AMBIENTEULISSE

Aree urbane: i grandi parchi battono i piccoli giardini

Grandi aree verdi isolate porterebbero più benefici per chi vive in periferia, rispetto a tanti piccoli giardini

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AMBIENTE – È meglio pianificare le aree urbane puntando su poche grandi zone verdi, oppure su tanti piccoli giardini? Secondo un recente studio i grandi parchi sarebbero la chiave per costruire aree urbane di successo. La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Exeter, in collaborazione con l’Università di Hokkaido in Giappone, ed è stata pubblicata su Frontiers in Ecology and Environment.

Il team ha analizzato nove casi di studio in tutto il mondo, cercando di capire come gli schemi di urbanizzazione influivano sul funzionamento degli ecosistemi. Precedenti ricerche avevano dimostrato che spazi verdi urbani e alberi producevano benefici di vasta portata per gli esseri umani, cioè una maggiore felicità e salute degli abitanti, un migliore assorbimento delle acque superficiali e stoccaggio del carbonio.

Alle estremità opposte dello spettro di un possibile sviluppo ci sono, da un lato il modello del cosiddetto land sharing, cioè una vasta urbanizzazione tentacolare dove le zone urbane lo spazio naturale si alternano, e dall’altro il land sparing, un’ urbanizzazione intensiva estremamente compatto a cui si affianca un altrettanto compatto spazio verde indipendente.

Sarebbe proprio questo ultimo, il land sparing, a dimostrarsi cruciale per sostenere la maggior parte dei servizi ecosistemici. Al contrario, il land sharing, sebbene possa essere necessario per garantire che le persone beneficino di spazio verde urbano, da solo non basta.

“Mentre la popolazione continua a crescere – sottolinea Dr Iain Stott, uno degli autori – è vitale che costruiamo nuove aree urbane in un modo che siano ecosostenibili, e fare in modo che anche chi vive in città goda di buona salute. La nostra ricerca rileva che uno sviluppo urbano che includa ampi spazi verdi è essenziale per la fornitura di servizi ecosistemici – conclude Stott – ma al tempo stesso è importante che accanto a questo non ci dimentichiamo delle piccole cose, come piantare alberi lungo le strade e introdurre alcuni piccoli parchi e giardini nelle nuove perifere.

@CristinaDaRold

Leggi anche: Land grabbing, una corsa alla conquista della terra

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Alek Perkins, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

3 Commenti

  1. E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda, l’eterno dilemma tra edilizia estensiva ed edilizia intensiva. E’ evidente che un grattacielo contenente quattromila abitanti ha costi sociali inferiori di quelli di mille villette mono familiari con piccolo giardino annesso. Il territorio che avanza sarebbe sufficiente per un grande parco di uso pubblico con annessi impianti sportivi. Ci pensino, gli ambientalisti che criticano i grattacieli. Le persone amano tuttavia vivere appartati, con il loro giardinetto per i loro hobby. Un lusso che in futuro potremo sempre meno permetterci. Giusto che paghino tasse superiori a quelle di un semplice appartamento.

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