2015: è caldo record oppure no?

Esistono delle discrepanze tra i dati meteorologici terrestri, quelli satellitari e i radiosondaggi.

Secondo il WMO il 2015 è stato un anno da record per le temperature, ma cosa succede se si considerano i dati satellitari invece che quelli terrestri? Crediti immagine: Tim J Keegan, Flickr

APPROFONDIMENTO – Lo scorso gennaio è stato il mese dei bilanci climatici, l’ultimo dei quali della World Metereological Organization (WMO), agenzia che fa parte dell’ONU. Con il risultato di +0,9°C rispetto alla media del ‘900, il 2015 è, secondo i dati terrestri, l’anno più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni climatiche, allarme già lanciato da più parti nel corso dello scorso mese. Sono state quindi confermate le analisi della National Oceanic Atmospheric Administration (NOAA), agenzia americana che collabora con la NASA.

Non altrettanta attenzione hanno avuto, invece, le analisi dei radiosondaggi e dei dati satellitari da cui emerge una realtà differente. I primi, pubblicati dalla stessa NOAA a metà gennaio, pongono lo scorso anno al secondo posto dietro il 2005. Per i dati satellitari, invece, il 2015 è solo al terzo posto (ben dietro 1998 e 2010) e nella media rispetto agli ultimi 17 anni. Se non c’è alcun dubbio che quello che stiamo vivendo sia il periodo più caldo da quando si effettuano misurazioni climatiche, meno definito è l’andamento delle temperature. Sono ferme dal ’98 o stanno aumentando inesorabilmente? Satelliti, radiosonde e stazioni meteorologiche usano sistemi di rilevamento differenti e misurano cose diverse. Ciò spiega perché i risultati non siano identici ma non spiega differenze così marcate anche sul lungo periodo.

I dati terrestri vengono raccolti dalle stazioni meteo, da boe e navi meteorologiche. Le misure devono soddisfare dei parametri di qualità ben precisi perché entrino a far parte dei dati ufficiali. Ad esempio le temperature sulla superficie per essere affidabili vanno misurate all’ombra di capannine ventilate a 2 metri di altezza su un prato in un’area aperta, situazione che le stazioni meteo dovrebbero essere tenute a garantire. Gli istituti di riferimento principali nell’analisi dei dati terrestri sono il NOAA e la collaborazione inglese HadCRUT che pubblicano mensilmente i dati delle anomalie di temperatura misurati.

La WMO compie un’ulteriore elaborazione delle analisi di NOAA e HadCRUT e del Goddard Institute of Space Studies (agenzia facente parte della NASA) combinandoli con modelli meteorologici per migliorare l’affidabilità e la copertura della superficie terrestre. I dati dei 3 istituti sono in accordo, tanto nella serie storica, quanto nell’indicare per il 2015 un’anomolia di +0,9°C rispetto alla media del ‘900 e di circa +0,45°C rispetto al periodo 1981-2010 (media di confronto con i dati satellitari). Il 2014 risulta staccato di ben 0,15°C, una differenza preoccupante dato che era già risultato come anno più caldo. Non solo: dal grafico delle temperature si vede la netta tendenza all’aumento di temperatura che dopo un leggero rallentamento dopo il 1998 ha ripreso ad accelerare proprio negli ultimi anni.

I dati terrestri sulle temperature indicano il 2015 come l’anno più caldo in assoluto da quando sono iniziate le rilevazioni meteorologiche. Crediti immagine: WMO.

Mentre i primi dati ufficiali delle stazioni meteo risalgono al 1891, i dati satellitari sono invece disponibili solo dal 1979. A differenza delle stazioni a terra i satelliti non misurano direttamente la temperatura dell’aria al suolo, ma la ricavano dalla quantità di microonde emessa da una certa fascia di atmosfera. Si deve tener conto che per la bassa troposfera (la parte più bassa dell’atmosfera, quella in cui viviamo) la temperatura misurata non è relativa alla sola superficie, ma all’intera colonna d’aria che va dal suolo a oltre 5000 m. Gli istituti di riferimento in questo caso sono il Remote Sensing System (RSS), istituto privato basato in California, e la University Of Alabama (UAH) che lavora in collaborazione con la NASA.

