Fidatevi dei vostri Eureka!, è probabile siano giusti

L'insight arriva all'improvviso e non è frutto di ragionamenti analitici, utili di fronte all'aritmetica ma meno precisi quando si tratta di creatività

Eureka! Secondo uno studio della Northwestern University e della Milano-Bicocca  dobbiamo fidarci delle intuizioni improvvise grazie alle quali rielaboriamo un problema e riusciamo a risolverlo. Crediti immagine: Joni Rasanen

SCOPERTE – Colpo di genio, momento Aha!, insight o anche il famoso Eureka. Qualsiasi sia il modo in cui lo chiamate, quando la soluzione arriva all’improvviso è più probabile che sia quella giusta, anche se richiede più tempo. Lo conferma uno studio internazionale su Thinking & Reasoning, che ha coinvolto anche due ricercatrici italiane, Carola Salvi della Northwestern University ed Emanuela Bricolo, della Milano-Bicocca.

L’insight è un termine usato in psicologia e che risale alla scuola della Gestalt. Si tratta di un’intuizione improvvisa grazie alla quale rielaboriamo un problema, lo vediamo da un’altra prospettiva e riusciamo a risolverlo. Non avviene per prove ed errori né attraverso un classico ragionamento analitico, che torna utile quando la strategia risolutiva è già nota (pensiamo ad esempio all’aritmetica) ma di punto in bianco. Trattandosi di una reazione automatica e inconscia non è semplice studiarla in modo scientifico e uno dei rischi principali è finire per riportare solo i casi positivi, quelli che portano alla soluzione corretta mentre le prove e gli errori falliscono. Proprio per questo Salvi e i colleghi hanno elaborato quattro serie di esperimenti su misura, come puzzle linguistici e visivi, cha fossero in grado di confrontare le due strategie.

In uno dei test i partecipanti avevano di fronte tre vocaboli, crab, pine e sauce e dovevano trovare il quarto che, unito a ognuno di questi, avrebbe dato una parola composta esistente. La risposta è apple (crabapple, pineapple, applesauce). Nel test visivo dovevano invece capire quale figura si sarebbe formata unendo i pezzi di un puzzle. Entrambi i tipi di esperimento sono stati condotti tra le 50 e le 180 volte e alla fine le persone dovevano dire come li avevano risolti, se per ragionamento analitico o attraverso l’insight. Nel puzzle linguistico il 94% delle risposte date per insight erano corrette, contro un 78% di ragionamenti. In quello visivo il distacco era ancora maggiore, 78% contro 42%.

Le scadenze mettono ansia

Un altro aspetto interessante è che i più soggetti a “momenti Aha!” fornivano la risposta entro il tempo prestabilito molto più raramente di quanto facessero gli altri (più soggetti, però, all’errore). Che problemi hanno i colpi di genio con le scadenze?

La maggior parte delle risposte date negli ultimi cinque secondi era sbagliata (per i test visivi si arrivava fino al 72%) ed era basata sul ragionamento analitico. In uno dei test le risposte scorrette date all’ultimo in questo modo erano più del doppio di quelle scorrette fornite secondo insight. Forse, per i primi, un semplice tentativo di indovinare? Secondo John Kounios, uno degli autori, il ragionamento consapevole a analitico può rivelarsi affrettato o poco preciso, aumentando il rischio di sbagliare. All’Eureka invece non si può mettere fretta, arriva quando vuole.

Questo significa che se serve un’idea davvero originale è meglio concedersi un po’ più di tempo e non “accontentarsi” del risultato di prove ed errori. “In modo più o meno leggero, le scadenze ci mettono ansia”, dice Kounios, “il che sposta il nostro ragionamento dall’insight all’analisi. Aiutano a mantenerci in linea sui nostri compiti, ma se servono idee creative è meglio che la deadline sia flessibile”. Anche perché chi risolve per insight è meno propenso a tentare di indovinare: se può eviterà di dare la risposta fino all’arrivo del suo Eureka. Che non sempre sarà corretto, ma ha più probabilità di esserlo rispetto a una soluzione ragionata con altri metodi.

“La storia delle grandi scoperte è piena di episodi di insight che hanno avuto successo, dando credito all’idea che quando un’idea arriva in questo modo spesso è quella corretta”, commenta Salvi. “Il nostro studio ha testato l’ipotesi che questa fiducia che le persone molto spesso nutrono nei loro insight è giustificata”. Perciò fidatevi dei vostri “aha”, senza necessariamente fare come Archimede: la leggenda vuole che il suo insight l’abbia colto mentre faceva il bagno e che dopo il colpo di genio abbia preso a correre nudo per le vie di Siracusa gridando “Eureka!”.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (629 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice, science writer. Collaboro con varie realtà tra le quali National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99 e StartupItalia. Mi occupo principalmente di conservazione e zoologia, con un particolare interesse per etologia e cognizione animale. Su Twitter @Eleonoraseeing

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