c’è l’Accademia delle Scienze nazionale, che vantava una delle strutture più ramificate (anche questo come eredità sovietica): sono già stati annunciati piani per ridimensionarla.

Cosa succederà agli scienziati ucraini? La loro ultima (e unica) speranza risiede in Horizon 2020, dopo che è già stato siglato l’accordo di cooperazione tra UE e Ucraina affinché essi possano partecipare al piano di finanziamento europeo alla ricerca. Tuttavia, non è una via di fuga semplice: i criteri di distribuzione dei fondi sono particolarmente stringenti e in un momento di tagli alla ricerca generalizzato anche in Europea, la concorrenza è spietata.

Big science

ISS – Il cargo Progress M-27M, che dovrebbe portare più di 2000 kg di rifornimenti (soprattutto acqua, cibo e carburante) alla Stazione Spaziale Internazionale, è attualmente fuori controllo. Partito dalla base di lancio in Kazakistan mercoledì scorso, è andato quasi subito in tilt. Poche ore dopo, l’Agenzia spaziale russa ha infine dichiarato che non è possibile recuperarlo e dunque si procederà a un ritorno non controllato sulla terra: un gran fuoco d’artificio che costerà quasi 50 milioni di dollari.

Europa

H2020 – Troppo difficile, troppo complicato e troppo poco appetibile: il tentativo di Juncker di trasformare Horizon 2020 in un volano per l’economia europea sembra ancora non aver avuto successo. Il rapporto tra domande e fondi concessi è estremamente basso, e per le piccole e medie imprese (che rappresentano una fetta rilevante del tessuto produttivo europeo) scende addirittura al 6%. In alternativa, però, le piccole e medie imprese sembrano aver trovato terreno fertile in un programma parallelo, Eurostars, dove il loro tasso di successo si aggira attorno al 25%.

Mondo

ARGENTINA – L’oceano è uno dei terreni preferiti della cooperazione scientifica internazionale. Questa settimana biologi, geologi e ittiologi di Cile e Argentina si riuniranno per la prima volta a Buenos Aires nell’ambito del progetto “The first bi-national meeting on Austral marine research, Argentina-Chile”. Il progetto prevede la cooperazione dei due paesi nella ricerca scientifica nell’Atlantico meridionale.

EGITTO – L’Egitto ha dichiarato ufficialmente che nel 2020 lancerà il suo primo satellite in orbita, che ha l’obiettivo di monitorare le acque superficiali, le mine e l’esplorazione del mare profondo. Non manca tuttavia una lettura militare e strategica di questo progetto.

INDIA – Arrivano i primi frutti del grande accordo di cooperazione tra Francia e India: gli europei aiuteranno l’Istituto di ricerca oceanografica di Goa, in India, nella mappatura dei beni archeologici dell’Oceano Indiano.

IRAN – La Cina si lancia nel fertile terreno della riammissione di Teheran nella comunità internazionale, avvenuta dopo l’Accordo di Losanna sul nucleare. In particolare, durante un incontro avvenuto domenica scorsa, il vice presidente iraniano per la scienza e la tecnologia Sorena Sattari e il presidente della Accademia Cinese delle Scienze Bai Chunli hanno dichiarato che stanno esplorando le strade per la promozione della cooperazione tra i due paesi nel campo della scienza e della tecnologia.

@gia_destro

Leggi anche: Science & Diplomacy: Nuove prospettive per l’Artico

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Crediti immagine: pubblico dominio, Pixabay

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