AMBIENTE

California, addio a 12 milioni di alberi

Siccità, insetti parassiti e riscaldamento globale: sono i tre colpevoli delle morie di foreste negli Stati Uniti occidentali. E la situazione non farà che peggiorare

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AMBIENTE – Non solo disboscamento selvaggio: siccità, temperature elevate e insetti sono i tre responsabili della morte di oltre 12 milioni di alberi in California: fattori che non faranno che peggiorare via via che il riscaldamento globale continua a influenzare il nostro pianeta. Lo spiega il nuovo studio del team di William Anderegg del Santa Barbara’s National Center for Ecological Analysis and Synthesis (NCEAS), che per la prima volta ha preso in considerazione il binomio siccità-insetti e lo spettro d’azione di questa associazione. La domanda di partenza per i ricercatori era: che effetti ha ogni fattore di stress sulla mortalità degli alberi e cosa succede quando questi fattori interagiscono? Ma sopratutto, che effetti avrà il cambiamento climatico su queste dinamiche e quali sono le foreste più a rischio?

Lo spiegano su New Phytologist: la parte occidentale degli USA è decisamente un punto cruciale per monitorare le morie di alberi, alberi che per l’economia locale sono più preziosi che mai. Stati come la California e il Colorado dipendono largamente dal turismo legato alla natura, che si tratti di godersi le foreste, andare a pesca, in campeggio e chi più ne ha più ne metta. Ma una commistione tra le gravi condizioni di siccità, le temperature e i cosiddetti bark beetle (coleotteri scotilidi, che si riproducono all’interno del floema degli alberi) ha messo a dura prova l’ambiente. “Spesso sia insetti che siccità sono, insieme, i responsabili di questa mortalità”, commenta Anderegg. “Ma ci sono anche molti altri esempi di casi in cui gli alberi muoiono per uno di questi fattori mentre l’altro non li tocca. Abbiamo lavorato proprio per mappare lo spettro di queste interazioni”.

Oltre a essere i polmoni del nostro pianeta che vanno pian piano -non poi così tanto ormai- perduti, quando le foreste muoiono perché più fattori di stress interagiscono, l’impatto è di ampio spettro: nella zona statunitense osservata dai ricercatori (come facilmente nel resto del mondo) si va dai danni all’immobiliare -giù gli alberi giù i prezzi delle proprietà- fino a quelli all’acqua. Il “servizio di depurazione delle acque” svolto dalle foreste, dicono i ricercatori, continua a venire meno mentre le temperature e la siccità uccidono gli alberi.

“Se vogliamo monitorare gli eventi di morie di alberi su scala locale e globale, dobbiamo trovare un modo per stimare quanto spesso avvengono”, commenta Naomi Tague, co-autrice della pubblicazione. “Stiamo mettendo insieme i pezzi per capire il ruolo del cambiamento climatico in questa mortalità e identificare gli elementi di stress specifici che la causano”. E raccolti questi dati cosa faremo, a parte disperarci? Avremo una cornice, spiegano gli scienziati, dalla quale partire per sviluppare strumenti di monitoraggio. In questo modo saremo più preparati alle future e inevitabili modifiche alle quali andranno incontro i paesaggi forestali negli anni a venire, e ad agire di conseguenza con strategie di conservazione e gestione del territorio.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Joshua Meyer, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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