LA VOCE DEL MASTER

Gas serra Doc: l’impronta di carbonio d’un calice di rosso

Quanto gas a effetto serra viene emesso nel ciclo produttivo del vino?

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LA VOCE DEL MASTER – La preferenza dei consumatori verso generi agroalimentari che espongono marchi di sostenibilità ambientale, secondo diverse ricerche, è cresciuta in maniera costante negli ultimi anni. Di conseguenza numerose aziende e organizzazioni stanno portando avanti iniziative volte a stimare ed eventualmente ridurre l’impronta ecologica dei loro prodotti. Un esempio significativo è quello del settore vitivinicolo, dove progetti e interventi di sostenibilità si stanno sviluppando in tutti i paesi produttori.

Una cantina neozelandese, per esempio, ha calcolato la carbon footprint di uno dei suoi vini, ovvero la quantità di gas a effetto serra emessi durante l’intero ciclo produttivo, dal lavoro nei campi al trasporto. Il consumatore può leggerne il valore, espresso in grammi, direttamente sull’etichetta. L’impronta di carbonio varia ovviamente al variare della distanza tra produttore e consumatore. Sorseggiare un solo bicchiere del loro vino in Gran Bretagna, informa l’azienda, equivale a compiere un viaggio in macchina di circa cinque chilometri.

Anche in Italia, secondo paese al mondo dopo la Francia per produzione di vino, non mancano iniziative simili. Dal nord al sud del paese diverse cantine, oltre a misurare la carbon footprint, si stanno impegnando per tentare di ridurre le emissioni di gas a effetto serra durante tutte le fasi di lavorazione. Vigneti biologici, macchine agricole a basso consumo energetico, impianti geotermici o a energia solare, etichette su carta riciclata, bottiglie più leggere, tappo in bioetanolo, materiali da imballaggio riciclati o riciclabili e la selezione di trasportatori altrettanto attenti al rispetto dell’ambiente sono solo alcune delle iniziative portate avanti. Come in molte altre attività produttive, si cerca inoltre di compensare l’inquinamento prodotto piantando alberi in terreni non coltivati.

Il mondo del vino, in sintesi, si sta indirizzando verso una riduzione della sua impronta ecologica. Anche se l’attenzione delle aziende fosse in realtà rivolta alle vendite, e non tanto all’ambiente, in ogni modo l’ambientalizzazione dei processi produttivi sembrerebbe favorire entrambi. Per non lasciare indietro le piccole aziende che, per ragioni economiche, potrebbero non essere in grado di ecologizzare le loro attività produttive, a Montepulciano, dove si produce il Vino Nobile, si sta sperimentando un progetto legato alla sostenibilità ambientale che intende coinvolgere un intero distretto produttivo, e non una singola azienda. L’idea è quella di calcolare la carbon footprint di un litro di vino analizzando le emissioni prodotte da tutte le 75 aziende associate al Consorzio del Vino Nobile.

“Si tratta di uno studio propedeutico a una valutazione della tecnologia ad oggi utilizzata dalle aziende”, ci spiega Umberto di Matteo, direttore del dipartimento Energia e Ambiente presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi e referente scientifico del progetto. “In una fase successiva, quella più interessante, si andrà a vedere se esistono tecnologie migliori, e si cercherà di trovare anche le leve finanziarie per modificare il livello tecnologico attuale”, conclude Di Matteo. Lo scopo è infatti quello di rendere maggiormente sostenibili, e quindi competitive, tutte le aziende del Consorzio, anche quelle che da sole non potrebbero sostenere i costi di ambientalizzazione.

Nel video, Di Matteo ci racconta la nuova idea di ambientalismo veicolata dal progetto di Montepulciano, oltre a spiegarci come si calcola la carbon footprint del vino.

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Crediti immagine: pixabay

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