Entrambi gli istituti sono in accordo nel vedere il 2015 al terzo posto tra gli anni più caldi. Nella fattispecie le anomalie misurate rispetto alla media 1981-2010 sono di +0,22°C per RSS e +0,27°C per UAH, ben dietro il 2010 (+0,34°C) e il 1998 (circa +0,45°C), anno in cui si era avuto un fortissimo episodio di El Nino. Sia RSS che UAH vedono quindi un global warming dimezzato negli ultimi 35 anni rispetto ai dati terrestri. Le loro serie storiche hanno andamenti simili e mostrano un global warming completamente fermo dal 1998, in netto contrasto con i dati terrestri con differenze fino a 0,3°C.

I dati delle radiosonde si pongono a metà strada tra i dati satellitari e terrestri. Questi sono i dati raccolti dai termometri montati sui palloni aerostatici e che permettono di misurare la temperatura dell’aria fino alla stratosfera. L’analisi fatta dal NOAA sui dati della bassa troposfera pone il 2015 con +0,42°C al secondo posto, appena dietro i +0,43°C del 2005 (per confronto il 1998 ha un’anomalia di +0,23°C). Se il valore del 2015 è in pieno accordo con i dati terrestri la serie storica mostra delle differenze tanto con questi quanto con i dati satellitari.

Capire a cosa siano dovuti i diversi andamenti dei dati è difficile(*). Se è possibile spiegare l’andamento dei radiosondaggi con una minore copertura globale, le differenze in aumento tra dati satellitari e terrestri è spiegabile solo parzialmente.

In parte può essere dovuta al fatto che, mentre le stazioni meteo misurano la temperatura alla superficie, i satelliti misurano quelle di un grosso spessore d’aria e possono anche avere grossi problemi di calibrazione. Nel corso degli anni, poi, si sono succedute diverse generazioni di satelliti e ci sono perciò problemi di uniformazione dei dati, tanto che nel corso degli anni si sono ripetute numerose correzioni e ricalibrazioni delle serie.

Lo stesso problema, però, si pone con le stazioni meteo. Queste sono spesso posizionate in zone il cui paesaggio si è profondamente modificato nel corso degli anni ritrovandosi, da zone di aperta campagna, in mezzo a palazzi e strade. Nelle analisi si cerca di tenere conto di fenomeni come l’inurbamento attraverso complicati modelli matematici, ma gli errori sono inevitabili. Un altro grosso problema è dato dall’impossibilità di coprire interamente e uniformemente la superficie del pianeta. Ci sono zone come oceani, deserti, foreste o l’intero Antartide da cui è possibile avere solo pochi dati e questo rappresenta un grande limite. Anche in questo caso si cerca di rimediare attraverso delle correzioni matematiche, ma rimane il problema che la temperatura dell’intero Antartide viene stimata attraverso una decina di stazioni quando nei soli Stati Uniti sono migliaia. Sia il sistema di rilevamento satellitare, sia quello terrestre hanno quindi i loro vantaggi e i loro limiti. Limitarsi a considerare i risultati solo di uno dei due non sarebbe un atteggiamento corretto dal punto di vista scientifico.

Leggi anche: Vacca b… Mucche e cambiamenti climatici

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

(*) Il 16 febbraio 2016 è stata tolta questa parte di frase:
e l’atteggiamento di partigianeria dei climatologi sul problema non aiuta a fare chiarezza.

***

Per saperne di più:
Dati RSS
Dati di superficie NOAA
Dati UAH
Dati radiosonde NOAA

Informazioni su Vincenzo Senzatela (8 Articles)
Ho studiato astrofisica e cosmologia a Bologna. Dopo la Laurea ho deciso di impegnarmi nella divulgazione scientifica e sto svolgendo il master in Comunicazione della scienza alla SISSA.

18 Commenti su 2015: è caldo record oppure no?

  1. Riccardo Reitano // 11 febbraio 2016 alle 9:36 // Rispondi

    Quando si scrive di “atteggiamento di partigianeria dei climatologi” che “non aiuta a fare chiarezza” si sta lanciando un’accusa grave. Non sentirsi nemmeno in dovere di dare uno straccio di giustificazione a questa affermazione mostra la scarsa considerazione che l’autore ha per una intera comunità scientifica. Non è quanto ci si aspetta di leggere su oggiscienza.

