Donne e scienza: un invisibile soffitto di vetro

Nel mondo della ricerca scientifica esiste ancora una barriera invisibile, che impedisce a molte donne di veder riconosciuti i loro meriti

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Molte donne che vogliono lavorare nella ricerca scientifica devono affrontare più difficoltà rispetto ai loro colleghi maschi. Crediti immagine: Eryk, Wikimedia commons

IPAZIA – Inauguriamo oggi Ipazia, una nuova rubrica – chiamata così in onore della celebre matematica, astronoma e libera pensatrice dell’antichità – in cui racconteremo storie di scienziate del passato e del presente. Viene da chiedersi se ci sia davvero bisogno, nel 2016, di uno spazio specifico dedicato al contributo delle donne alla scienza. La risposta è semplice. In un mondo ideale la differenza di genere non avrebbe alcuna rilevanza e una rubrica come questa non esisterebbe, ma nella nostra società è purtroppo ancora necessaria.

Da alcuni anni, il secondo martedì di ottobre si celebra l’Ada Lovelace Day, giornata internazionale dedicata ai successi ottenuti dalle donne in ambito scientifico, ingegneristico, matematico e tecnologico. L’iniziativa prende il nome da Ada Lovelace, importante matematica del XIX Secolo, divenuta famosa per aver contribuito allo sviluppo della cosiddetta “macchina analitica” di Charles Babbage, il primo prototipo di computer della storia.

Lo scopo dell’Ada Lovelace Day è quello di supportare e incoraggiare le ragazze che decidono di studiare e lavorare in ambito STEM, acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics. Ancora oggi, infatti, le donne che vogliono intraprendere la carriera scientifica devono affrontare molte più difficoltà rispetto ai loro colleghi maschi; il mondo della ricerca non è esente dal glass ceiling, cioè soffitto di vetro, quell’invisibile barriera fatta di sessismo e pregiudizi difficili da estirpare che impedisce a molte donne di veder riconosciuti i loro meriti.

In ambito scientifico e accademico non mancano purtroppo i casi di veri e propri abusi nei confronti delle donne; basti pensare alla vicenda che recentemente ha visto coinvolto Geoffrey Marcy, famosissimo astronomo dell’università di Berkeley, accusato di aver molestato per anni le sue studentesse. Molto spesso, come sottolinea la biologa molecolare Tricia Serio in questo articolo pubblicato su Nature lo scorso aprile, il sessismo è più sottile e strisciante e assume la forma di commenti velati, a volte persino non intenzionali o mascherati da complimenti.

Pochi giorni fa, in un trafiletto per Repubblica scritto proprio in occasione dell’Ada Lovelace Day, il matematico e divulgatore Piergiorgio Odifreddi ha avanzato l’ipotesi che le donne possano essere più portate per le discipline concrete (come la medicina), e meno per quelle astratte (come gli scacchi e la matematica). Motivo? L’esiguo numero di premi vinti da donne in settori che richiedono un elevato grado di astrazione. In un articolo precedente, Odifreddi aveva portato a sostegno di questa ipotesi la teoria di James Watson, scopritore con Francis Crick della doppia elica del DNA e premio Nobel per la medicina, secondo cui le donne hanno un quoziente intellettivo medio superiore a quello degli uomini, ma con meno picchi verso l’alto e verso il basso, ragion per cui i casi di genialità femminile sono più rari.

James Watson, citato da Odifreddi come “noto anticonformista”, ha affermato in più di un’occasione anche che i neri sono meno intelligenti dei bianchi e, a proposito delle donne nella scienza, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Penso che avere tutte queste donne intorno renda le cose più divertenti per i maschi, ma probabilmente riduce la loro efficienza”. Inoltre, l’anticonformista Watson non ha mai riconosciuto il ruolo fondamentale della chimica Rosalind Franklin -da lui criticata per il modo di vestirsi e truccarsi- nella scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Un altro premio Nobel per la medicina, il biochimico Tim Hunt, è assurto agli onori della cronaca per aver detto che è difficile lavorare in laboratorio a stretto contatto con le donne, troppo emotive nonché fonte di distrazione per gli uomini. Un altro illustre caso di “anticonformismo” che, guarda caso, fa rima con sessismo.

Va detto che negli ultimi decenni sono stati compiuti enormi passi in avanti. Le difficoltà di oggi sono nulla in confronto a quelle di una volta, ma il contesto in cui tuttora si trovano a operare le donne di scienza rende necessarie iniziative come l’Ada Lovelace Day e, forse, testimonia l’utilità di rubriche come questa. Su Ipazia si parlerà del gender gap nel mondo scientifico e si racconteranno gli episodi di discriminazione e sessismo subiti dalle donne che lavorano nella ricerca, ma si cercherà di dare spazio, soprattutto, a storie positive. Storie di scienziate e inventrici del passato che, pur subendo l’ostracismo della comunità scientifica e dell’intera società, hanno combattuto per portare avanti le loro ricerche e hanno contribuito al progresso della scienza, a vari livelli e in discipline sia “astratte” che “concrete”.

Si tratta di figure spesso sconosciute al grande pubblico, i cui contributi scientifici, pur essendo fondamentali, sono nascosti tra le pieghe della storia mainstream, fatta di pochi nomi, ovviamente soprattutto maschili: da Grace Murray Hopper (matematica e informatica, sviluppatrice del linguaggio di programmazione COBOL) a Elizabeth Lee Hazen e Rachel Fuller Brown (le chimiche che identificarono l’antibiotico nistatina), passando per Maria Telkes (biofisica ungherese, pioniera nell’utilizzo dei pannelli solari) e Stephanie Kwolek (chimica statunitense, inventrice del kevlar). A queste storie affiancheremo quelle di donne di scienza contemporanee, come la fisica italiana Greta Radaelli, che a soli 29 anni coordina una startup dell’Istituto Italiano di Tecnologia che si occupa di produrre e commercializzare inchiostro a base di grafene, o Shafi Goldwasser, matematica israelo-americana vincitrice di due premi Gödel e un premio Turing per i suoi contributi all’informatica teorica.

In attesa di abbattere definitivamente quell’invisibile soffitto di vetro.

Leggi anche: La matematica è donna?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Simone Petralia (9 Articles)
Ho una Weltanschauung che oscilla tra Wanderlust, Wonderment e WTF (mi piacciono le parole strane che iniziano con la doppia vu)

2 Commenti su Donne e scienza: un invisibile soffitto di vetro

  1. Virginia Woolf, grandissima scrittrice intellettuale e femminista, nel suo saggio “Le tre ghinee” usa un’altra metafora, quella della puzza, al posto del “soffitto di vetro”: le donne sono circondate da un odore sgradevole, che le impedisce di accedere ai piani alti. Da leggere anche “Una stanza tutta per me”.

  2. Tiziana Metitieri // 29 ottobre 2016 alle 9:46 // Rispondi

    Ottima iniziativa. Aggiungo le risposte a Odifreddi del Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana (19/10) http://maddmaths.simai.eu/comunicare/odifreddi-e-il-talento-delle-donne/ e (21/10) http://maddmaths.simai.eu/comunicare/odifreddi-risponde/,
    il podcast della puntata di Radio 3 Scienza ‘Chi dice donna’ http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-c2b587c2-32f2-48d6-919c-facfdf621e19.html
    e il mio post http://neuropsicolab.blogspot.it/2016/10/il-talento-delle-scienziate-e-la.html

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