Scimmie ingegnose e utilizzo degli strumenti

Rocce per sbucciare anacardi ma anche bastoncini per snidare le termiti e lance per cacciare. L'utilizzo di strumenti da parte dei primati è un campo affascinante, anche perché resta in gran parte un mistero

Michael Haslam dell’Università di Oxford, che ha guidato la ricerca, mette sul tavolo un’ipotesi molto controversa: e se in alcune circostanze fossimo stati noi a imparare dalle scimmie? Crediti immagine: Tiago Falotico, Wikimedia Commons

APPROFONDIMENTO – Da almeno 700 anni i cebi strati (Sapajus libidinosus) brasiliani sfruttano le pietre per sgusciare gli anacardi, ed accedere a un gustoso spuntino. Parliamo di un centinaio di generazioni di scimmie, in cui gli individui più vecchi ed esperti hanno “tramandato” la tecnica ai più giovani, forse per imitazione. Si tratta degli utensili più antichi creati da primati non umani e trovati al di fuori del continente africano, come spiegano gli autori di un nuovo studio sulla rivista Current Biology.

I ricercatori hanno indagato 35 metri quadrati di suolo e rinvenuto 69 strumenti sepolti sotto il terreno: alcuni recavano ancora frammenti delle bucce di anacardo ed erano molto simili a quelli che i cebi continuano a usare al giorno d’oggi. Nei pressi della zona del ritrovamento, il parco nazionale Serra da Capivara (Patrimonio dell’Umanità UNESCO, tra i più noti siti archeologici brasiliani) gli archeologi non hanno trovato segni di presenza umana, indigena o coloniale che fosse.  Gli strumenti più antichi, trovati anch’essi a circa 70 centimetri dalla superficie, risalgono al 1266 d.C. Più di due secoli prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo nelle Americhe.

Possiamo quindi pensare che non ci sia stato alcun contatto tra gli europei e i cebi striati, che osservando gli esseri umani avrebbero potuto imparare a sfruttare gli utensili per procurarsi il cibo. Cade così una delle teorie più gettonate su come il comportamento abbia preso piede, perché ora sappiamo che non hanno imparato a farlo da noi. Ma Michael Haslam dell’Università di Oxford, che ha guidato la ricerca, mette sul tavolo un’ipotesi molto controversa, ma parecchio affascinante: e se in alcune circostanze fossimo stati noi a imparare dalle scimmie? In questa specifica area del Brasile gli anacardi sono molto diffusi, ma probabilmente i coloni del tempo non avevano idea che si potessero mangiare, rompendo le bucce. Pensare che abbiano spiato i cebi striati, e appreso da loro l’esistenza del facile spuntino, è senz’altro intrigante.

Insieme ai macachi e agli studiatissimi scimpanzé, i cebi strati sono tra le poche specie di primati non umani a far uso di strumenti. In Thailandia, i macachi che vivono nelle zone costiere e sulle isole sfruttano le rocce per aprire le conchiglie dei bivalvi e le noci da decenni. In una spedizione, Haslam e i colleghi hanno osservato un esemplare particolarmente famelico rompere una dopo l’altra 63 ostriche per papparsele tutte. Tuttavia per i primatologi rimane un mistero il perché queste specie siano in grado di farlo mentre altre, che vivono in ambienti simili e hanno accesso a risorse paragonabili ad anacardi e frutta varia da sgusciare, continuino a servirsi solamente delle proprie dotazioni: gambe e braccia.

Questa piccola “filiera dell’anacardo” brasiliana si colloca a cavallo con un altro filone di studi molto interessante, che trova nell’uso di strumenti l’applicazione perfetta: parliamo della pianificazione, dunque della consapevolezza di un “poi”. Dopo aver aperto i loro anacardi, i cebi striati di Serra da Capivara lasciano sotto gli alberi o tra i rami le loro stazioni di lavoro, ad esempio impilando alcuni sassi per un utilizzo successivo. Il principio è quello dell’incudine e martello, con grosse rocce piatte usate come incudine e sassi più piccoli, levigati, duri e almeno quattro volte più leggeri, a fare da martello. Un intero kit da usare ancora, e ancora. Possiamo dire che questi primati stanno pianificando il futuro, o meglio, agendo in funzione di una futura necessità?