  2. Completamente d’accordo. Sono rimasto stupito di trovare un articolo di così basso livello su “OggiScienza” .Siamo tutti felici di discutere di dati e della loro interpretazione, incluse le inevitabili incertezze. Ma prima di dare di “partigianeria” a un intera comunità scientifica, uno dovrebbe documentarsi un po’ meglio. Non so cosa insegnano alla SISSA, ma non si fa divulgazione con l’insulto ingiustificato.

  3. mauro marchionni // 12 febbraio 2016 alle 17:00 // Rispondi

    non ho ben capito le “accuse” di Bardi e di Reitano.
    a me sembra un eccellente articolo, assolutamente super partes, e mi viene il dubbio che i risentimenti derivino dal fatto che Senzatela abbia toccato temi che, per alcuni, sfociano nella ideologia e dei quali, quindi, è del tutto inutile discutere

  4. Riccardo Reitano // 12 febbraio 2016 alle 19:15 // Rispondi

    mauro marchionni
    avrà notato che non ho detto nulla sull’articolo ma su una singola affermazione a prescindere dai temi esposti. Se qualcuno ha peccato di ideologizzazione è piuttosto l’autore dell’articolo parlando di partigianeria dei climatologi. Ciononostante e contrariamente alla sua opinione ritengo lo stesso positivo discuterne.

  5. Riccardo e Ugo,
    è uno studente in comunicazione della scienza, forse non gli hanno ancora insegnato il fact-checking.

  6. I dati satellitari sono molto più incerti di quelli a terra. Sentono molto di più effetti transitori, come l’evento di El Ninho del 1998. Queste variazioni sommergono il dato dell’aumento climatico, che si vede solo su periodi più lunghi, e possono creare dei “picchi” casuali per cui il 2015 vine declassato al terzo anno più caldo, non perché non lo sia, ma perché il “rumore” die dati satellitari ha creato picchi spuri nel 1998 e 2010.

    Inoltre si può prendere un anno peculiare (il 1998, guarda caso) e dire che da allora non c’è stato aumento di temperatura. In realtà se prendiamo i dati satellitari dal 1999 al 2015, l’aumento in tutta la serie di dati è rimasto sempre lo stesso, prima e dopo il 1998, e pari a 0,15 gradi/decennio. Non c’è nessuna pausa, neppure nei dati satellitari.

    I satelliti misurano la temperatura dell’atmosfera usando la riga dell’ossigeno, in uno strato di atmosfera che comunque non scende sotto i 500 metri, e il riscaldamento diminuisce con l’altezza proprio per l’effetto schermante dei gas serra. Più isoli qualcosa, più il calore resta confinato all’interno. Nell’alta troposfera non si vede riscaldamento, e nella stratosfera abbiamo addirittura un raffreddamento. Questo è previsto dai modelli, e almeno in parte spiega il minore riscaldamento nei dati satellitari.

    La storia delle “isole di calore urbano” è pure una nota bufala, i climatologi san fare il loro mestiere, al punto che se si tolgono le stazioni che ne sarebbero affette, il riscaldamento calcolato aumenta.

    Ed infine condivido il parere espresso sulle accuse di “partigianeria”. Accusare senza basi un’intera categoria di scienziati di anteporre considerazioni ideologiche al metodo scientifico non è un bel modo di discutere. Soprattutto su un argomento di cui non si è esperti.

    • Vincenzo Senzatela // 16 febbraio 2016 alle 16:07 // Rispondi

      1) Nell’ultimo anno c’è stato il fenomeno di el nino più forte di sempre e nei dati satellitari non ha ancora causato anomalie pari a quelle del ’98 che sono arrivate fino a un massimo di + 0,74 (UAH). Gennaio ha misurato +0,54 (UAH), vedremo se Febbraio si avvicinerà, ma per il momento e el nino 2015 non ha mostrato picchi pari al 1998. Quanto al rumore dei satelliti, perché lo stesso rumore non è evidente nei dati precedenti al 1998? Perché fino al ’98 c’è sostanziale accordo tra i dati? Mi può dare un articolo dove se ne parla di questo rumore?

