Quanto è difficile leggere per i dislessici?

Uno sviluppatore ha creato uno script in Java per mostrare a tutti come è difficile leggere per una persona dislessica

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Dislessia la dislessia colpisce in Italia almeno 2 milioni di persone. Crediti immagine: Fexunipe, Flickr

APPROFONDIMENTO – Cosa si prova a leggere quando si è dislessici? Per dare la possibilità a chi legge normalmente di mettersi nei panni di chi ha questo disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), lo sviluppatore Victor Widell ha creato uno script animato in Java che simula l’esperienza di lettura dei dislessici. Per programmarlo, si è ispirato alla testimonianza di un’amica, riportata nel testo. “Un’amica affetta da dislessia” – riporta Widell – “mi ha descritto la sua esperienza di lettura. Può leggere, ma ci vuole molta concentrazione, ed è come se le lettere continuassero a saltare dappertutto”.

Leggere con gli occhi di un dislessico, nell’esperimento dello sviluppatore Victor Widell.

Nel testo animato le lettere si spostano continuamente all’interno delle parole, rendendo ardua la comprensione, nonostante Widell abbia deciso di “aiutare” i lettori mantenendo fisse almeno la prima e l’ultima lettera di ogni parola. La gravità del disturbo, in realtà, può variare moltissimo da persona a persona: mentre alcuni dislessici invertono solo lettere simili come “p” e “b”, o “a” ed “e”, altri hanno difficoltà molto maggiori di quelle mostrate nel sito di Widell.

Lo script ha avuto una diffusione virale sui media anglosassoni, tanto che con lo stesso codice il magazine Quartz ha creato un plug-in per browser che permette di navigare su ogni pagina web come se si fosse dislessici. Nei paesi di lingua inglese, infatti, l’attenzione verso la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento è molto alta: l’organizzazione Dyslexia International stima che questi colpiscano almeno il 10% della popolazione.

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Dislessia (AID), il disturbo della lettura è il più comune dei DSA e colpisce nel nostro Paese almeno 2 milioni di persone. In Italia, tuttavia, il loro riconoscimento legale è molto recente: grazie alla legge 170 dell’8 ottobre 2010, oggi si classificano come DSA la dislessia, la disgrafia, disortografia, la discalculia e il disturbo specifico di compitazione (la difficoltà nello spelling). Dall’entrata in vigore del provvedimento, che permette le diagnosi in età scolare e l’accesso ad attività didattiche di supporto allo studio, le percentuali di studenti a cui è stato riconosciuto un DSA sono aumentate dallo 0,7% del 2010/2011 al 2,1% del 2014/2015, ed è probabile che nei prossimi anni continueranno a crescere. I dati del MIUR, infatti, parlano di 150 000 studenti diagnosticati, mentre secondo l’AID i DSA ne colpiscono almeno 350 000.

L’incidenza diversa che questi disturbi hanno in Italia rispetto al mondo anglosassone, però, potrebbe non essere dovuta solo a un problema di sottodiagnosi. La ricerca mostra, infatti, che alcune lingue potrebbero dare più problemi di altre, anche nel processo di apprendimento in assenza di disturbi. Per esempio i bambini inglesi, che imparano una lingua in cui non c’è una correlazione fissa tra l’ortografia e la pronuncia, hanno difficoltà nello spelling anche dopo 5 anni di scuola, mentre i bambini italiani in media lo svolgono correttamente dopo 2 anni. La particolarità dell’inglese viene evidenziata anche in uno studio pubblicato sul British Journal of Psychology, che analizza come i parlanti di 13 diverse lingue europee imparano i fondamenti di lettura e scrittura. Quelle più complesse da imparare per gli stessi madrelingua sono quattro: francese, portoghese, danese e inglese, tutte lingue con ortografie complesse.

Leggi anche: Quando l’ordine delle parole rilassa il cervello

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Di seguito il testo tradotto – e fermo – della pagina di Widell.

Un’amica affetta da dislessia mi ha descritto la sua esperienza di lettura. Può leggere, ma ci vuole molta concentrazione, ed è come se le lettere continuassero a saltare dappertutto. Mi sono ricordato di aver letto a proposito del fenomeno della “typoglycemia” (la capacità di riconoscere le parole anche se hanno alcune lettere invertite, NdA). Non sarebbe possibile renderlo interattivo su un sito web con JavaScript? Ma certo.

La dislessia è caratterizzata dalla difficoltà di imparare a leggere fluentemente e a comprendere accuratamente un testo nonostante un’intelligenza normale. Questo include difficoltà a capire e decodificare la fonetica, dà problemi nella velocità, nell’ortografia, nella memoria a breve termine, nella comprensione linguistica e verbale e ad assegnare i nomi velocemente.

Il disturbo della lettura è il più comune dei disturbi dell’apprendimento. La dislessia è il disturbo della lettura maggiormente riconosciuto, anche se non tutti sono connessi alla dislessia. Alcuni vedono la dislessia come distinta dai disturbi della lettura che provengono da altre cause, come da disabilità visive o uditive, o da un’alfabetizzazione inadeguata.

Sono stati proposti tre sottotipi di dislessia (uditiva, visiva e dell’attenzione), ma ogni caso individuale di dislessia è caratterizzato da un assetto specifico di deficit neuropsicologici e concorrenti disturbi dell’apprendimento (ad esempio, deficit dell’attenzione e iperattività).

Anche se nella letteratura scientifica è considerata un disturbo basato sul linguaggio, la dislessia ha una ricaduta anche sulle capacità espressive dell’individuo. Ricercatori dell’MIT hanno scoperto che le persone affette da dislessia hanno difficoltà nel riconoscimento della voce.

(L’articolo è stato modificato alle 12:45 del 25 marzo 2016, sostituendo la precedente dicitura “persone affette da dislessia”, scorretta, con “persone dislessiche”)

6 Commenti su Quanto è difficile leggere per i dislessici?

  1. L’ha ribloggato su bUFOle & Co.e ha commentato:
    La dislessia: un vero dramma…

  2. Con questo articolo ho capito cos è la dislessia complimenti per la chiarezza

  3. Antonella Marcolin // 25 marzo 2016 alle 12:29 // Rispondi

    Articolo descritto in modo semplice e vompleto dove si capisce benissimo il problema della dislessia che non è assolutamente da sottovalutare

  4. Ottimo Bello se riusciste a far vedere il testo “mobile” in italiano

  5. occorrerebbe far vedere il testo “alterato” anche in italiano, non solo nella versione “ferma”!

1 Trackback / Pingback

  1. La stimolazione cerebrale per aiutare i bambini dislessici – OggiScienza

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