Più diamanti per tutti

Arrivano le riviste ospitate nell'open access Diamond

ATTUALITÀ – La credibilità dell’editoria scientifica è corrosa dai predoni dell’open access; indicatori bibliometrici facili da truccare determinano carriere e finanziamenti; un oligopolio di cinque editori pratica lo strozzinaggio… Tutti si lamentano. Che fare?

Alcuni matematici hanno deciso di adottare l’open access Diamond, invece di Gold o Green, tenuto conto dell’esistenza di depositi come arXiv e HAL, e di piattaforme come Episciences  o Scholastica che ospitano riviste gratuitamente o per un pugno di dollari ad articolo.

Il Diamond è “sovrapposto” a un archivio pubblico, già finanziato da enti pubblici, fondazioni, università, donatori. Si fonda una rivista digitale, si chiede a ricercatori/autori competenti di suggerire articoli già depositati. Se questi superano la peer-review, sono linkati o riprodotti sul sito, con un riassunto di interesse più generale dell’abstract, un commento, eventuali segnalazioni di errori e correzioni. Per ora le riviste Diamond sono quattro su Episciences, due in fieri, più SIGMA (Symmetry, Integrability and Geometry: Methods and Applications), Logical Methods in Computer Science e…?

Di sicuro ce ne sfugge qualcuna, comunque sono poche e con poca visibilità (quanta ne ha la logica o la matematica?), ma forse stanno per acquistarla.

Timothy Gowers è ben visibile. Già celebre per la medaglia Field e le pubblicazioni del suo gruppo, aveva lanciato Boycott Elsevier che ha costretto la multinazionale ad accettare senza modifiche la legge americana sull’open access. Dopo averci riflettuto parecchio, la settimana scorsa Sir Tim ha annunciato di aver fondato Discrete Analysis insieme a un comitato editoriale formato da Terry Tao, Julia Wolf e altri pilastri della combinatoria. Nel dare il benvenuto alla rivista, sul blog In the Dark il fisico teorico Peter Coles annunciava iniziative simili a breve in astrofisica e in cosmologia.

Il loro business model richiede tempo, lavoro, 3-5 mila euro per l’allestimento informatico iniziale, una certa indifferenza nei confronti della bibliometria e zero profitti. In compenso promette un processo editoriale trasparente e riviste in materie spesso prive di una società scientifica in grado di pagare redattori con le quote d’iscrizione versate dai membri.

Discrete Analysis è nata ufficialmente il 15 settembre. Auguri e complimenti ai genitori anche da Oggi Scienza che trova un tantino esagerati il boom demografico dei predoni e il 37-50% di profitti dell’oligopolio.

Leggi anche: Wikipedia chiede aiuto agli scienziati

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Research Perspectives

3 Commenti su Più diamanti per tutti

  1. Mi scuso cara Custode, é per via della mia sostanziale ignoranza del metodo di produzione scientifica, ma non mi é chiaro per quale motivo il sistema diamond sia meglio di una peer-review tradizionale e sia superiore all’impact factor attualmente in uso. Puó spiegarmi? Grazie e saluti.

  2. tutti,
    scusate: volevo scrivere medaglia FieldS (non Field) e acquisire, non acquistare (mio gallicismo)

    Robo,
    provo a riassumere! L’editoria è cambiata con internet e le concentrazioni, non sempre in meglio. I ricercatori lavorano gratuitamente per le riviste che, open access o meno, sono pagate dagli enti di ricerca. Il Diamond taglia fuori gli intermediari, a volte molto disonesti.

    L’impact factor è attribuito alle riviste, non a un singolo autore; il consenso generale è che non ha senso usarlo per promuovere o finanziarne qualcuno. La peer-review non cambia, resta fallibile in ogni caso, ma come la democrazia sembra meglio della sua assenza.

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