      2) “Inoltre si può prendere un anno peculiare (il 1998, guarda caso) e dire che da allora non c’è stato aumento di temperatura. In realtà se prendiamo i dati satellitari dal 1999 al 2015, l’aumento in tutta la serie di dati è rimasto sempre lo stesso, prima e dopo il 1998, e pari a 0,15 gradi/decennio. Non c’è nessuna pausa, neppure nei dati satellitari. ”

      Ah si? Questa è notevole, me lo dimostri matematicamente. Trovo peculiare chi fa notare che scegliere un anno in particolare come data di inizio di un trend possa fare un’affermazione simile. Purtroppo la matematica non è un opinione e il trend, facilmente calcolabile visto che ho messo i dati a disposizione per i dati UAH (ma quelli RSS sono molto simili) a partire dal 1999 è di 0.07 gradi per decade.

      3) “I satelliti misurano la temperatura dell’atmosfera usando la riga dell’ossigeno, in uno strato di atmosfera che comunque non scende sotto i 500 metri, e il riscaldamento diminuisce con l’altezza proprio per l’effetto schermante dei gas serra.

      Ho cercato informazioni sul limite inferiore di rilevamento senza successo. Mi potrebbe gentilmente dire le sue fonti. La funzione peso dei vari piani dell’atmosfera riportata in giro non ne mostra traccia (https://en.wikipedia.org/wiki/Satellite_temperature_measurements#/media/File:Weighting_Function.png)

    • Vincenzo Senzatela // 17 febbraio 2016 alle 1:37 // Rispondi

      5) “il riscaldamento diminuisce con l’altezza proprio per l’effetto schermante dei gas serra. Più isoli qualcosa, più il calore resta confinato all’interno. Nell’alta troposfera non si vede riscaldamento, e nella stratosfera abbiamo addirittura un raffreddamento. Questo è previsto dai modelli, e almeno in parte spiega il minore riscaldamento nei dati satellitari.”

      Tesi molto interessante. Mi risulta che la principale differenza sul funzionamento tra stratosfera e troposfera sia proprio che la prima si riscalda radiativamente mentre la seconda per convezione. Questo dovrebbe significare che se la parte bassa della troposfera si riscalda, questo riscaldamento dovrebbe trasmettersi ai piani superiori per semplice convezione. Temporali e basse pressioni dovrebbero svolgere egregiamente il ruolo di rimescolamento della troposfera. La gabbia di calore quindi va estesa all’intera troposfera non solo alla sua porzione inferiore. In effetti i modelli climatici riguardo alla troposfera affermano esattamente il contrario di quanto dice lei. (http://www.arl.noaa.gov/documents/JournalPDFs/ThorneEtAl.WIREs2010.pdf) (https://www.skepticalscience.com/tropospheric-hot-spot-advanced.htm) Se ha la pazienza potrà verificare che i modelli indicano addirittura che l’alta troposfera sull’intera fascia tropicale dovrebbe scaldarsi più velocemente della bassa troposfera. E la troposfera nella fascia tropicale si spinge fino a 12 km. E’ la sola stratosfera a raffreddarsi. A questo punto anche se rimane il problema della misura della temperatura su una grossa colonna d’aria (come da me riportato nell’articolo con chiarezza) la sua argomentazione viene in gran parte a cadere. La domanda da porsi quindi diventa: può quella piccola parte di segnale raccolta dalla stratosfera determinare una divergenze tra i dati terrestri i dati satellitari?

      6) “La storia delle “isole di calore urbano” è pure una nota bufala, i climatologi san fare il loro mestiere, al punto che se si tolgono le stazioni che ne sarebbero affette, il riscaldamento calcolato aumenta.”

