Quando l’ansia modifica la percezione della realtà

Diversi studi sul disturbo da stress post-traumatico hanno suggerito che alla base dell’ansia possa trovarsi un’eccessiva generalizzazione. Il problema è di tipo percettivo

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Alla base dei disturbi di ansia sembra esserci un meccanismo di eccessiva generalizzazione degli stimoli potenzialmente pericolosi. Crediti immagine: martinak15, Flickr

SCOPERTE – Se una notte ci troviamo a camminare da soli in una zona malfamata di una città, un rumore simile a uno sparo ci mette certamente in allerta. Quando c’è la possibilità di un pericolo, sembra dire il nostro cervello, la prudenza non è mai troppa: meglio spaventarsi per niente che ignorare le indicazioni di un possibile rischio.

Eppure nelle persone ansiose questo meccanismo sembra estendersi ben oltre i contesti pericolosi, anche quando le conseguenze possono essere negative. Secondo una ricerca pubblicata su Current Biology, l’ansia non si limita a indurre la scelta di un comportamento più sicuro, ma modifica la percezione della realtà.

Diversi studi sul disturbo da stress post-traumatico hanno suggerito che alla base dell’ansia possa trovarsi un’eccessiva generalizzazione: quando un suono, un’immagine o un luogo sono associati a un evento traumatico, basta una piccola somiglianza per scatenare una risposta di panico. E il problema sembra essere di tipo percettivo, sostengono alcuni ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele. Nelle persone che soffrono d’ansia, si forma una rappresentazione alterata dello stimolo legato a un’emozione, che rende più difficile in seguito distinguerlo da altri stimoli simili.

Lo studio ha coinvolto un gruppo di pazienti affetti da disturbo d’ansia generalizzato, e ha confrontato i risultati con quelli di volontari sani. In una prima fase della ricerca, tutti i partecipanti hanno ascoltato una serie di suoni: alcuni erano associati a una vincita in denaro, altri a una perdita, e altri ancora non erano legati ad alcuna conseguenza. In un test successivo, il compito era di riconoscere se alcuni suoni corrispondevano a quelli della prima fase. Per ogni risposta corretta, i partecipanti ricevevano una ricompensa in denaro. Un compito non facile per i pazienti ansiosi, che hanno mostrato maggiore difficoltà a distinguere i suoni simili a quelli associati in precedenza a una perdita o a un guadagno: una piccola somiglianza bastava a indurre la risposta sbagliata.

Si tratta proprio del fenomeno dell’eccessiva generalizzazione, sostengono gli autori dello studio, cha hanno analizzato anche l’attività cerebrale dei partecipanti durante gli esperimenti. Rispetto ai volontari sani, i pazienti ansiosi hanno mostrato una diversa attivazione di alcune regioni, come la corteccia uditiva e l’amigdala. Anche se il meccanismo di generalizzazione può avere dei vantaggi in alcune circostanze, concludono i ricercatori, la plasticità del cervello sembra giocare in questo caso un ruolo negativo.

@ValentinaDaelli

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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