Paralimpiadi: quanta tecnologia dietro alle protesi per i diversi sport?

La nazionale italiana paralimpica è seguita dal Centro Protesi di Budrio, che ha tra gli obiettivi anche quello di avvicinare allo sport gli infortunati sul lavoro e gli invalidi civili

paralimpiadi

L’atleta Kelly Cartwright ai Giochi Paralimpici di Londra 2012. Crediti immagine: Australian Paralympic Committee, CC BY-SA 3.0

SPECIALE AGOSTO – “La tecnologia delle protesi è importante per migliorare le prestazioni, ma non dimentichiamoci che con la protesi deve correre un atleta. Se l’atleta è valido, fa i tempi, se non è valido, non li fa”. Ce lo assicura l’ingegnere Gennaro Verni, Direttore Tecnico del Centro Protesi INAIL di Budrio, dove ci si occupa di protesi per l’attività sportiva dall’inizio anni Ottanta del secolo scorso. “Inizialmente la nostra attività si concentrava sullo sci, perché fino ad allora in quello alpino si gareggiava senza protesi. Poi, grazie al rapporto continuo con il Comitato Italiano Paralimpico (CIP), abbiamo cominciato a seguire gli atleti, soprattutto nell’atletica”. Nel tempo c’è stata un’evoluzione incredibile sia nella percezione di questi sport sia nelle tecnologie impiegate. Le Paralimpiadi di Londra 2012 hanno suscitato, nel pubblico italiano, un interesse mai registrato prima.

Esiste una protesi per ogni sport. In base alla tipologia dell’attività sportiva scelta e in base al peso dell’atleta, si scelgono i materiali e il tipo di assemblaggio adeguati. Con le tecnologie attuali è possibile trovare una soluzione specifica per qualsiasi sport: sci di fondo, sci alpino, snowboard, sport acquatici.

La tecnologia in questo settore si è spinta così in avanti che spesso è difficile notare la differenza tra le performance dei normodotati e quelle degli atleti protesizzati.

Uno degli obiettivi del Centro Protesi di Budrio e dell’Inail è quello di divulgare la pratica sportiva tra gli infortunati sul lavoro e gli invalidi civili. A questo proposito è stata stipulata una convenzione con il CIP e con tutte le diramazioni regionali e provinciali per allargare il più possibile il bacino degli utenti. Il Centro Protesi di Budrio seleziona le persone che decidono di iniziare la pratica sportiva e organizza iniziative sportive e non che, settimanalmente, coinvolgano i ricoverati. Spesso, tra gli amputati, chi decide di fare sport lo inizia per la prima volta proprio dopo quell’incidente che gli ha cambiato la vita. Per la portabandiera delle Paralimpiadi di Rio, Martina Caironi, è stato proprio così.

Il percorso dall’amputazione alla completa riabilitazione è lungo e a tappe. Martina Caironi, per esempio, ha iniziato a ottenere risultati sportivi interessanti nel 2011, dopo circa un anno dall’incidente.

Anche le protesi, nonostante possano sembrare indistruttibili, vanno incontro a un rapido logoramento. Chi pratica sport a livello agonistico deve cambiare la protesi ogni 6 mesi circa. Ma questo quanto costa?

@giulirocko

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Giulia Rocco ()
Pensa e produce oggetti multimediali per il giornalismo e l’editoria. L’hanno definita “sperimentatrice seriale”.

3 Commenti su Paralimpiadi: quanta tecnologia dietro alle protesi per i diversi sport?

  1. Quindi circa 40mila € annui a testa, non poco. I tagli alle ore di sostegno agli alunni con difficoltà sono proseguiti da 25 anni a questa parte. I governi manifestano così le loro priorità.

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