I danni dei metalli pesanti alle cinciallegre

La contaminazione da mercurio sbiadisce le piume, rendendo i maschi poco attraenti per le femmine e trasformando la riproduzione in una sfida amara

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AMBIENTE – La contaminazione da metalli pesanti, spesso presenti in natura oltre i livelli considerati “normali” a causa delle attività umane, è tossica per gli animali al punto da influenzare la loro fisiologia ed efficienza riproduttiva. Nel caso specifico delle cinciallegre (la specie Parus major), passeriformi molto colorati dal tipico petto giallo acceso, l’esposizione a contaminanti come il mercurio, il rame e il cromo rende i maschi molto meno attraenti agli occhi delle femmine, riducendo la loro probabilità di trovare una partner e riprodursi.

La scoperta è stata appena pubblicata su Science of the Total Environments, dove i ricercatori guidati da Joan Carles Senar del Museum of Natural Science di Barcellona spiegano come il piumaggio di una cinciallegra maschio cambia dopo la contaminazione. Il mercurio, nello specifico, sbiadisce le piume gialle a tal punto che la colorazione alla fine è quella che agli occhi di una femmina contraddistingue un esemplare poco sano, non in grado di nutrirsi adeguatamente o difendersi dai parassiti e di conseguenza poco adatto a diventare padre, garantendo una buona fitness (ovvero il successo riproduttivo suo e dei figli).

È proprio per questo motivo che molte specie investono energie in caratteri come piumaggio, creste, corna; in questo caso la colorazione brillante di cui può fregiarsi la cinciallegra è dovuta ai carotenoidi, ed è proprio su questi pigmenti che si concentra l’azione negativa del mercurio, sbiadendo il petto delle cinciallegre.

Da dove arriva questo mercurio? Quello che ogni giorno immettiamo nell’ambiente arriva da attività umane, non ultimo il riscaldamento delle abitazioni durante l’inverno, insieme all’industria, alle attività minerarie e alle centrali elettriche. Quando questo metallo raggiunge l’ambiente viene trasformato in metilmercurio. Si stima che la quantità di inquinamento da mercurio solo negli oceani si aggiri tra le 60 000 e le 80 000 tonnellate.

L’effetto di un altro metallo, il rame, è del tutto diverso: l’esposizione aumenta le dimensioni della parte nera che nei maschi divide a metà il petto, una sorta di “cravatta” che diventa più larga proprio perché il rame viene usato dall’organismo per sintetizzare il pigmento melanina. Il cromo a sua volta ha l’effetto opposto, ma l’azione di ognuno dei metalli finisce per avere conseguenze importanti sulla vita di tutti i giorni della cinciallegra. “La ‘cravatta nera’ è un segno di dominanza e aggressività, utile nella difesa dai predatori oltre che coinvolta negli aspetti relativi alla personalità dell’uccello”, spiega Senar. L’influenza dei metalli fa sì che questo elemento perda la sua affidabilità come indicatore delle caratteristiche dell’uccello che lo “indossa”.

La prossima fase della ricerca del gruppo di Senar vedrà un confronto tra le cinciallegre che vivono in ambienti rurali e quelle che invece si trovano vicino ai centri urbani, per studiarne eventuali adattamenti alla realtà cittadina. Se nei boschi chi ha la cravatta più grande ha un tasso di sopravvivenza più elevato, in città accade il contrario, spiega Senar. Le ipotesi sono già molte: e se in natura le femmine preferiscono cravatte grandi, ma in città sono passate a un minimale approccio less is more? Per scoprire questo e capire meglio in che modo i metalli influenzino i pigmenti saranno necessari altri studi.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.
Crediti immagine: Frank Vassen, Flickr

Informazioni su Eleonora Degano (679 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice, science writer. Collaboro con varie realtà tra le quali National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99 e StartupItalia. Mi occupo principalmente di conservazione e zoologia, con un particolare interesse per etologia e cognizione animale. Su Twitter @Eleonoraseeing

2 Commenti su I danni dei metalli pesanti alle cinciallegre

  1. bernardodaleppo // 17 novembre 2015 alle 19:11 // Rispondi

    Da un po’ mi chiedo la ragione per cui spesso leggo citata una università, un istituto di ricerca o un ospedale, di qualunque parte del mondo, non con il suo nome nella sua lingua e neppure in italiano, ma nella traduzione in inglese come appare negli articoli appunto in inglese, mi permetto di chiedere a lei, che leggo a questo adusa, quale ne sia la ragione.
    Forse “Museum of Natural Science” non è la traduzione in inglese del sottotitolo esplicativo del “Museo Blau”: “Museo de Ciencias Naturales de Barcelona” quindi non sarebbe stato correttamente tradotto in italiano “Museo di Scienze Naturali di Barcellona”?

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