Turismo delle staminali negli USA: il marketing delle terapie (mai approvate) è diretto al consumatore

Sono più di 300 le aziende che negli Stati Uniti promuovono trattamenti con staminali in quasi 600 cliniche. Si tratta di interventi per patologie cardiache, disturbi neurologici, ortopedici e polmonari, ma anche condizioni immunologiche

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Più di 300 aziende negli Stati Uniti promuovono trattamenti con cellule staminali che non sono mai stati approvati. Crediti immagine: Chun Yang, Hao Ma and Anouk Killaars, University of Colorado Boulder

SALUTE – Negli Stati Uniti sono almeno 351 le aziende che promuovono trattamenti con cellule staminali in quasi 600 cliniche diverse. Si tratta di interventi per patologie cardiache, disturbi neurologici e polmonari, condizioni immunologiche, ma anche patologie che colpiscono la colonna vertebrale. La maggior parte delle aziende (300) è focalizzata sui disturbi ortopedici. Eppure questi trattamenti, venduti con precise azioni di marketing direttamente al “consumatore finale”, non sono mai stati approvati. Suonano il campanello d’allarme due scienziati, il bioeticista Leigh Turner e il ricercatore Paul Knoepfler, specializzato in staminali, sull’ultimo numero di Cell Stem Cell, dove delineano una tendenza preoccupante: il turismo delle staminali non si fa più “scappando” all’estero, ma è a portata di mano, non regolamentato.

“In quasi ogni stato, oggi, le persone possono ricevere dei ‘trattamenti’ a base di staminali localmente”, spiega Knoepfler nel commento all’analisi. Nella sola città di Beverly Hills ci sono 18 cliniche che offrono terapie con staminali. “Molti, nelle aree metropolitane più grandi, nel giro di 15 minuti possono raggiungere una clinica che offra questo tipo di trattamenti. Non hanno bisogno di viaggiare, che ne so, fino al Messico o ai Caraibi. Penso che questo rifletta un cambiamento di quanto è avvenuto in passato, ancora diverso da quello che avevamo individuato come turismo delle staminali”.

Questo mercato è in rapida espansione, ma i due scienziati non si aspettavano assolutamente la mole di aziende coinvolte che hanno identificato grazie a ricerche con parole chiave, text mining (cioè estrazione automatica di testi) e analisi dei contenuti sui siti web. Dovrebbero esserci dei limiti, un freno, ma “dove sono gli enti che si occupano di regolare questi trattamenti?” si chiede Turner, “come ha fatto questa industria a fiorire in un Paese in cui gli interventi a base di staminali – e tutti i dispositivi medici che li riguardano – dovrebbero essere regolati dalla Food and Drug Administration?”.

Insieme al collega Knoepfler, Turner è l’autore del noto blog a tema staminali chiamato The Niche. Negli ultimi anni, raccontano i due, sono aumentate le domande da parte di lettori che non chiedevano più “qual è il miglior Paese estero per un trattamento”, ma erano alla ricerca di un parere sulle realtà presenti negli Stati Uniti. Così si sono insospettiti e hanno deciso di valutare le dimensioni di un mercato che è sfuggito alla lente dell’FDA e delle altre autorità, o almeno così sembra. Se anche fossero in atto iniziative per limitarlo, dice Turner, non sono sufficienti di fronte alla grossa portata di un mercato ormai florido.

A capo delle aziende che promuovono i trattamenti ci sono personalità di vario tipo, dai chirurghi estetici fino ai naturopati, “pionieri” che stanno addestrando i colleghi sulla stessa strada. Il 61% delle realtà promuove interventi con cellule staminali derivate dal tessuto adiposo, il 48% anche trattamenti basati su midollo osseo. Solo un’azienda menzionava nella pubblicità le cellule staminali pluripotenti indotte (generate artificialmente in modo da poterle far differenziare in tutti i tipi cellulari desiderati), un’altra promuoveva cellule staminali embrionali e due aziende invece prodotti cellulari xenogenici, derivati cioè da altri animali.

“Dal 2009 a oggi queste aziende sono entrate sul mercato con regolarità, dichiarando di poter effettuare trattamenti a base di staminali per trattare 30-40 patologie diverse. Non ce n’è uno che sia stato soggetto a interventi regolatori davvero significativi”, sottolinea Turner. “Questo significa che le persone hanno accesso a trattamenti sicuri ed efficaci o, semplicemente, si tratta di sperimentazione umana mai approvata […] con persone che ricevono trattamenti sperimentali senza avere accesso a informazioni serie sulla mancanza di conoscenze e prove scientifiche?”.

Oltre a questa enorme lacuna di sicurezza, un ulteriore aspetto negativo è che pazienti che si siano sottoposti a interventi a base di staminali non approvati non possono (o possono solo raramente) accedere ai trial clinici approvati dall’FDA e da comitati etici indipendenti. Una perdita per loro, ma soprattutto per la ricerca seria sulle cellule staminali. I trattamenti a base di staminali, grazie alla possibilità di differenziare queste cellule nel tipo cellulare di cui si ha bisogno per un paziente, hanno attirato da subito l’attenzione del mondo scientifico. Le possibilità che si intravedono nel futuro sono enormi, dalle terapie per Parkinson e Alzheimer fino al trattamento di alcuni tipi di cancro, ma un ingente mercato non regolamentato (e potenzialmente pericoloso per i pazienti) rischia di compromettere anche la “reputazione” delle cellule stesse, prima ancora di averne studiato appieno il potenziale. Una perdita sotto ogni punto di vista, compreso quello economico: secondo lo studio di mercato di Marketsandmarkets, quello delle terapie a base di staminali (comprensivo delle grandi aziende impegnate nella ricerca) arriverà a valere 330 milioni di dollari entro il 2020.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Terapia genica, ricostruita la mappa delle staminali del sangue dopo il trapianto

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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