Donne, uomini e intelligenza. Cosa dice la scienza?

Non c'è alcuna prova di differenze biologiche nelle prestazioni cognitive dei cervelli maschili o femminili: ne parliamo con Raffaella Rumiati, neuroscienziata SISSA

“Affermare che le donne non sono brave in matematica ha un effetto deleterio”, spiega la neuroscienziata Raffaella Rumiati, elencando una serie di ricerche che hanno dimostrato come le persone riescano a farsi influenzare dai luoghi comuni fino a peggiorare le proprie prestazioni. Crediti immagine geralt, Pixabay

ATTUALITÀ – Stando a certi numeri, quello tra donne e scienza sembrerebbe proprio un rapporto tormentato. In minoranza rispetto ai colleghi in certi corsi di studio all’università (in Europa tre ingegneri su quattro sono di sesso maschile secondo l’Eurostat), raramente premiate con riconoscimenti scientifici importanti, come ha ricordato Piergiorgio Oddifreddi su Repubblica, e quasi mai al comando di gruppi di ricerca (solo il 24% delle posizioni apicali in Italia è ricoperto da donne).

Nelle scorse settimane Oddifreddi si era avventurato in una spiegazione per tutto questo, ipotizzando una maggiore predisposizione per le ragazze per certi settori più “concreti”. Le risposte, tra cui quella del gruppo di lavoro per le pari opportunità dell’Unione Matematica Italiana, non si sono fatte aspettare. La scarsa presenza  femminile nella ricerca scientifica non è dovuta  alla mancanza di doti innate ma è fortemente condizionata da convenzioni sociali dure a morire, ribattono matematici e matematiche. Mentre in rete imperversava il botta e risposta ci siamo chiesti che cosa dicono le neuroscienze in proposito: ci sono differenze tra il cervello maschile e quello femminile?

Intelligenza è maschio? – Raffaella Rumiati, neuroscienziata alla Scuola Internazionale di Studi Superiori di Trieste, fuga subito ogni dubbio: “Non c’è nessuna prova che siano differenze biologiche di prestazioni cognitive tra i cervelli dei due sessi e chi è aggiornato sulle ultime ricerche lo sa molto bene”. Diversi gruppi di ricerca da decenni provano a indagare da un punto di vista scientifico la presenza di differenze, arrivando sempre alla stessa conclusione: sì, c’è un gap, ma le cause non sono biologiche.

Le persone che prendono parte agli studi sono profondamente influenzate dalla società in cui vivono. Così succede che i ricercatori si trovano di fronte a risultati molto diversi a seconda dell’epoca e del luogo geografico in cui lavorano. “Se prendiamo gli ultimi 3 o 4 decenni di studi sulle prestazioni dei due sessi si vede in modo chiaro che le differenze si stanno attenuando”, prosegue Rumiati. Questo significa che se alcune ricerche in passato hanno indicato un distacco tra donne e uomini, oggi vanno verso il pareggio. “In così pochi anni non può essere cambiata la genetica. Quello che sta cambiando sono i test che i ricercatori somministrano, la scuola che le partecipanti allo studio hanno frequentato e la famiglia in cui sono cresciute”, spiega Rumiati.

Le dimensioni non contano – A livello anatomico qualche differenza c’è. Per esempio il cervello maschile è più grande di quello femminile, dell’8% in media per la precisione. Questo, tuttavia, non significa che ci sia un riflesso sulle prestazioni. “La storia delle dimensioni del cervello è una bufala ottocentesca a cui nessuno pensa più – taglia corto Rumiati. È ormai dimostrato scientificamente che avere un cervello più grande non significa essere più intelligenti”.

Eppure certe credenze sono dure a morire, nonostante ci siano diversi studi comportamentali che ammoniscono sulla eccessiva leggerezza con cui li prendiamo per veri o anche solo ci scherziamo sopra. “Affermare che le donne non sono brave in matematica ha un effetto deleterio”, spiega Rumiati. La neuroscienziata elenca una serie di ricerche che hanno dimostrato come le persone riescano a farsi influenzare dai luoghi comuni fino a peggiorare le proprie prestazioni.

Lo stereotipo che si auto-avvera – Durante gli esperimenti, se un gruppo di persone viene informato su una fantomatica ricerca che dimostra l’avversione femminile verso le materie scientifiche, i ricercatori registrano un gap tra i due sessi molto maggiore rispetto al gruppo di controllo che non ha ricevuto questa falsa notizia. Come se lo stigma riuscisse a imporsi fino a diventare reale.

“Allo stesso modo sappiamo che è possibile sfruttare queste credenze anche in positivo. Per esempio la storia che le donne sarebbero più brave a svolgere più compiti in contemporanea rispetto agli uomini spesso diventa vera per sopperire a necessità sociali e di vita quotidiana – spiega Rumiati. E così le donne finiscono per convincersi di essere più multitasking per natura”.

Leggi anche: Donne e scienza, un invisibile soffitto di vetro

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4 Commenti su Donne, uomini e intelligenza. Cosa dice la scienza?

  1. Io sono un’insegnante e vi assicuro che le femmine battono di gran lunga i maschi in tutte le materie

  2. Oppure (ma solo come provocazione) si potrebbe dire che….
    sono più intelligenti quelle persone che ne mandano un’altra a lavorare

    Dài, nel 2016 ancora a sostenere che l’intelligenza favorisca i lui??

  3. mauro marchionni // 8 novembre 2016 alle 19:31 // Rispondi

    che bello il cianciare a vuoto…
    tutti parlano di intelligenza ma se poi vai a chiedere a tutti che cosa sia la intelligenza…..o nessuno ti risponde o ogni definizione è diversa dall’altra (a meno di non volere infilare la testa sotto la sabbia e chiudere il discorso con la storia del Q.I.)
    Non sarebbe più serio vedere, sperimentare, analizzare in quali mansioni sono STATISTICAMENTE più efficienti gli uni o le altre e poi andare a vedere se una qualche spiegazione ce la può dare , tanto per fare un nome, Darwin?
    Non sarebbe meglio cercare di capire perchè il cervello femminile è più portato a ragionare “in parallelo” mentre quello maschile ragiona meglio “in serie”?
    Vorrei ricordare ai bla bla blla che il ragionamento intuitivo, che si trova più facilmente nella femmina, e il ragionamento logico-matematico, che si trova più spesso nel maschio, sono ambedue assolutamente essenziali per arrivare a conclusioni serie e importanti.
    La sola intuizione non serve a niente se poi non è consolidata da un processo logico-matematico come, allo stesso modo, il solo ragionamento logico, pur essendo assolutamente sicuro, ripetibile e comunicabile (ripeto – comunicabile), non porterà ma a scoprire novità importanti se non è preceduto da una fase intuitiva.
    Quando l’homo sapiens sapiens ha scoperto qualcosa di importante nella storia, ha ragionato prima da femmina, svolazzando con la fantasia fra cose illogiche e poco legate tra di loro e poi, una volta giunto a qualcosa che gli sembrava interessante, si è messo a ragionare da maschio per portare nel mondo reale la primitiva intuizione; è questa la vera essenza del “colpo di genio”
    Questo mio non è un ragionamento politically correct ma è proprio per questo che ha enormi possibilità di essere veramente corretto, in barba ai parrucconi e a quelli con l baffetti e con la puzza sotto il naso.
    Scusate lo sfogo ma è da una vita che sento queste chiacchiere senza che mai nessuno si sia peritato di affrontare seriamente il problema

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