Un quaderno di lavoro per gestire l’hate speech

Media education e hate speech: presentato all'Internet Festival, fornisce gli strumenti di base per capire e gestire i dialoghi che istigano all’odio in rete

Il “Media education e hate speech” è un quaderno di lavoro che fornisce agli insegnanti e agli educatori gli strumenti necessari per lavorare con i ragazzi sulla comprensione e sulla gestione dell’hate speech, cioè dei discorsi che istigano all’odio sul web e non solo. Crediti immagine: Counselling, Pixabay

ATTUALITÀ – Dopo poche settimane dall’approvazione della legge contro il bullismo e il cyberbullismo dall’Assemblea di Montecitorio, legge definita da alcuni piena di retorica e priva di buon senso, si continua a parlare di odio che corre sul web e lo si è fatto per esempio ieri, all’Internet Festival di Pisa, con l’appuntamento intitolato #SilenceHate: quando l’odio corre sul web. Il fenomeno dell’odio online è complesso, comprenderlo e definirlo significa porsi costantemente nuovi interrogativi e accettare nuove sfide alla libertà di espressione online e offline. I media, le istituzioni giuridiche e la scuola possono svolgere un ruolo fondamentale in questo scenario.

Ad affrontare questi temi e a far interagire tra loro i vari attori è stato il progetto europeo biennale BRICkS – Costruire il rispetto su internet combattendo l’hate speech – che si conclude proprio questo ottobre. Il progetto è nato da un’esperienza che in Italia è stata seguita da COSPE Onlus e dal Centro Zaffiria, e condivisa con organizzazioni in Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Belgio e sostenuta dal programma “Diritti Fondamentali e Cittadinanza” dell’Unione Europea.

Uno dei risultati di questo progetto è stata la pubblicazione di “Media education e hate speech”, un quaderno di lavoro di una sessantina di pagine, scaricabile gratuitamente dalla rete, che fornisce agli insegnanti delle scuole di primo e di secondo grado e agli educatori dei Centri Giovani gli strumenti necessari per lavorare con i ragazzi sulla comprensione e sulla gestione dell’hate speech, cioè dei discorsi che istigano all’odio sul web e non solo. “Sicuramente la scuola è uno dei luoghi in cui si può affrontare questo fenomeno” racconta a Oggiscienza Chiara Pagni di COSPE Onlus Firenze. “I giovani rischiano di essere maggiormente esposti a questo fenomeno, sia per il massiccio uso dei social sia per la scarsità, o la mancanza, di situazioni in cui prendere consapevolezza del discorso d’odio”.

Il quaderno di lavoro è strutturato in 13 unità e per ciascuna viene indicato il titolo e gli obiettivi, vengono fornite le istruzioni, i tempi di realizzazione, gli strumenti, le strategie per il coinvolgimento degli studenti, i materiali di lavoro e i prerequisiti necessari a svolgere l’attività. “Ogni unità può essere svolta in circa due ore – racconta Chiara Pagni – e a seconda del tempo a disposizione e degli argomenti da trattare, l’insegnante può costruire un percorso personalizzato, scegliendo una o più unità di lavoro”. “Nell’ultima fase di sperimentazione del progetto, prima della sua pubblicazione – continua Chiara Pagni – abbiamo provato a svolgere una parte di questo modulo in 10 ore, 2 impiegate con gli insegnanti e le restanti 8 con i ragazzi in classe. Nonostante il percorso sia stato breve, i ragazzi hanno risposto molto attivamente e positivamente alle attività svolte insieme”.

Il quaderno di lavoro è il frutto di un progetto partecipato che ha tenuto in considerazione ricerche precedenti e che è stato costruito sulla base di tre fasi di lavorazione, l’ultima delle quali è stata proprio la sperimentazione guidata nelle classi. “Nel primo semestre del 2015, abbiamo organizzato incontri con 3 gruppi di attori fondamentali: insegnanti, attivisti rom e di seconda generazione, giornalisti ed esperti del web. Durante gli incontri abbiamo gettato le prime fondamenta del quaderno di lavoro grazie agli spunti e alle esperienze di ciascuno”, continua Chiara Pagni. “Poi si è passati alla fase di formazione che ha coinvolto educatori dei territori della Regione Emilia-Romagna e Toscana, con interventi teorici di docenti ed esperti, a cui si sono aggiunte attività di scambio e giochi di ruolo”.

Da questo momento in poi il percorso di questo progetto consisterà nella sua promozione, in maniera più capillare possibile. “Il progetto sarà diffuso alle istituzioni pubbliche competenti in materia di istruzione, quindi uffici scolastici regionali, istituzioni ministeriali, proprio per favorirne la diffusione e la promozione,” aggiunge Chiara Pagni, che conclude: “inizia adesso la vera e propria prova sul campo”.

@giulirocko

Leggi anche: Le conseguenze del bullismo

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Giulia Rocco (63 Articles)
Pensa e produce oggetti multimediali per il giornalismo e l’editoria. L’hanno definita “sperimentatrice seriale”.

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