L’uomo, la natura, il cambiamento. La Trilogia dell’Area X

Fenomeni insoliti e inquietanti, un disastro ecologico, spionaggio. La scienza incontra la narrativa in un nuovo genere, il new weird

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STRANIMONDI – Lungo la costa meridionale della Florida, affacciato sul Golfo del Messico, si trova il St. Marks National Wildlife Refuge, un’area di circa 280 metri quadrati ricca di paludi, ruscelli e fiumi, che ospita orsi, serpenti, alligatori e una grande varietà di uccelli. Oltre a uno dei fari più vecchi dello Stato. Un luogo che Jeff VanderMeer conosce bene, avendone esplorato i boschi e gli acquitrini per 17 anni. Un luogo che ha giocato un ruolo fondamentale nella creazione dell’Area X, la vera protagonista della Southern Reach Trilogy, tradotta e pubblicata da Einaudi nel corso del 2015 come Trilogia dell’Area X.

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VanderMeer è un prolifico e affermato scrittore americano, vincitore di svariati premi – come il Nebula, il BFSA e tre World Fantasy – nell’ambito della letteratura fantastica. A lui e a sua moglie si deve la prima definizione di un genere, il new weird, di cui VanderMeer è uno dei principali esponenti e che affonda le sue radici nelle opere di autori come Lewis Carroll e Howard Phillips Lovecraft.

E le influenze new weird nella sua trilogia non mancano, a partire proprio dall’Area X, una zona costiera che da trent’anni è sede di fenomeni insoliti e inquietanti: sparizioni di massa, riapparizioni, allucinazioni, alterazioni spaziali e temporali, fino al confine invisibile e invalicabile che isola la zona dal mondo esterno. Nei pressi dell’unico varco di accesso si trova la sede della Southern Reach, un’agenzia governativa incaricata di studiare l’Area X, la cui esistenza è celata alla popolazione dietro la cortina di un generico disastro ecologico.

Una delle caratteristiche del new weird, secondo VanderMeer, è la commistione di elementi fantastici, fantascientifici e horror. Le stranezze che ne risultano non sono fini a sé stesse, non puntano soltanto all’esagerazione, al grottesco, alla caricatura. Al contrario, servono come innesco del sense of wonder, consentendo all’autore di creare ambientazioni bizzarre, popolate da creature bizzarre, ma che danno vita a situazioni il più possibile verosimili. La grande attenzione dedicata al rigore e alla coerenza è infatti un’altra delle caratteristiche del genere che, nel caso della Trilogia dell’Area X, è espressa dall’evidente sguardo naturalistico con cui l’autore ci guida alla scoperta non solo della misteriosa area, ma anche dell’agenzia governativa a essa complementare e dei vari personaggi che si muovono fra i due ambienti. Non a caso uno dei personaggi più importanti della serie è una biologa esperta di ambienti di transizione, che da subito sviluppa uno strano rapporto con l’ecosistema dell’Area X.

L’approccio naturalistico di VanderMeer deriva in gran parte dall’esplorazione diretta di luoghi e paesaggi che potessero fornirgli dettagli utili per costruire e arricchire la sua ambientazione, dal già citato St. Marks National Wildlife Refuge alle zone rurali della Florida e della Georgia, dalle coste della California settentrionale all’isola di Vancouver. A questa ricerca sul campo si è aggiunta la lettura di diversi testi, fra i quali lui stesso cita per primo Under the Sea-Wind, della naturalista Rachel Carson, il cui libro Primavera silenziosa è considerato uno dei manifesti del movimento ambientalista.

Quello dell’ambientalismo è uno dei temi su cui è costruita la Trilogia dell’Area X, ma il modo in cui lo affronta VanderMeer è diverso da quello cui ci ha abituato molta narrativa. Qui non assistiamo alla vendetta della Natura né tantomeno alla distruzione dell’uomo quanto, piuttosto, alla sua trasmutazione, al suo confrontarsi con un’entità complessa, spesso incomprensibile e al di fuori del suo controllo.

La perdita del controllo e dell’identità sono altri due pilastri fondanti della Trilogia. I personaggi del primo libro, Annientamento, non hanno un nome ma vengono identificati solo in base alla loro qualifica: una psicologa, un’antropologa, una topografa e una biologa, che partono per l’ultima di una lunga – e fallimentare – serie di spedizioni che la Southern Reach ha mandato nell’Area X. Nel secondo libro, Autorità, l’azione si sposta all’interno dell’agenzia attraverso lo sguardo del suo nuovo direttore, John Rodriguez, da tutti – e da sé stesso – chiamato Controllo. I suoi fallimentari tentativi di mettere ordine nell’agenzia si scontrano con un intreccio di rivalità interne, paranoie e sospetti, su cui grava l’inestricabile enigma dell’Area X.

Fra fantascienza e spionaggio, creature bizzarre e sprazzi di psichedelia, VanderMeer crea una storia non facile da affrontare ma al tempo stesso avvincente, ricca di tanti e variegati piani di lettura. Non cede alla tentazione delle facili semplificazioni, non gli interessa rispondere a ogni domanda, quanto piuttosto mostrare la trasformazione dei diversi personaggi di fronte a una realtà vasta e complessa; c’è chi non riesce a percepirne che una minima parte, chi vi si oppone fino all’ultimo, chi vi si amalgama e chi infine accetta il cambiamento. Perché, come riflette una delle protagoniste verso la fine del terzo libro, Accettazione:

“Non c’era nulla da temere. Perché temere quello che non puoi evitare? Che non vuoi evitare. Non erano tutt’e due la dimostrazione che si poteva sopravvivere? Non erano tutt’e due una testimonianza? Non c’era da dire niente a nessuno. Il mondo andava avanti proprio mentre si sgretolava, cambiava per sempre, diventava una cosa strana e diversa”.

@Lineegrigie

Leggi anche: Spectre, il vecchio Bond contro le nuove spie. Ispirate da Orwell

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: VISIT FLORIDA, Flickr

Informazioni su Michele Bellone (43 Articles)
Mi occupo di comunicazione della scienza e giornalismo scientifico. Collaboro con Zadig su due progetti europei, e ho scritto e scrivo per Focus, Micron, Oggiscienza, Oxygen, Pagina 99, Pikaia, Le Scienze, Scienzainrete, La Stampa, Wired.it. Ho anche un blog: www.lineegrigie.it

3 Commenti su L’uomo, la natura, il cambiamento. La Trilogia dell’Area X

  1. un’area di circa 280 metri quadrati
    Non per fare il pignolo…ma non è che siano chilometri quadrati? Far vivere 2orsi, serpenti, alligatori ecc.” in solo 280 metri quadrati mi sembra difficile.

  2. Mi sembrano un po’ strettini tutti quegli animali in 280 metri quadrati.

    Ruggero

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