Dai resti di un mammut nuovi indizi sulla presenza umana nell’Artico

45.000 anni fa gli esseri umani erano già presenti al di sopra del Circolo Polare Artico, almeno 10.000 anni prima di quanto pensassimo

I resti di mammut trovati vicino alla baia del fiume Enisey. Foto di V. Pitulko et al.

I resti di mammut trovati vicino alla baia del fiume Enisey. Foto di V. Pitulko et al.

SCOPERTE- 45.000 anni fa, nella parte eurasiatica dell’Artico, gli esseri umani erano già presenti e cacciavano mammut con armi appuntite. La scoperta è stata resa possibile dai resti congelati di un mammut, trovati nei pressi della baia del fiume Enisej, in Russia, che in quest’area anticipano la presenza umana al di sopra del Circolo Polare Artico di almeno 10.000 anni. E fino al 72° parallelo Nord.

Su Science i ricercatori guidati da Alexei Tikhonov raccontano i dettagli del loro ritrovamento: sui resti dell’enorme animale, un maschio, ci sono chiari segni di ammaccature causate da un’arma appuntita (forse una lancia), evidenti ferite sulle costole, sulla mandibola e sulla zanna destra, che probabilmente qualcuno ha provato a staccare. Non c’è dubbio, dice Tikhov, grazie alla datazione al radiocarbonio del mammut sappiamo che ha convissuto con gli esseri umani nell’odierna Siberia -nella parte artica- 45.000 anni fa. Anche i resti di un lupo, con la stessa datazione ma rinvenuti in un’area diversa, vanno a sostegno della stessa conclusione.

Una volta padroneggiate le tecniche di caccia al mammut, gli esseri umani hanno visto aumentare le possibilità di sopravvivenza anche in territori difficili. Così sono riusciti a espandersi, continuando ad avanzare attraverso la maggior parte della Siberia settentrionale: un avanzamento culturale importante, fa notare il leader della ricerca in un comunicato, perché è probabile sia lo stesso che ha facilitato l’arrivo degli umani in quell’area vicina al ponte di terra sullo stretto di Bering (incluso nell’area anche nota come Beringia). È così che hanno avuto la possibilità di passare dal vecchio al nuovo mondo prima dell’Ultimo massimo glaciale, l’ultimo periodo noto nel quale la copertura di ghiaccio del pianeta ha raggiunto la sua massima estensione, circa 26.000 anni fa.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Quel problema con le costole dei mammut

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (630 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice, science writer. Collaboro con varie realtà tra le quali National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99 e StartupItalia. Mi occupo principalmente di conservazione e zoologia, con un particolare interesse per etologia e cognizione animale. Su Twitter @Eleonoraseeing

2 Commenti su Dai resti di un mammut nuovi indizi sulla presenza umana nell’Artico

  1. Carlo Pezzoli // 20 gennaio 2016 alle 10:36 // Rispondi

    Le lesioni non sono state necessariamente provocate dall’uomo. Potrebbe trattarsi di ferite inferte da altri maschi durante le loro lotte per la conquista delle femmine. Pensavo che avessero trovato delle punte di lance o di frecce, ma non è stato così. Peccato

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