Caffè, vitamine e rischio di aborto

Se mamma e papà bevono troppi caffè prima di una gravidanza (o nelle prime settimane), aumenta il rischio che questa si interrompa. L'assunzione di multivitaminici da parte della donna, invece, avrebbe un effetto protettivo.

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L’eccessivo consumo di caffè da parte dei futuri genitori nel periodo del concepimento può aumentare il rischio di interruzione della gravidanza. Crediti immagine: Jonathan Rubio, Flickr

GRAVIDANZA E DINTORNI – Quando si tratta di rischio di aborto, lo stile di vita conta: quello della mamma, ma anche quello del papà. È la conclusione di uno studio pubblicato a febbraio su Fertility and Sterility dal gruppo dell’epidemiologa Germaine Louis del National Institute of Child Health and Human Development americano. Più in dettaglio, i ricercatori hanno osservato che il rischio di perdita fetale aumenta se già prima della gravidanza mamma o papà consumano troppi caffè e continuano a consumarli dopo il concepimento. Viceversa, il rischio si abbassa se nel periodo periconcezionale – da qualche settimana prima a qualche settimana dopo il concepimento – la donna assume un integratore multivitaminico.

Purtroppo, l’interruzione spontanea di una gravidanza nelle prime settimane è un evento piuttosto frequente, e si verifica nel 10-20% dei casi. Secondo un documento sull’aborto precoce rilasciato nel 2015 dall’American College of Obstetricians and Gynecologists, il fenomeno riguarda il 9-17% delle gravidanze per le donne tra i 20 e i 30 anni, il 20% intorno ai 35 anni, il 40% per le quarantenni e l’80% sopra i 45 anni. Un evidente aumento del rischio con l’età, confermato anche dallo studio di Louis e colleghi. Nel campione esaminato – 344 coppie seguite da quando hanno deciso di cercare una gravidanza al momento del parto o di un’eventuale perdita fetale, con età materna compresa tra 18 e 40 anni – il tasso di aborto medio è stato del 28%. Con un rischio relativo molto più alto – quasi due volte tanto – per donne sopra i 35 anni rispetto a donne al di sotto di questa età.

Ai ricercatori, però, interessava soprattutto andare a vedere se, oltre all’età, ci fosse anche qualche altro fattore di rischio per l’aborto spontaneo: un fattore eventualmente modificabile, sul quale intervenire per ridurre il rischio stesso, visto che al momento non si può fare molto in questa direzione. Hanno quindi chiesto alle coppie partecipanti di compilare un diario quotidiano relativo ad alcuni comportamenti specifici, come il numero di sigarette fumate, il numero di bevande alcoliche o contenenti caffeina consumate e l’eventuale assunzione di multivitaminici. Come spiegato nell’articolo, per bevanda con caffeina si intendeva una tazza di caffè o di tè oppure una lattina di una bevanda con questa sostanza (come quelle energizzanti).

In tutto, le perdite fetali sono state 98 e i ricercatori hanno osservato un’associazione tra rischio di aborto e consumo di caffè da parte sia della mamma sia del papà, sia nel periodo che precede il concepimento sia nelle prime fasi della gravidanza. In particolare, il rischio è risultato più elevato (circa il 70% in più) per chi beveva più di due bevande con caffeina al giorno. “È un’osservazione in linea con quella di altri studi, ma con alcuni elementi di novità” commenta Irene Cetin, direttore dell’Unità di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Sacco di Milano e presidente della Società italiana di medicina perinatale. “Già altre indagini avevano sottolineato un aumento del rischio di perdita fetale per donne che consumano più di 2/3 tazze di tè o caffè al giorno, pari a circa 200-300 mg di caffeina. Consumo per altro associato anche a un aumento del rischio di altri esiti avversi, come morte in utero e dimensioni ridotte del bimbo rispetto all’età gestazionale. Non a caso sta cominciando a diffondersi tra i medici l’abitudine di chiedere alle donne in gravidanza quanto caffè consumino, consigliando loro di non superare le due tazzine al giorno”. Le novità, invece, riguardano l’importanza del periodo preconcezionale e il ruolo del papà. “Può darsi che la caffeina induca cambiamenti dell’espressione dei geni negli spermatozoi, che poi vengono trasmessi all’embrione” spiega Cetin, che è anche direttore scientifico della sezione nutrizione del progetto Ama nutri cresci della Fondazione Giorgio Pardi.

