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Endometriosi, una malattia silenziosa

Che cos'è l'endometriosi e come si tratta? Ne abbiamo parlato con Francesco De Seta dell'Ospedale Burlo Garofolo di Trieste

APPROFONDIMENTO – Molte donne soffrono di crampi addominali durante il ciclo mestruale. Un dolore decisamente molto fastidioso che, se rimane di lieve entità, è del tutto normale. Quello che non è affatto normale è contorcersi ogni mese a causa dei cosiddetti crampi killer.
In tutto il mondo, oltre 150 milioni di donne in età fertile soffrono di una patologia chiamata endometriosi. 16 milioni in Europa e ben 3 milioni solo in Italia. Tre milioni di storie silenziose, un numero impressionante che ogni anno continua a crescere.
L’endometriosi è un problema di salute poco conosciuto dal punto di vista medico, difficile da diagnosticare, ancora privo di una cura definitiva ma sempre più al centro di ricerche scientifiche e di campagne di sensibilizzazione.
Tra gli studi più recenti, un gruppo di ricercatori dell’ospedale materno infantile Burlo Garofolo di Trieste ha testato in vitro e in vivo gli effetti terapeutici di alcuni integratori alimentari su modelli di cellule e tessuti con endometriosi. Per capire di cosa stiamo parlando, abbiamo intervistato Francesco De Seta, ginecologo presso l’ospedale infantile di Trieste e coordinatore clinico di questa ricerca.

Cos’è l’endometriosi?
L’endometriosi è una patologia prettamente femminile tipica dell’età fertile, dovuta alla presenza di endometrio, il tessuto che normalmente riveste l’utero della donna, in sedi anomale come l’ovaio, l’intestino, i polmoni, la cute. Abbiamo perfino avuto casi di endometriosi a livello ombelicale.

Come mai viene definita malattia silenziosa?
Perché non sempre ci si accorge di averla. Soprattutto all’inizio, i sintomi dell’endometriosi possono essere confusi con un banale dolore mestruale e di conseguenza essere sottovalutati. Si dice che tendenzialmente possono passare anche 10 anni tra l’insorgenza dei primi dolori e una diagnosi certa. Purtroppo più passa il tempo più l’endometriosi diventa ingravescente e invalidante. Oltre al dolore, infatti, questa patologia innesca nell’organismo risposte immunitarie che nel tempo possono creare danni seri all’apparato genitale. L’endometriosi è una delle cause principali di sterilità femminile.

Come viene diagnosticata l’endometriosi?
Purtroppo non abbiamo armi perfette dal punto di vista diagnostico. Si parte sempre dalla storia clinica della paziente affiancata da un esame ecografico. La tecnica di elezione sarebbe la laparoscopia, che però è un esame invasivo ed essendo un intervento chirurgico, ci permette sì di vedere in maniera diretta queste zone di endometriosi ma ovviamente non può essere utilizzato per fare auto-diagnosi.
Ci sono ulteriori esami che possono essere d’aiuto, come la risonanza magnetica.

Qual è l’impatto sociale di questa patologia?
L’endometriosi ha pesanti ripercussioni sia sulla vita della donna che sulla società in generale. Si stima che solo in Europa la spesa sanitaria per l’endometriosi si aggiri attorno ai 30 miliardi di euro all’anno. Questa cifra include non solo i costi dovuti alla patologia in sé e quindi legati alla diagnosi e alla terapia, ma anche il fatto che queste donne hanno dolori talmente forti che devono sospendere l’attività lavorativa. Secondo i dati, il 15% delle donne affette da endometriosi riduce o sospende l’attività lavorativa nei giorni in cui sente maggior dolore, generalmente durante la fase mestruale.

A livello legislativo e burocratico è una patologia riconosciuta come invalidante?
In realtà questo è un bel problema. Il parlamento europeo già nel 2004 ha riconosciuto l’endometriosi come malattia invalidante e sta facendo specifici programmi di azione per la salute pubblica. In Italia, sebbene nel 2006 lo stesso Ministero della Salute abbia ugualmente riconosciuto l’impatto di questa patologia, oggi non viene considerata come invalidante e quindi non esiste una vera e propria codifica di esenzione dal ticket, per intenderci.
Qualche tempo fa, però, ho scoperto che se una donna affetta da endometriosi va a fare il concorso per entrare nell’esercito, viene esonerata dal concorso proprio perché ha una patologia invalidante.

Quali sono le cause?
Esistono due teorie patogenetiche. Secondo una prima teoria nel corso dello sviluppo embrionale alcune cellule impazziscono e, anziché formare l’utero, si impiantano in altre strutture dove vengono ormonalmente stimolate e causano l’endometriosi.
Secondo altre teorie, l’endometriosi sarebbe dovuta a un po’ di sangue mestruale che anziché defluire verso l’esterno durante la mestruazione, fluisce in senso retrogrado e provoca l’impianto di tessuto mestruale negli organi più disparati.
Secondo molti autori inoltre, l’inquinamento ambientale, il tipo di dieta ricco di carni rosse e farine raffinate potrebbero favorire lo sviluppo dell’endometriosi.
In realtà ancora oggi i meccanismi alla base dell’endometriosi non sono chiari.

Quali sono le terapie a disposizione di una donna con endometriosi?
La terapia medica è il primo trattamento. Da un lato, farmaci antinfiammatori per la gestione acuta del dolore. Dall’altro farmaci simili alla pillola anticoncezionale in grado di modulare lo stimolo ormonale all’origine dell’endometriosi. Queste combinazioni ormonali si sono rivelate ottimali non solo nel trattamento dei sintomi ma anche nel bloccare la progressione della malattia.
Un’altra opzione è la rimozione chirurgica. In questo caso molto dipende dalla posizione del tessuto endometriosico: se ci sono delle cisti nell’ovaio, in genere si cerca di preservare l’organo. Se il tessuto si è sviluppato in zone extra genitali, come la vescica o l’intestino, i sintomi non sono ginecologici è quindi è necessario un approccio più generalizzato a carico dell’apparato interessato. Purtroppo il tasso di recidive è molto alto.
Nessuno di questi trattamenti è risolutivo e la ricerca di terapia alternative è diventata fondamentale.

Nel video qui sotto i particolari della ricerca sugli effetti degli integratori alimentari in modelli di endometriosi. Il lavoro è stato coordinato da Francesco De Seta e condotto in prima persona da Chiara Agostinis, primo autore dello studio pubblicato su Mediators of inflammation ad aprile di quest’anno (2015).

Leggi anche: Più allattamento al seno, meno leucemia. E quindi?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: James Palinsad, Flickr

Luisa Alessio
Biotecnologa di formazione, ho lasciato la ricerca quando mi sono innamorata della comunicazione e divulgazione scientifica. Ho un master in comunicazione della scienza e sono convinta che la conoscenza passi attraverso la sperimentazione in prima persona. Scrivo articoli, intervisto ricercatori, mi occupo della dissemination di progetti europei, metto a punto attività hands-on, faccio formazione nelle scuole. E adoro perdermi nei musei scientifici.

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