La nuova cooperazione scientifica tra Iran e Italia

La nuova apertura dell'Iran è un'opportunità per internazionalizzare ulteriormente il sistema di ricerca italiano (e Trieste si sta muovendo prima degli altri). Sicurezza e libertà dovranno essere due aspetti fondamentali della ricerca

L’Italiaè in prima linea per stringere rapporti con l’Iran anche nell’ambito della cooperazione scientifica.

SCIENCE DIPLOMACY – L’apertura dell’economia iraniana assomiglia un po’ alla corsa ai saldi: chi primo arriva, meglio compra (ma, alla lunga, sarà davvero così?). L’Italia, in questo senso, sembra essere in prima fila, anzi, il suo tentativo di imporsi sul resto degli europei è sicuramente ben visibile, al costo di qualche (giustificata) polemica di tipo politico-culturale. Anche il mondo della scienza e della ricerca italiana non è rimasto fermo davanti alle possibilità offerte dalla nuova stagione dell’Iran, anzi al momento sembra quello che raccoglierà i frutti per primo.

In particolare, il Ministro Giannini si è mossa per stringere rapporti sempre più stretti in ambito di cooperazione scientifica, richiamando (per la prima volta in Italia da parte di un ministro) la nozione di science diplomacy come catalizzatore non solo di promozione culturale, ma anche (e soprattutto) di sviluppo. “La forza della diplomazia scientifica – ha infatti affermato il Ministro– è sempre più evidente. Sia da ministro che nella mia esperienza accademica in precedenza, ho capito che può diventare un volano di sviluppi e di relazioni internazionali che, anche negli scenari più complicati, possono dare risultati straordinari”. A Settembre, il Ministro Giannini ha già dichiarato che ci sarà una sua visita a Teheran per stringere ancora di più gli accordi di scambio in ambito di science diplomacy con il grande paese mediorientale.

Particolare attivismo è stato quello del Friuli Venezia Giulia, che è riuscita a imporsi collegando non solo il rilancio del porto di Trieste (dunque in ambito prettamente commerciale e industriale), ma coinvolgendo nelle trattative le eccellenze scientifiche del Sistema Trieste, che si dimostra ancora una volta uno dei maggiori poli di internazionalizzazione della ricerca in Italia.

Discutendo di scambi scientifici, non è possibile non menzionare il caso della tragica morte del giovane ricercatore italiano a Cambridge Giulio Regeni. La sicurezza dei ricercatori all’estero è sempre stato un tema estremamente sentito e dedicato, e la volontà delle istituzioni italiane di non accettare “verità di comodo” è un chiaro segnale che sì, la science diplomacy e la cooperazione scientifica sono degli strumenti potenti di amicizia tra popoli e una piattaforma per migliorare la scienza, ma ai ricercatori è quanto mai necessario fornire sicurezza e, al tempo stesso, libertà.

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@gia_destro

Leggi anche: L’accordo sul nucleare iraniano: una vera vittoria della diplomazia?

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