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Fukushima, i sedimenti contaminati seppelliti nei fondali

Una ricerca durata tre anni ha scoperto che i tifoni mobilitano il cesio radioattivo "sprofondato" nella piattaforma continentale, riportando in sospensione i sedimenti contaminati

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AMBIENTE – È durata tre anni la ricerca che ha visto gli scienziati Ken Buesseler, Michio Aoyama e Masao Fukasawa impegnati a Fukushima nella raccolta di campioni di sedimenti, al largo della costa, per capire cosa succede ai contaminanti della centrale nucleare Fukushima Daiichi una volta che finiscono “seppelliti” sui fondali al largo del Giappone. La scoperta del team guidato da Buesseler, che lavora come chimico (specializzato in ambienti marini) al WHOI, è stata che una piccola parte dei sedimenti contaminati viene sospinta sempre più al largo a opera dei tifoni, che poi li risollevano dalla piattaforma continentale verso la superficie favorendone lo spostamento verso il Pacifico.

Come spiega Buesseler su Environmental Science and Technology, la rivista dell’American Chemical Society, “il cesio è uno dei principali radionuclidi che -in quantità senza precedenti- sono stati rilasciati insieme alle acque contaminate usate nella gestione dell’emergenza di Fukushima, dopo il terremoto e lo tsunami. Più del 99% si è spostato al largo, ma una piccola percentuale, meno dell’1%, è finita sedimentata sui fondali marini”.

I campioni sono stati raccolti nel corso del triennio grazie alle trappole per sedimenti, strumenti usati in oceanografia per analizzare materiali organici e inorganici che i ricercatori hanno posizionato a 500 e 1000 metri di profondità, a circa 115 chilometri di distanza dalla centrale nucleare. “Quando pensiamo ai sedimenti negli oceani li immaginiamo come qualcosa che cade in verticale, arrivando dall’alto. La nostra ricerca invece ci ha mostrato chiaramente che l’unico posto dal quale avrebbero potuto arrivare i sedimenti ‘catturati’ dalle trappole era la piattaforma continentale”, spiega Buesseler.

I dati hanno mostrato che i movimenti più importanti che hanno fatto questi sedimenti coincidevano con la presenza di tifoni, che hanno fatto sì che tornassero in sospensione. “Il trasporto totale di sedimenti è piuttosto piccolo ma facile da rilevare. Se c’è un 1% -o anche meno- di questi sedimenti contaminati che ogni anno raggiunge il largo significa che le cose non cambieranno tanto presto”, continua lo scienziato. “Ciò che è finito sepolto rimarrà tale per decenni. E potrebbe anche rivelarsi la causa dei livelli elevati di cesio riscontrati nelle popolazioni di pesci, in particolari quelli che vivono sui fondali al  largo del Giappone”.

A ottobre Buesseler e il suo team di ricerca faranno ritorno in Giappone per disporre una seconda “rete” di trappole per sedimenti, in modo da continuare il monitoraggio e permettere, nel corso degli anni, di elaborare stime il più precise possibile sul livello di cesio radioattivo e su quanto rapidamente diminuisce. Per sapere di più sull’incidente nucleare e sulle ricerche scientifiche che da anni monitorano il territorio giapponese, qui trovate tutti gli approfondimenti che OggiScienza vi ha dedicato negli ultimi anni.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: IAEA, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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