Molto rimane però da capire sul rapporto tra caffeina e gravidanza. Per esempio, al momento possiamo parlare solo di associazione tra questa sostanza ed esiti negativi per il feto, non di un vero e proprio rapporto causa-effetto. Certo, alcuni studi trovano un aumento del rischio di aborto o di altre conseguenze all’aumentare della dose consumata, il che potrebbe essere un indizio, ma non basta. Non è neppure chiaro quali potrebbero essere i meccanismi coinvolti. “Nel caso di conseguenze tardive, come la riduzione della crescita, potrebbe essere coinvolto l’effetto di vasocostrizione esercitato dalla caffeina, e può darsi che questo stesso effetto influenzi anche le modalità di impianto dell’embrione nella parete uterina” sottolinea la ginecologa. In un altro studio su caffeina e rischio di aborto, pubblicato nel 2015 da Human Reproduction, l’epidemiologa Kristen Hahn dell’Università di Boston chiama in causa l’effetto della caffeina sui livelli di ormoni riproduttivi, come estradiolo e progesterone, con possibili implicazioni sul rischio di aborto.

Il tutto è complicato dal fatto che non si tratta di indagini semplici da condurre. “In genere si parla di tè, caffè o bevande con caffeina, ma quello che conta è appunto l’apporto di questa sostanza, che non è affatto semplice da determinare” spiega Renato Bruni, professore associato di botanica farmaceutica all’Università di Parma. Intanto, perché c’è caffè e caffè (e lo stesso vale per il tè). “Il contenuto di caffeina di una tazzina di caffè varia molto a seconda della varietà botanica di partenza: il caffè della varietà robusta contiene fino a 4 volte più caffeina di quello fatto con varietà arabica” afferma Bruni. E ancora, perché la concentrazione di caffeina che rimane attiva nell’organismo dipende anche dalla capacità dell’organismo stesso di metabolizzarla, che è individuale.

Tornando allo studio di Louis e colleghi, l’altro aspetto significativo che emerge riguarda il ruolo protettivo svolto dagli integratori multivitaminici: se la mamma prende vitamine nel periodo periconcezionale, infatti, il rischio di aborto è significativamente più basso. “Il lavoro non entra nei dettagli, ma è ragionevole pensare che l’effetto sia dovuto soprattutto a sostanze come acido folico, vitamine del gruppo B in generale e vitamina D” spiega Cetin. “Del resto, sappiamo che sempre più donne sono carenti di queste sostanze, per via di diete e stili di vita che non garantiscono apporti sufficienti”. Il che non significa consigliare a tappeto a tutte le donne di prendere vitamine a caso. “Il consiglio per chi desidera una gravidanza è sicuramente quello di assumere acido folico – 400 microgrammi al giorno – innanzi tutto perché protegge in modo significativo dal rischio di sviluppo di difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Per il resto, suggeriamo di seguire un’alimentazione equilibrata, il più possibile di stampo mediterraneo, e di passare un po’ di tempo all’aria aperta, per garantire la sintesi di vitmaina D che è stimolata dall’esposizione alla luce solare. Poi sarà lo specialista a valutare, caso per caso, se serve qualche integrazione specifica”. E per quanto riguarda caffè, tè o altre bevande con caffeina, meglio essere prudenti: un paio di tazze o tazzine al giorno non sono un problema. Di più potrebbero comportare dei rischi, che non vale la pena correre.

Leggi anche: Tè o tisane in gravidanza? Si può fare

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Informazioni su Valentina Murelli (260 Articles)
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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