La risposta è nì, perché la certezza è difficile da raggiungere. Abbandonare un oggetto dove lo si è usato non necessariamente significa che vogliamo utilizzarlo di nuovo. Forse semplicemente non ci serve più, dunque lo lasciamo sul posto. Anche per la pesca alle termiti, un’altra attività che ha sempre affascinato i ricercatori (come biasimarli!) gli strumenti usati dagli scimpanzé sono vari, elaborati e lasciati sul posto. Nel bacino del Congo la caccia al termitaio è stata osservata e documentata a lungo, al punto da riuscire a identificare diverse tecniche che i primati sfoggiano in base al tipo di termitaio. Quelli sopra il terreno vengono bucati con un grosso bastone e poi penetrati con un legnetto più piccolo, per raccogliere gli insetti. Ma è con i termitai sotterranei che la faccenda si fa più intrigante: gli scimpanzé usano il primo bastone a mò di vanga, infilandolo nel terreno e pigiandolo con una zampa, ma solo poi ne infilano un secondo che modificano con cura, sfrangiandone un’estremità così da raccogliere più termiti possibili.

Tutte queste osservazioni, spesso documentate dai ricercatori dopo anni di aneddoti (le telecamere con i sensori di movimento hanno rappresentato una vera svolta in questo senso) aiutano a comprendere la comparsa della tecnologia tra le scimmie, con l’obiettivo di trovare un comune denominatore. Al momento, tuttavia, sembra sfuggire, mentre le singole sfumature dei comportamenti legati agli utensili si fanno via via più variegate. Sempre in Brasile, infatti, i cebi striati di Fazenda Boa Vista disdegnano gli anacardi freschi e prediligono quelli secchi, ma si dedicano perlopiù a “prede” più corpose come grosse noci di palma. Non sono mai stati osservati mentre usavano bastoncini, mentre quelli di Serra da Capivara li sfruttano sovente. L’uso caratteristico di ogni gruppo potrebbe essere trasmesso di generazione in generazione, come ha spiegato a National Geographic il primatologo Eduardo Ottoni. “Tutte le testimonianze ci inducono a pensare che si tratti di comportamenti culturali che dipendono da informazioni sociali. Questi gruppi di cebi sono diversi come potrebbero esserlo gruppi di persone. Sono come gli abitanti di una regione che hanno una ricetta tipica rispetto a quella degli abitanti di un’area diversa”.

Se idee di questo tipo sono sempre più diffuse (pensiamo ai diversi “dialetti” parlati da animali della stessa specie in zone diverse del pianeta), rimanendo su un primate molto studiato non si può non ricordare gli scimpanzé di Fongoli, in Senegal, l’unica popolazione di cui siamo a conoscenza che caccia usando delle rudimentali lance. Per di più sono principalmente le femmine a sfruttarli, andando alla ricerca di galagidi (piccoli primati notturni di cui si nutrono) mentre i maschi le usano di rado e tendono a rimanere “in agguato”. Nella speranza che una preda sfugga alle cacciatrici, per poterla arraffare. Questo caso in particolare è molto utile per capire cosa possa portare una popolazione a cacciare in modo nuovo, servendosi di strumenti nuovi. A Fongoli la savana impera e molte prede abituali degli scimpanzé scarseggiano. I galagidi sono la fonte di cibo più facile da ottenere, specialmente con qualcosa di lungo e appuntito per infilzarli. Ma l’ambiente non è l’unico fattore responsabile del comportamento: secondo i ricercatori il motivo va cercato anche nell’organizzazione sociale. Le femmine cacciatrici, a Fongoli, possono tenere per sé grossa parte del bottino che hanno cacciato. In altre popolazioni non sarebbero libere di farlo.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Le signore della primatologia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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