      La storia delle isole di calore non è una bufala, ma un fatto. Tanto che nell’analisi dei dati terrestri se ne tiene conto correggendone gli effetti (che possono arrivare anche all’ordine del grado per decade). Sarebbe interessante capire – e forse qui lei mi può aiutare – come viene calcolato il tasso di inurbamento, se attraverso accurate analisi satellitari di riflettività della superficie o con dei semplici fattori correttivi costanti ricavati da una media di casi. La questione comunque non è ancora chiusa visto che il problema è stato nuovamente sollevato lo scorso anno (http://wattsupwiththat.com/2015/12/17/press-release-agu15-the-quality-of-temperature-station-siting-matters-for-temperature-trends/). In ogni caso l’intero dibattito sembra essere ristretto ai soli Stati Uniti e questo ha portato fin dalla fine degli anni 2000 a una maggiore attenzione sullo stato delle stazioni meteorologiche. E negli altri continenti? I dati che vengono dalla Russia dopo la fine dell’unione sovietica sono affidabili quanto quelli degli anni ’80. E nelle metropoli del mondo in via di sviluppo dove cittadine di 100.000 abitanti sono passate in 20 anni ad avere milioni di abitanti come viene corretta la serie storica?

      Per la questione della partigianeria chiedo scusa. La frase incriminata è stata cancellata.

      • Roberto Ingrosso // 19 febbraio 2016 alle 9:57 //

        1) Credo lei abbia una scarsa conoscenza della manifestazione delle anomalie satellitari in presenza di Nino. L’attuale Nino (che sia il più forte in assoluto è ancora oggetto di discussione) sta mostrando anomalie maggiori di quello del 1998, eccome. Non a caso gli ultimi mesi sono stati mesi record per i dati satellitari, sia RSS che UAH. Il picco lo si raggiunge, per i dati satellitari, in presenza di nino strong, tra febbraio e aprile. Ed è qui che vedrà valori simili o superiori ai record assoluti registrati nel 1998 per i satelliti
        Quindi il suo discorso non ha alcun riscontro scientifico.
        http://www.reportingclimatescience.com/news-stories/article/rss-data-shows-warmest-january-in-satellite-era.html

        Del resto è cosa nota la sensibilità delle rilevazioni satellitari ad episodi di ENSO strong.

        2) Dato che parliamo di climatologia, sarebbe magari utile discutere di climatologia e non di trend di medio o corto periodo la cui significatività statistica e’ nulla. Come stabilito dalla WMO un intervallo temporale che abbia un valore climatologico è di almeno 30 anni. E chiaramente c’è un motivo per tutto ciò. Quindi, specie se non si è climatologi, sarebbe corretto parlare in questi termini.

        6) Se lei ritiene che il problema delle isole di calore (risolto da tempo come mostrano decine di pubblicazioni) sia nuovamente messo in discussione perché lo dice un blog noto dell’anti-scienza, dove scrive chiunque non sia un esperto in materia, che dire….E’ un modo che definirei diversamente scientifico di porre le questioni. Ma è una mia opinione, sia chiaro.
        Che poi le sue semplici considerazioni non sia tenute debitamente in conto da centinaia di scienziati, 5 centri di ricerca mondiali e da decine di pubblicazioni scientifiche, beh, potrebbe anche succedere. Ma non lo trovo particolarmente verosimile.

  7. Carlo Cacciamani // 13 febbraio 2016 alle 13:12 // Rispondi

    Mi permetta, ma cosa si intende per atteggiamento di partigianeria dei climatologi? Non le sembra una frase un attimino offensiva nei confronti di un settore? Visto che opero in tale settore da almeno trent’anni, le assicuro di non conoscere tali…sentimenti….
    A mio parere la risposta dei diversi comportamenti è normale che ci sia e, per altro, una parziale risposta viene data anche nel testo. Una stazione “al suolo” misura un dato in una capannina meteorologica posta a 2 metri dal suolo…Un dato da satellite misura una radianza dalla quale si deduce una temperatura di uno strato, attraverso un processo di inversione. Non si tratta di un livello al suolo…E’ per altro noto che la colonna di atmosfera non si scaldi tutta allo stesso modo. Al suolo il segno è maggiore, via via che ci si allontana dal suolo cala il riscaldamento. Fino addirittura a raffreddarsi in alta troposfera. Tant’è che la maggiore instabilità potenziale, quella che ad esempio induce i fenomeni convettivi più intensi, è aumentata nel tempo, proprio per l’aumentato gradiente verticale (più caldo sotto-freddo sopra..).

