Acido folico: necessari nuovi studi per chiarire gli effetti indesiderati

Alcuni rari difetti del tubo neurale nei neonati non sembrano essere diminuiti dopo l'introduzione delle raccomandazioni di assumere acido folico nei primi mesi di gravidanza.

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Una ricerca presenta alcuni dati che mettono in discussione l’efficacia di una supplementazione di acido folico nella dieta delle donne nei primi mesi di gravidanza. Crediti immagine: Tatiana Vdb, Flickr

SALUTE – Era il 5 marzo 1996 quando la Food and Drug Administration (FDA) obbligò i produttori americani ad addizionare di acido folico gli alimenti a base di cereali (140 μ ogni 100 grammi di prodotto) con l’obiettivo di aumentare l’apporto di vitamina B9 nell’alimentazione delle donne e diminuire i casi di patologie neonatali legate a difetti del tubo neurale.
Parliamo di malattie rare: spina bifida, labbro leporino, palatoschisi, anencefalia e gastroschisi, ovvero una non completa chiusura dei tessuti addominali del nascituro che comporta la fuoriuscita dell’intestino.
Si tratta di patologie diagnosticabili durante il periodo prenatale e, come suggerisce la Raccomandazione ufficiale per la prevenzione dei difetti congeniti, una donna che programmi di avere un figlio deve assumere acido folico in quantità adeguata – 0,4 mg al giorno – almeno un mese prima del concepimento e fino al terzo mese di gravidanza: seguire questa raccomandazione porta a una riduzione fino al 70% del rischio di malformazioni congenite del tubo neurale.

Una recente ricerca condotta da Gary M. Shaw del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Standford pubblicata su Birth Defects Research Part A presenta alcuni dati che mettono in discussione l’effettiva efficacia di una supplementazione come quella attuata dalla FDA negli Stati Uniti. Lo studio, infatti, non rileva i benefici attesi all’epoca in cui questo provvedimento fu introdotto.
Shaw e colleghi hanno preso in considerazione il periodo dal 1989 al 2010, includendo quindi anche un periodo pre-addizione vitaminica, dal 1989-1996, perché già in questo arco temporale si iniziava a registrare una lieve diminuzione di patologie legate a difetti del tubo neurale.
Lo studio si è concentrato su alcune regioni della California centrale, analizzando i dati anche sotto il profilo razziale, essendo la popolazione ispanica molto numerosa in questa zona. Una differenziazione che non ha cambiato tuttavia i risultati.
Suddividendo il totale dei concepimenti annuali (inclusi gli aborti spontanei) per il totale dei bambini nati con difetti del tubo neurale, e facendo poi un calcolo analogo per singola patologia, si è visto che nel 1989 i nati con patologie correlate al tubo neurale erano 143 su 100 000 e, nel 2010, 81 su 100 000. Una diminuzione molto netta per quanto riguarda la prevalenza dell’anencefalia, della spina bifida, del labbro leporino e della palatoschisi, ma un aumento della gastroschisi: da 18 su 100 000 nel 1989 a 42 su 100 000 nel 2010.
Per il la palatoschisi si è registrato un aumento dello 0.2% su 100 000 nel periodo pre-supplementazione e una diminuzione di circa il 2% su 100 000 nel periodo post. Per il labbro leporino, invece, un incremento di circa l’1% su 100 000 prima e una diminuzione del 2% su 100 000 dopo. Per la gastroschisi si è osservato un aumento di circa il 4% ogni 100 000 nati prima della supplementazione e dell’1% ogni 100 000 dopo. “In questo caso – osserva Shaw – non conosciamo il motivi dell’aumento della gastroschisi a livello globale nel corso di oltre di due decenni. Inoltre, bisogna ricordare come negli adulti il maggior effetto collaterale di una elevata assunzione di acido folico è la diminuzione dei livelli di vitamina B12“. Un altro effetto collaterale osservato è l’insorgenza di adenomi colorettali, ma puntualizza Shaw “non è ancora stato indagato con il necessario approfondimento se esista davvero una consequenzialità tra i due dati”.

@la_fedepaola

Leggi anche: Caffè, vitamine e rischio di aborto

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

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