  8. Gabriele Messori // 15 febbraio 2016 alle 22:22 // Rispondi

    Mi sembra che, oltre alle accuse gratuite già commentate sopra, questo articolo faccia una gran confusione. L’autore presenta come problematica una differenza fra due tipologie di dati che, misurando quantità diverse, non hanno ragione di coincidere perfettamente. Consiglio ai lettori confusi i commenti di Cacciamani e Comoretto qui sopra, che chiariscono la reale situazione.

  9. V. Senzatele,
    Trova i fatti sulle isole di calore urbano su Oggi Scienza. Altri esempi:
    1. perché lo stesso rumore non è evidente nei dati precedenti al 1998?
    Perché Spencer & Christy sono stati costretti a correggere i propri errori.

    2) Non c’è nessuna pausa, neppure nei dati satellitari.” Ah si? Questa è notevole, me lo dimostri matematicamente.
    E’ stato dimostrato più volte da quando è saltata fuori la pausa.

    3) “I satelliti misurano la temperatura dell’atmosfera… in uno strato che comunque non scende sotto i 500 metri”… Mi potrebbe gentilmente dire le sue fonti.
    Comoretto è una fonte affidabile, tant’è che per derivare la temperatura media si usa una quota media di ca.18 km.

    La mia non è né un’accusa né grave, suppongo (“magari”) che lei stia iniziando il master.

    • Vincenzo Senzatela // 17 febbraio 2016 alle 0:53 // Rispondi

      1) Cioè le correzioni ai dati che rendono simili gli andamenti prima del 1998 dopo non funzionerebbero più? E i dati RSS?

      2) Dove sarebbe dimostrato? Facendo un semplice fit lineare dei dati RSS e UAH dal 1998 al 2005 il trend è addirittura in leggerissimo calo. Se non si considera il 98 come suggerito da Comoretto il trend diventa crescente, ma intorno ai 0.07 gradi per decade cioè quasi piatto. Questi sono i dati e questo è ciò che dicono e affermare una cosa diversa è affermare il falso.

      3) Comoretto può anche essere una fonte affidabile, ma l’ipse dixit è stato abbandonato fortunatamente secoli fa. Siccome non sono stato in grado di trovare questo dato e mi sembra una questione molto interessante mi sembra perfettamente lecito chiedere le fonti. Come si può ben vedere dall’immagine che ho postato che mostra la funzioni che pesano il segnale raccolto dai satelliti nei vari canali e alle varie altezze dell’atmosfera si può notare che nel canale TLT (il canale della bassa troposfera di cui ho commentato i dati) qualcosa come almeno il 60% del segnale viene raccolto sotto i 5 KM e solo una parte molto piccola oltre i 10 KM. Volendo esagerare e rimanendo estremamente larghi si può dire che la quota media del segnale sia 5 KM (in realtà di meno). Non vedo proprio come si possa arrivare a 18 km. L’altezza da lei riportata si può se mai riferire al canale TLS della bassa stratosfera. Tuttavia i dati stratosferici non sono quelli qui in discussione.

      Sinceramente parlando non capisco come mai il mio articolo che puntava solo a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale sui cui sarebbe opportuno discutere con serenità d’animo e atteggiamento scientifico abbia generato tanto astio. Se c’è una discrepanza tra diverse serie di dati e la si riporta sui media non si compie un atto di lesa maestà. I miei intenti non sono negazionisti né intendo incitare al consumo di combustibili fossili. La mia regione, la Basilicata è stata devastata dalle estrazioni e proprio in questo periodo ho iniziato la mia battaglia mediatica per portare alla luce il problema. Ritengo però che un atteggiamento scientifico ponderato sia indispensabile quando si riflette su tali questioni. Dire che una serie di dati fa schifo e va completamente ignorata e magari non riportata sui media a favore di un’altra non è un atteggiamento scientifico accettabile, né per chi considera più affidabili i dati terrestri, né per chi considera più affidabili i dati satellitari, ma purtroppo è quello che sembra avvenire. Ricordare che la scienza non dà certezze assolute e riportare i dati nella loro completezza, almeno su un giornale come Oggiscienza direi che non sia scandaloso. Io ho mostrato i dati indicandone brevemente pro e contro senza prendere alcuna parte anche perché onestamente non saprei quale prendere e anche tra gli stessi climatologi la questione è dibattuta. Se lei o qualcun altro ritiene che i dati terrestri siano più affidabili avrebbe potuto scriverlo in questi termini e ne avremmo dibattuto possibilmente con serenità. Arrivare col dogma che i dati terrestri sono la verità assoluta e i dati satellitari il male da scacciar via e usando toni a volte poco rispettosi nei miei confronti ritenendomi non in grado di padroneggiare l’argomento francamente lo trovo avvilente.

      Mi scuso per il tono di astio, ma è stato dettato dalle circostanze. Spero di aver chiarito la mia posizione e la mia volontà ad avere una discussione seria e serena.
      Saluti

  10. V. Senzatela,
    mi scusi ho sbagliato a inserire un link (una mia specialità…)

    1. secondo me no, e conviene aspettare l’identificazione di altri errori – esce tra poco!

    2. Trova le correzioni a Spencer & Christy e la dimostrazione matematica del trend in
    Mears et al 2003, A Reanalysis of the MSU Channel 2 Tropospheric Temperature Record;
    Mears & Wertz 2006, The Effect of Diurnal Correction on Satellite-Derived Lower Tropospheric Temperature

    media di 18km
    ha ragione, mi riferivo all’altezza della colonna d’aria “osservata”. Sul limite inferiore, rif. la bibliografia di Rao et al. 1971, Global Sea-Surface Temperature Distribution Determined From an Environmental Satellite -.
    Ce n’erano per Marte e missioni spaziali varie, Gianni Comoretto lo perché s’era occupato della spettrometria, io non me li ricordo!

    discrepanza
    Sa che non ancora capito quale? Non tra temperature a terra e in troposfera immagino, perché lei scrive – giustamente – che si misurano cose diverse

    tra gli stessi climatologi la questione è dibattuta
    Fonte? Non mi risulta che Spencer & Christy abbiano smentito i paper di Mears et al, che non abbiano corretto i dati, che altri ne abbiano confermato i dati prima o dopo la correzione.
    A me sembra che la questione sia dibattuta solo tra i Repubblicani statunitensi e da blogger come Watts

    UHI
    Watts racconta le stesse bufale da 10 anni, come può vedere qui:
    ftp://205.167.25.101/pub/data/ushcn/v2/monthly/menne-etal2010.pdf
    http://static.berkeleyearth.org/papers/Station-Quality.pdf
    http://static.berkeleyearth.org/papers/UHI-GIGS-1-104.pdf
    altri paper a richiesta.
    Le 5 serie di riferimento – HadCRUT, NOAA, Berkeley, GISSTemp, JMA, più HadCRUT elaborata da Cowtan&Way – usano 6 metodi di omogeneizzazione diversi (li trova sui rispettivi siti) eppure arrivano tutte alle stesso risultato.

    ipse dixit
    vale anche per lei. Quali sono le sue fonti per
    – la percentuale di stazioni meteo attive per le strade delle città
    – la superficie del pianeta occupata dalle città
    – la loro albedo, il raffreddamento da particolato, il riscaldamento da NOx, O3 ecc ecc

    niente di scandaloso
    al contrario, tant’è che negli ultimi mesi una ventina di climatologi hanno dimostrato – anche matematicamente – che al Congresso statunitense, Christy ha mentito sull’affidabilità dei dati UAH.

    tanto astio
    forse ci saremmo stupiti meno se lei non accusava tutti i climatologi di partigianeria mentre riferiva unicamente il parere di alcuni politici?

  11. Riccardo Reitano // 17 febbraio 2016 alle 22:28 // Rispondi

    Mi permetta di darle un consiglio non richiesto e con un tono polemico e poco consono come ha fatto lei. Se vuole davvero discutere di scienza del clima non citi blog di dichiarati negazionisti climatici (WUWT e Spencer) e citi la letteratura scientifica che dovrebbe esse la fonte primaria di tutti. Altrimenti si apra il suo blog, faccia le analisi che crede e concluda ciò che vuole, anche che è tutto un complotto come molti (incluso il WUWT che le piace citare) già sostengono. Il giornalismo scientifico, per non dire l'”approfondimento” che dovrebbe essere questo post, è un’altra cosa.

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